Sacro e profano, uomo e natura caratterizzano i singolari “matrimoni” che da tempo immemorabile si celebrano in Basilicata, quelli tra un tronco, lo “sposo”, e una cima, la “sposa”.

I riti arborei sanciscono la tradizionale unione tra due alberi, appunto, un arcaico inno alla fertilità della terra e alla vita che si rinnova e va in scena in otto comuni compresi in due delle spettacolari aree verdi lucane.

Nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, denominato l’Area del Maggio, è la volta de “Il Maggio di Accettura”, “U’ Masc’ di Pietrapertosa”, “Il Maggio Olivetese” di Oliveto Lucano e “La Sagra du’ Masc’” di Castelmezzano.

Il Parco Nazionale del Pollino, noto come l’Area dell’Abete, è teatro invece de “L’a’ Pitu e la Rocca di Viggianello, “A Pit’” di Terranova di Pollino”, “La ‘Ndenna e la Cunocchia” di Castesaraceno e “L’a’ Pitu e la Rocca” di Rotonda.

I due sposi, generalmente un tronco di cerro e una cima di agrifoglio, vengono selezionati nei rigogliosi boschi dei due parchi, poi, tagliati e sfrondati, vengono trasportati da buoi che, spronati da urla, canti, inni, li conducono fino in paese. Qui, in un clima di festa e solennità, vengono innestati l’uno sull’altro, giurandosi “amore eterno”.

Il matrimonio dell’albero si dispiega tra sacro e profano testimoniando il rapporto strettissimo della popolazione con l’ambiente che la circonda, in una regione, la Basilicata, che conserva la maggior concentrazione e il magico fascino degli antichi cerimoniali della vegetazione.

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