Le tracce dell’uomo nel Vulture si perdono nel tempo
Fin dalla Preistoria il territorio del Vulture è stato frequentato dall’uomo. In località Tuppo dei Sassi, nell’agro di Filiano, sono infatti state rinvenute all’interno di un riparo naturale alcune pitture rupestri che raffigurano in forma schematizzata uomini e animali, molto probabilmente una scena di caccia; un esempio di arte rupestre di fondamentale importanza, perché risalente ad epoca paleolitica o mesolitica. La località fu scoperta nei primi anni sessanta durante le ricerche condotte dall’archeologo Ranaldi sulla base di informazioni fornite da alcuni pastori, ecco perché, in onore del suo scopritore, tale luogo prende il nome di “riparo Ranaldi”. Oltre alla scena principale che illustra due animali catturati da due uomini, vi sono altre tre raffigurazioni: un uomo e un animale, un animale da solo (quasi sicuramente un cervo) e infine un’entità umana particolare, riprodotta più in alto e con proporzioni maggiori rispetto alle altre figure, con tre teste, forse assimilabile alla raffigurazione di una divinità o di uno stregone. Analizzandola nel complesso si può ipotizzare che la scena rappresenti una battuta di caccia, il cui esito positivo sia dovuto all’intercessione di una divinità o grazie ai sortilegi di uno stregone.
Nella stessa località si possono ritrovare altre incisioni raffiguranti una figura umana in atteggiamento di corsa che impugna in una mano una lancia e con l’altra ne scaglia altre verso due esemplari di animali, probabilmente dei cervi, raffigurati più sotto. A poca distanza un altro cervo, reso con le zampe in alto, molto plausibilmente indica una preda già uccisa.
Nelle pitture rupestri di Tuppo dei Sassi la figura umana è resa secondo un’approssimazione essenziale, non esiste intenzione di rendere le giuste proporzioni delle parti del corpo o di dare un senso di profondità, mentre gli animali sono tracciati con dei tratti più realistici, tutte caratteristiche tipiche dell’arte rupestre paleolitica. Al di sotto del Tuppo l’archeologo Ranaldi scoprì anche una roccia di arenaria con delle incisioni di forma circolare e delle linee curve riconducibili ad un’arte più astratta rispetto alle pitture rupestri ritrovate all’interno del riparo. Secondo alcune ipotesi tali incisioni potrebbero rimandare ad un’ascia o un pugnale o anche ad una figura umana, quest’ultima pare sia l’ipotesi più accreditata.
Successivamente, nel 1971 l’archeologo Edoardo Borzatti von Lowenstern effettuò nella zona anche degli scavi archeologici che hanno riportato alla luce numerosi manufatti in pietra appartenenti all’epoca mesolitica.