Nel Presepe realizzato dal Maestro Franco Artese vi è un ampio racconto che mette in connessione la civiltà rupestre con la cultura del vicinato, fatta di solidarietà e condivisione tra famiglie. Nella rappresentazione di Artese, infatti, sono diversi i personaggi del vicinato inseriti nell’ambiente che caratterizzava il quartiere Sassi di Matera.

Luogo comunitario degli scambi sociali, il vicinato prese vita dal raggruppamento di unità abitative: i residenti, con i loro modi di abitare hanno saputo assimilare del tutto la rudezza dell’ambiente, entrando in sintonia con esso nel tentativo di gestirne al meglio le poche risorse che offriva. Un sistema di vita leggibile in tutta la sua completezza, che peraltro si rivela in piena fusione con l’ambiente circostante.

Il vicinato, declinato attraverso tutte le sue connotazioni, da quelle linguistiche a quelle squisitamente culturali, rappresentava un collante sociale eccezionale perché emergeva come un rapporto interpersonale probabilmente ancora più forte di quello familiare. Una vera cellula urbana in cui il rapporto tra cittadini diventava consolidato e spesso si trasformava in spirito di collaborazione e in senso di appartenenza.

Un autentico rapporto di comunione e solidarietà tra abitanti dello stesso luogo che oggi gli urbanisti tentano, senza fortuna, di trasferire nelle città moderne. Dove, al contrario, vige l’isolamento del nucleo familiare ed abitativo.