IL FASCINO DI ANTICHI RITUALI, LE NOZZE TRA GLI ALBERI

La Basilicata è una terra ricca di tradizioni e vanta singolari rituali che, fin dai tempi più remoti, celebrano il legame ancestrale fra l’uomo e la natura. In particolare, durante il periodo primaverile ed estivo, la regione diventa il palcoscenico di cerimonie davvero uniche: “le nozze tra gli alberi”.
L’inconsueto matrimonio avviene fra un tronco e una cima di due alberi diversi, un’unione simbolica fra “due sposi” che richiama l’arcaico inno alla fecondità e al rinnovarsi della vita nell’auspicio di abbondanza. I riti arborei celebrano, dunque, l’unione di due piante che vengono letteralmente innestate fra loro a formare un unico nuovo albero e innalzate in cielo in un clima di festa e solennità.
Tali rituali si svolgono solitamente con l’approssimarsi dell’equinozio di primavera, in coincidenza della rinascita del mondo vegetale ma anche di una ri-generazione materiale e spirituale della comunità lucana.
Il cerimoniale è ben definito e scandito ma può subire piccole variazioni a seconda del paese in cui si svolge. Nella maggior parte dei casi il “matrimonio” prevede il taglio di un albero del bosco che viene trascinato in paese da coppie di buoi; il tronco poi viene unito, in un sodalizio mistico fra cielo e terra, alla cima di un altro albero tagliato in un bosco differente dal primo. Il tronco rappresenta il vigore maschile, mentre la cima la parte femminile. Le “nozze” terminano con la scalata da parte dei più coraggiosi, che si arrampicano fino alla sommità tra gli applausi e le incitazioni della folla.
Sono viaggi-evento quelli che conducono il tronco e la cima dal bosco fino alla piazza del paese e, per alleviare le fatiche del trasporto, sono previste diverse soste all’insegna delle tradizioni enogastronomiche del posto. La festa ha come ulteriori protagonisti la musica tradizionale e le grida dei bovari che, insieme al muggito degli stessi buoi, accompagnano e scandiscono in un ritmo lento e cadenzato lo svolgimento dell’antico rito.

UNA CERIMONIA FRA SACRO E PROFANO

I riti arborei sono cerimonie che affondano le loro origini in un passato lontano e che si svolgono in diverse parti del mondo e in alcune parti d’Italia. Ma è in terra lucana che trovano maggior diffusione oltre che la loro forma più completa, connotata da un dualismo perfetto tra sacro e profano.
In Basilicata tali rituali nascono come una sorta di magico cerimoniale che celebra il rapporto strettissimo della popolazione con la natura che la circonda. Ma, se in origine i “matrimoni” fra gli alberi avevano delle valenze più spiccatamente profane legate al mondo del paganesimo, successivamente, nel corso dei secoli, si sono trasformati accogliendo ed amplificando il significato religioso di questa tradizione.
Oggi convivono dunque nel rito sia l’aspetto pagano che quello cristiano. Al significato originario del rito legato alle tradizioni nordico-celtiche e alla venerazione della natura si è aggiunta, in un connubio perfetto, la valenza cristiana attraverso i concomitanti festeggiamenti dei santi patroni dei vari paesi in cui si svolgono. Nella maggior parte dei casi il santo di riferimento è Sant’Antonio da Padova.
Il rito è rigorosamente benedetto dal sacerdote e i buoi che vengono utilizzati per il trasporto del tronco e della cima, oltre ad essere agghindati con ginestre e nastrini colorati, portano sulla fronte l’immagine del Santo patrono.

UN LEGAME INDISSOLUBILE CON LA PROPRIA TERRA

Nel corso degli anni, quello che non è mai cambiato nei riti arborei lucani è il forte senso di appartenenza e lo spirito identitario che da sempre hanno caratterizzato tali manifestazioni. Per le popolazioni locali, infatti, è un momento atteso con trepidazione per tutto l’anno: i “maggiaioli” e i “cimaioli” fanno a gara per poter prendere parte al corteo “degli sposi” e, orgogliosi, guidano lungo tutto il percorso la coppia di alberi.
Il rito rinnova così ogni anno il legame indissolubile con la propria terra e la propria storia e non mancano anche i balli, i canti e i prodotti tipici che vengono consumati in un clima di festa e solennità.
In Basilicata sono otto i paesi in cui si celebrano i riti arborei, divisi in due aree, l’area del “Maggio” e l’area dell’”Abete”.

I RITI DEL MAGGIO

L’area del “Maggio” comprende la zona del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane ed in particolare i paesi di Accettura, Castelmezzano, Oliveto Lucano e Pietrapertosa. Molte sono le ipotesi che circolano sul significato del nome “Maggio”, in quanto tale termine non sempre è ascrivibile al mese in cui il rito si svolge. Forse potrebbe derivare da “Major”, maggiore ad indicare la scelta dell’albero più grande e più alto che viene scelto nel bosco per la cerimonia del matrimonio come “sposo”, oppure potrebbe far riferimento alla dea Maja, divinità che personificava la fertilità della terra, in quanto a lei era dedicata la festa della fecondazione arborea.

IL MAGGIO DI ACCETTURA

Il rito arboreo più famoso nell’area del Maggio è senza dubbio il Maggio di Accettura. Il matrimonio avviene fra lo sposo, un cerro di notevoli dimensioni scelto la prima domenica dopo Pasqua nel bosco di Montepiano, e la sposa, una pianta di agrifoglio scelta la domenica successiva nella foresta di Gallipoli Cognato. Il cammino dei futuri sposi verso il “coronamento del loro amore” attraverso le “nozze” inizia la domenica di Pentecoste quando il tronco e la cima intraprendono il loro percorso verso la piazza del paese in Largo San Vito. Lo sposo e la sposa procedono separatamente accompagnati dai rispettivi schieramenti di Maggiaioli e Cimaioli ed il loro incedere è allietato da canti, balli e soprattutto soste in cui degustare i piatti tipici della zona innaffiati da tanto buon vino. Il rito del Maggio ad Accettura è dedicato al patrono San Giuliano e si svolge, ogni anno, in un lasso di tempo che va dall’Ottava di Pasqua alla domenica del Corpus Domini. Ma è quando i cortei dello “sposo” e della “sposa” arrivano in Largo San Vito che il rito ha il suo compimento: il tronco e la cima vengono innestati insieme dando vita ad un unico albero in un clima di festa e solenne religiosità.

IL MAGGIO DI PIETRAPERTOSA

A Pietrapertosa la domenica successiva al 13 giugno va in scena “U’ Masc’” rito arboreo celebrato ogni anno in onore di Sant’Antonio. I due alberi protagonisti vengono scelti, tagliati e sfrondati qualche giorno prima del “matrimonio” nel bosco di Montepiano, all’interno del Parco di Gallipoli Cognato. Di prima mattina ha inizio il corteo nuziale, gli sposi incedono in due schieramenti differenti trasportati da coppie di buoi (paricchij) e dai massari (gualani) fino al Convento di San Francesco ed è lì, davanti al campanile, che il rito giunge al culmine con la spettacolare unione del tronco alla cima e l’innalzamento dell’albero fra la folla festante. “U’ Masc’” di Pietrapertosa si conclude con la grandiosa scalata dell’albero da parte di un “maggiaiolo”, il quale, aggrappato ad una delle corde utilizzate per innalzare il Maggio, si arrampica fin sulla cima ricolma di premi, muovendosi e ballando a testa in giù al ritmo di musica.

IL MAGGIO OLIVETESE

Gli sposi protagonisti del Maggio di Oliveto Lucano sono un tronco di cerro e una cima di agrifoglio scelti fra gli alberi della foresta di Gallipoli Cognato. Il rito arboreo avviene nel mese di agosto: la prima domenica viene scelto e tagliato il tronco, mentre il 10 agosto viene recisa la cima. Scendendo dal Monte Croccia, in località Piano Torcigliano, avviene il primo incontro fra i promessi sposi che vengono condotti in due cortei distinti fino al paese, dove avverrà la simbolica unione. Il percorso dal monte al paese dura ben otto chilometri, è un viaggio molto faticoso tanto che il maggio invece di essere trasportato da coppie di buoi come avviene nella maggioranza dei riti arborei è portato mediante trattori, mentre la cima-sposa è trasportata da aitanti giovani del paese che intervallano l’arduo viaggio con balli, canti e frugali banchetti innaffiati da vino locale. In via del Maggio avviene l’innesto fra i due alberi in un clima di festa in cui regna un perfetto dualismo fra l’anima pagana del rito e lo spirito sacro testimoniato dal fatto che l’unione avviene sotto lo sguardo protettore di San Rocco che benedice i due sposi.

IL MAGGIO DI CASTELMEZZANO

Il rito del Maggio a Castelmezzano si svolge in concomitanza con i festeggiamenti di Sant’Antonio da Padova il 12 e 13 settembre. Nei boschi del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane vengono individuati, fra gli alberi più belli e rigogliosi, un tronco di cerro e una cima di agrifoglio; i due sposi saranno portati fino alla piazza del paese per celebrare le nozze.
Il Maggio, il lungo cerro che simboleggia il vigore maschile, viene trascinato da coppie di buoi, mentre la cima, la parte femminile, è trasportata in corteo fra balli, canti e banchetti. L’unione simbolica e propiziatoria dei due sposi avviene come per ogni matrimonio che si rispetti in un clima di festa e giovialità e dopo il reciproco “si”, il nuovo albero formatosi è pronto per essere scalato al fine di impossessarsi dei premi posti sulla sua sommità.

LA SAGRA DELL’ABETE

L’area “dell’abete” si estende tra il Monte Alpi e le cime del Pollino, e riguarda i paesi di Castelsaraceno, Rotonda, Terranova di Pollino e Viggianello.

LA “CUNOCCHIA” DI CASTELSARACENO

A benedire a Castelsaraceno l’unione fra un tronco di faggio e una cima di pino, la “‘ndenna” e la “cunocchia”, è Sant’Antonio e il matrimonio avviene durante le prime tre domeniche di giugno in occasione della festa patronale. La prima domenica viene scelto e tagliato il faggio più bello fra gli alberi del Parco Nazionale del Pollino, precisamente in località Favino ai piedi del monte Alpi. La domenica successiva è la volta della cima, la “cunocchia” che, scelta e tagliata sul monte Armizzone, viene accompagnata fra canti, balli e lauti pranzi. I due sposi si incontrano per la prima volta la terza domenica di giugno, ed è nella piazzetta di Sant’Antonio che avviene l’innesto e l’innalzamento del nuovo albero in un connubio tra sacro e profano.

LA “ROCCA” E “L’A’ PITU” DI ROTONDA

A Rotonda la sposa e lo sposo del matrimonio fra gli alberi sono la “rocca” e “l’a’ pitu”, un abete e un faggio. I due alberi vengono tagliati nell’incantevole scenario del Parco del Pollino in due località distinte: i boschi di Terranova di Pollino e quelli di località Pedarreto. La cerimonia si celebra dall’8 al 13 giugno in un clima di festa che mette insieme la tradizione pagana degli antichi inni legati alla fertilità e all’abbondanza con la spiritualità religiosa connessa alla celebrazione della festa di Sant’Antonio. Il rito, come avviene nel più classico dei matrimoni, è allietati da canti, balli e soprattutto tanto buon cibo e vino locale.

“A PIT” A TERRANOVA DI POLLINO

Il rito arboreo di Terranova di Pollino è l’unico fra quelli lucani che non celebra l’unione fra un tronco e una cima mediante l’innesto e la conseguente nascita di un “nuovo” albero.
Quello che si svolge in questo grazioso borgo del parco del Pollino è solamente il taglio dell’ “A Pit”, l’abete più alto e dritto fra quelli presenti nel bosco di Cugno dell’Acero, che viene poi trasportato a spalla da parte di valorosi uomini del posto aiutati da coppie di buoi fino al paese.
Il tronco arriva a destinazione in occasione della festa di Sant’Antonio il 13 giugno quando, dopo le celebrazioni religiose, viene innalzato e scalato dai più coraggiosi in un clima di festa dove i protagonisti sono balli, danze e canti popolari che risuonano in ogni angolo del paese.

LA “ROCCA” E LA “PITU” A VIGGIANELLO

A Viggianello per tre volte all’anno in tre diverse località si ripete la tradizione del matrimonio fra gli alberi. Il rito ha inizio nella prima settimana dopo Pasqua in contrada Pedali, la parte più nuova del paese, per poi proseguire nell’ultima settimana di agosto nel centro storico, dove i festeggiamenti coincidono con le celebrazioni religiose in onore del santo protettore San Francesco di Paola. E’ solamente nel secondo fine settimana di settembre che avviene il “matrimonio” tra la “rocca” e la “pitu” in località Zarafa, in nome della Madonna del Soccorso. I protagonisti delle insolite nozze sono un albero di faggio o di cerro, “l’a’ pitu”, e un abete, la “rocca”, che vengono scelti e abbattuti nei boschi del Parco Nazionale del Pollino per poi essere trasportati da buoi in un corteo che si snoda lungo le strade del territorio di Viggianello. Anche nel caso del rito viggianellese lo sposalizio trova il suo culmine nel momento in cui le due piante, simbolo del vigore maschile e della parte femminile, vengono unite fra loro in un clima al tempo stesso goliardico e solenne.