Il Presepe del Maestro Franco Artese propone delle scene della musica lucana. Legata ai cicli della vita e delle stagioni, al sacro e al profano, ha origini ataviche e popolari. Liberatoria, evocativa, espressione di gioia estrema o acuta sofferenza, da sempre dà voce alla composita anima della Basilicata e vive nei versi di poeti quali Orazio, Sinisgalli, Scotellaro.

Le scene riprodotte nel Presepe rivelano una forte singolarità musicale che interessa da sempre le aree agricole e i centri urbani della Basilicata: le matinate a Matera, il ballo delle cente a Viggiano, la Taranta a Tricarico, il rito greco-bizantino interamente cantato nei centri arberëshe della Val Sarmento sono solo alcuni esempi della tradizione lucana.

Molto partecipate e con una cospicua presenza di musicisti sono poi i pellegrinaggi ai santuari mariani, da quello di Viggiano e del Pollino a quello del Carmine ad Avigliano e di Pierno a San Fele, la festa della Madonna della Bruna di Matera, i riti della Settimana Santa nel Vulture-Melfese, le celebrazioni in onore di santi, tra cui dominano numericamente quelle di S.Rocco e S.Antonio da Padova. Manifestazioni che abbracciano l’intera regione e costituiscono un vero e proprio circuito devozionale-musicale. I suoni della festa del Maggio di Accettura sono costituiti da esecuzioni di flauti e percussioni spesso di provenienza pugliese (bassa musica o bassa banda) e da libero intervento di organetti e zampogne.

E dalla tradizione vengono molti strumenti musicali costruiti artigianalmente da pastori e contadini, sin dal ‘500. A questi si affiancarono, nel XVII sec, gli organi a mantice dalle casse dipinte e intagliate, veicolo di musica colta nelle celebrazioni liturgiche. La ciaramella e l’organetto di numerosi borghi lucani, la surdulina del Pollino, il tamburello, l’arpa di Viggiano, le traccole e la cupa cupa. Strumenti per la cui realizzazione è necessaria grande abilità e, soprattutto per realizzare zampogne e ciaramelle, anche una specifica attrezzatura composta da tornio e alesatoi.

Meno complicata è la costruzione delle surduline, spesso lavorate a coltello, e quella dei tamburelli, per i quali ci si serviva tra l’altro dei cerchi dei setacci e di pelli da capra. Il cupa cupa, sia fatto di membrana di pelle animale sia di stoffa, era frutto di lavoro domestico. L’organetto, diffuso soprattutto nella Basilicata nord occidentale, viene di consueto acquistato durante fiere e pellegrinaggi.

Importanti testimonial caratterizzano il panorama musicale italiano. A partire dal grande madrigalista, Gesualdo da Venosa, ottavo conte di Conza e terzo principe di Venosa, virtuoso del cromatismo, un procedimento fatto di urti e dissonanze. E’ una figura che ha affascinato non solo grandi compositori ma anche scrittori e registi e a lui è dedicato il Conservatorio di musica del capoluogo lucano.

La sua “violenza melodica”, come l’ha definita il critico musicale Guido Pannain, si riduce sovente a una ricercatezza d’effetti fonici manifesta nei sei libri di madrigali composti da un uomo aristocratico colto ma irrequieto, assassino di sua moglie e del suo amante. Noto sempre per madrigali è Marcantonio Mazzone, musicista apprezzato a Napoli, Salerno, Venezia e Mantova dove fu al servizio di Vincenzo I Gonzaga. E degni di menzione sono inoltre: Giovanni Maria Trabaci, compositore, organista e maestro della reale Cappella di Napoli, che compose 169 opere di musica sacra e 165 per strumenti vari; Egidio Romualdo Duni di cui porta il nome il conservatorio della città dei Sassi. Duni compose 23 opere e la sua spiccata passione per il teatro lo portò fino a Parigi dove divenne direttore della Commedie Italienne e iniziatore dell’opera-comique. Anche il padre del canto gregoriano, Giovanni Obadiah, ha origini lucane e il teatro della sua città natale, Oppido Lucano, è a lui dedicato.