Trivigno Natale 2017

Trivigno

Trivigno è il paese dei “falò” in onore di Sant’Antonio Abate, un evento che ogni anno a gennaio avvolge il piccolo centro di un’atmosfera intima e calda allo stesso tempo, nelle più fredde sere dell’inverno lucano.

Il borghetto di fondazione medioevale sorge in posizione dominante sulla valle del Basento ed è circondato da un paesaggio ammaliante.

Diverse chiese ne costituiscono il patrimonio artistico, culturale e religioso, tra queste numerose sono rupestri come lo splendido tempietto che si può ammirare in contrada San Leo dedicato a Santa Maria e di origini benedettine, risalente ai primi decenni del Trecento.

La storia

È vero che non esistono notizie certe rispetto alle sue origini, ma si può affermare che nel XII secolo è stato feudo di Guglielmo Monaco e nel 1265, in seguito alla rivolta ghibellina, è casale di Albano.

Nel corso del XIV secolo Trivigno rimane disabitato per un lungo periodo, mentre nel XVI secolo, durante la dominazione angioina, il feudo viene ceduto al conte di Potenza, Antonio De Guevara, che lo possiede fino al 1569, finché passa a Giacomo Cosso. Nel 1595 Trivigno vive una fase di ripopolamento, quando vi si stabiliscono i Carafa.

Nel 1861 Trivigno viene saccheggiato dalla banda del brigante lucano Carmine Crocco.

Il patrimonio culturale

Nel centro storico di Trivigno svettano diversi palazzi storici le cui facciate sono impreziosite da portali in pietra locale a sua volta decorata con motivi ornamentali seicenteschi.

Tra le architetture più interessanti si possono ammirare i Palazzo Russo, Brindisi e Coronati.

I sapori

I piatti della tradizione trivignese sono quelli tipici della cucina lucana, con rivisitazioni di ricette che propongono, comunque, prodotti di derivazione contadina.

Tra le portate più apprezzate si distinguono quelle a base di pasta di casa preparate dalle sapienti mani delle donne del paese e spesso condita con sughi a base di carne o legumi.

I secondi piatti più diffusi propongono gustosa carne di agnello o capretto alla brace da accompagnare con conserve preparate sul posto e consistenti in sfiziose verdure locali.

Imperdibili sono anche i saporiti salumi e i formaggi.

Natura e Parchi

A non molti chilometri da Trivigno si può visitare il Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, meta ideale per gli amanti di escursioni a piedi, a cavallo e in bicicletta.

Il Parco, che comprende la foresta di Gallipoli Cognato e il bosco di Montepiano, si estende per oltre 27 mila ettari di incontaminata bellezza paesaggistica dall’importante valore naturalistico, storico ed etno-antropologico.

Attraversato da imponenti esemplari di cerro, odorosi tigli, peri e meli selvatici, aceri, ontani e il raro agrifoglio è anche popolato da lupi, tassi, istrici e gatti selvaggi, oltre a volatali che non è raro avvistare in violo.

Da un punto di vista naturalistico è particolarmente interessante anche il Lago di Ponte Fontanelle, meglio noto come Diga della Camastra, incastonato nella vallata tra i comuni di Trivigno, Anzi, Albano di Lucania e Laurenzana. Un suggestivo lago artificiale lago scelto dagli appassionati per la pratica della pesca di diverse specie dalle trote, carpe e persici reali.

Il patrimonio religioso

Il valore storico artistico delle chiese di Trivigno offre un interessante spunto per visitarle e apprezzarne ogni peculiarità.

Tra tutte merita di essere ammirata la chiesa madre di San Pietro Apostolo.

Pregiato è il suo cinquecentesco portale in pietra, decorato da foglie di acanto a rilievo e con, sull’architrave, una decorazione a triglifi con le chiavi e la mitra, simboli di San Pietro.

All’intenro la chiesa conserva un altare barocco con decorazioni in ferro battuto e un organo con cantoria in legno intagliato dipinto del XVIII secolo. Degne di nota sono anche la chiesa di San Rocco, la cappella di Sant'Antonio, la chiesa della Madonna del Carmine, dal bellissimo soffitto dipinto nel XVIII secolo da un autore ignoto.

Nel territorio sono sparse anche parecchie chiese rupestri, come quella di Santa Maria, in contrada San Leo, di origini origini benedettine e risalente ai primi decenni del Trecento. Di essa restano solo i ruderi dell’abside, del piccolo coro e delle strutture murarie delle navate laterali.

www.comunetrivigno.gov.it

www.parcogallipolicognato.it

 


Vaglio Basilicata

Il borgo medioevale di Vaglio Basilicata, in provincia di Potenza, fa bella mostra di sé alle pendici sud orientali di Serra San Bernardo, sul rilievo del Monte Cenapora.

Fil rouge della storia e della cultura di questo originale paesino della Basilicata, a partire dalla sua forma ellittica che ne evidenza l’origine alto-medioevale, è senz’altro l’archeologia, dal momento che numerosi scavi portati avanti nel tempo hanno portato alla luce preziose testimonianze di insediamenti e luoghi sacri.

Il territorio di Vaglio accoglie infatti le due importanti aree archeologiche di Serra, il cui pianoro nella seconda metà dell'VIII secolo a.C. venne occupato dai Peuketiantes, e Rossano, sede del santuario dedicato alla dea Mefitis.

A contraddistinguere il simpatico comune di Vaglio, oltre all’archeologia, concorrono la cucina tipica locale e le coinvolgenti tradizioni popolari.

La storia

La storia di Vaglio Basilicata emerge dalle aree archeologiche che impreziosiscono il suo territorio e testimoniano la presenza di insediamenti e comunità risalenti fin dall’Età del Bronzo.

Già alla metà del VI millennio a. C., quello che è l’odierno territorio del comune di Vaglio vanta antiche  testimonianze archeologiche che provengono dalla località Ciscarella. Proprio su questo sito sono stati individuati insediamenti umani che rinviano all'Età del Bronzo Medio.

In località Rossano di Vaglio è stato rinvenuto il Santuario della dea Mefite, importante luogo di culto ristrutturato nel II secolo a.C. a testimonianza della presenza romana nel territorio, rimanendo attivo fino alla prima metà del I secolo d.C. Un’importante spaccato della storia di Vaglio coincide con l’anno 1268, quando Vaglio, per l’alleanza stretta con gli Svevi, viene distrutta dagli Angioini.

Diverse famiglie si sono contese e hanno ottenuto il feudo della cittadina: nel 1582 gli Spinelli, quindi Alfonso Salazar, poi il figlio Andrea, infine il nipote Francisco. Nel 1632 il paese viene acquistato da Gian Battista Massa, conte di Ventimiglia, cedendolo come dote alla figlia Gabriella che diviene moglie di Francesco IV, conte di Laurenzana, in provincia di Potenza.

Altra fase determinante per il passato del paese coincide con il 1861, periodo del Brigantaggio. Esattamente il 15 novembre, il brigante lucano Carmine Crocco, nato a Rionero, e il generale José Borjès attaccano Vaglio e vi stabiliscono i loro accampamenti, subendo però, infliggendo violenti assaliti e infliggendone, di contro, altrettanti.

Il patrimonio culturale

Il borgo di Vaglio Basilicata ha una originale forma ellittica lungo cui si sviluppa l’impianto urbano, su tre strade lastricate in pietra arenaria locale.

Una volta qui il visitatore vive in pieno l’origine medioevale del centro antico in cui può addentrarsi percorrendo la principale Via Roma (Via di Sopra), o Via Vergara (Via di Mezzo) e Via Buonarroti (Via di Sotto). I tre assi storici sono collegati tra loro da stretti vicoli che, sormontati da strutture ad arco, si presentano come stradine scalettate attraverso le quali si accede al nucleo antico dalle strade esterne al perimetro della cinta muraria.

Il centro storico di Vaglio è accessibile varcando le due storiche porte di ingresso al paese: la “Porta Vecchia”, con arco a tutto sesto e “U' Spurt”, la porta fortificata in pietra arenaria incorporata al palazzo Baronale. Nella piazza del paese si trova una bellissima fontana del 1800, mentre nelle vicinanze è situato l’ex Convento di Sant’Antonio di epoca rinascimentale, dal bellissimo portale.

Da non perdere a Vaglio Basilicata è il Museo della Civiltà Rurale che custodisce centinaia di oggetti appartenuti al periodo compreso tra 1850 e 1960, frutto della ricerca tra la popolazione locale o dono da parte degli stessi cittadini.

IL MUSEO DELLA CIVILITA’ RURALE

L’allestimento comprende circa 600 elementi appartenuti al contesto rurale di Vaglio Basilicata nel periodo compreso tra 1850 e 1960.

Visitare questo luogo è come entrare in un tempo ormai andato, quasi rivivendolo, tra gli attrezzi da lavoro degli antichi mestieri - come il calzolaio, il fabbro, il falegname, l’ebanista, il muratore, il cestaio e il barilaio – e abiti femminili e maschili dell’epoca.

Il viaggio a ritroso nel passato è agevolato dalla meticolosa classificazione cui è stato sottoposto ogni utensile, fino all’indicazione del nome in lingua italiana e in dialetto vagliese. Particolarmente suggestivo è lo spazio in cui è stato riprodotto il tipico ambiente di una abitazione rurale, quasi fino a sentirne i profumi, i suoni e viverne l’atmosfera.

I sapori

A Vaglio Basilicata il banchetto è un culto da cui non si può prescindere…

Pane, pasta, formaggi, salumi, verdure e ortaggi, vino, dolci tradizionali. Tanti e gustosi i prodotti tipici di Vaglio, tra i quali predominano le varietà di pasta fatta in casa e il buon pane, i secondi piatti di carne, per lo più capretto o agnello di latte alla brace, ma anche ottimi formaggi, dal pecorino, ai provoloni fino a trecce, scamorze e ricotte.

Stuzzicanti sono anche i salumi, come salsiccia, soppressata e capocollo. Gli squisiti prodotti tipici di Vaglio, i piatti e le prelibatezze della cucina locale sono protagonisti dello storico percorso enogastronomico e storico culturale che va in scena ogni anno ad agosto lungo l’intero borgo medioevale.

Il patrimonio religioso

Passeggiando lungo il borgo di Vaglio Basilicata, e nelle immediate vicinanze dello stesso, si possono ammirare diverse architetture dal fascino indiscutibile.

All’interno del centro antico, lungo via Roma, nota anche come via di Sopra, ci si imbatte nella chiesa madre di san Pietro Apostolo (XV-XVI secolo) e in quella di San Giuseppe (XVI sec.). Di particolare interesse sono anche altri luoghi di culto, come le chiese di san Donato, detta anche di santa Maria di Nazareth (XI-XIII sec.) e quella di Santa Maria del Carmine (XV sec.), a una navata centrale con abside e da una laterale destra, e un bel portale con arco a tutto sesto (XVIII sec).

Di interesse sono anche il convento di Sant’Antonio (XVI sec.), con uno splendido affresco di Geronimo Todisco (1618) che si nota proprio all’ingresso, raffigurante la Madonna, Sant’Anna e il Bambino Gesù. Interessanti sono anche le chiese dell’Annunziata (XIV sec.) e del Calvario (XIX sec.).

LA CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO

Fondata tra il XV e XVI secolo, la bella chiesa sorge sul punto più alto del paese, lungo via Roma, sul sito di una preesistente fortezza normanna.

Un bel campanile affianca l’imponente struttura, la cui austerità è esaltata dalla lavorazione in pietra della facciata. Molto bello il portale settecentesco decorato dalle raffigurazioni dei Santi Pietro e Paolo e con, sulla sommità, lo stemma del paese di Vaglio che ritrae Ercole armato di clava e seduto su un leone.

A tre navate e a forma quadrata, con corporatura a cupola, una volta all’interno della chiesa si respira subito un’atmosfera di intensa spiritualità certamente accresciuta dalla predominanza della lavorazione in pietra nuda locale. A conferire particolare fascino al tempio sacro è la particolarità delle colonne inclinate, mentre la sua antichità trova conferma nella rappresentazione di una croce templare su una di esse.

Altari lignei e marmorei abbelliscono la chiesa, oltre a interessanti e numerose sculture (XVIII e XIX sec.) e tele di pregevole fattura, come La Sacra Famiglia e La Madonna del Rosario attribuite ad Antonio Stabile.

Di interesse sono anche il settecentesco organo a canne e la cantoria in legno scolpito, dipinto e dorato, (XVIII sec.), mentre alle spalle dell’altare maggiore si trova uno splendido coro ligneo, decorato da tavole intagliate in cui sono raffigurate scene di caccia, flora e fauna. Sotto l’altare maggiore è custodito il di San Faustino Martire, Patrono del paese, celebrato il 20 maggio.

LA CHIESA DI SAN DONATO

Eretta tra XI e XIII secolo d.C. la chiesa è dedicata anche a santa Maria di Nazareth perché dipendente (1257) dall’omonima chiesa di Barletta secolo.

La lavorazione in pietra, che comprende anche un piccolo campanile a vela e due splendidi absidi, rende la chiesa di san Donato davvero molto suggestiva, come il racconto legato alla sua doppia denominazione: di santa Maria di Nazareth, in riferimento agli arcivescovi di Nazareth che, scappati dalla Galilea, si rifugiarono a Barletta, trovando il loro punto di ritrovo nella chiesa di santa Maria di Nazareth, da cui dipendeva anche l’omonima chiesa di Vaglio.

L’aula interna è a due piccole navate affiancate e divise da un unico arco, ciascuno decorato da una piccola abside semicircolare, cui si accede attraverso due portali simmetrici sormontati da una finestra. Splendido il ciclo di affreschi (XII- XVII sec.) e prezioso l’arredo liturgico, come i due altari lignei (XVIII sec.) e due statue settecentesche, raffiguranti san Donato e la Madonna con il Bambino. Sotto la chiesa si trova un piccolo cimitero con una cripta.

Archeologia

Le più antiche testimonianze archeologiche relative al territorio di Vaglio Basilicata (metà VI millennio a.C.) interessano la località Ciscarella, che presenta anche tracce di antichi insediamenti umani relativi all'Età del Bronzo Medio.

Vaglio Basilicata è uno dei luoghi simbolo delle scoperte archeologiche della Basilicata, in particolare per la presenza di due aree centro di attrazione di studiosi, appassionati, studenti e scolaresche, come i siti di Rossano di Vaglio, dove sorge il santuario dedicato alla dea Mefitis, e di Serra di Vaglio, anche location, in estate, di performance teatrali di grande livello che ripropongono versi di commedie e tragedie della tradizione classica e racconti di grandi scrittori.

Ma dal 2006, il territorio di Vaglio ospita anche il Museo delle Antiche Genti di Lucania che, a scopo didattico, propone ricostruzioni, virtuali e a grandezza naturale, dei principali contesti archeologici con fedeli riproduzioni dei materiali.

L'AREA ARCHEOLOGICA DI ROSSANO DI VAGLIO

Sorge proprio in prossimità di una sorgente, in un paesaggio incontaminato, dopo aver percorso e incrociato numerosi tratturi.

A spiccare, nell’area archeologica di Vaglio Basilicata è il santuario di Rossano, dedicato alla dea Mefitis, risalente al IV secolo a.C. e abbandonato subito dopo la metà del secolo d.C. Si possono ancora ammirare l’altare e i resti del basamento della statua, peraltro mai ritrovata, della dea che dà il nome al santuario.

Molti gli ex-voto rinvenuti, tra i quali si distingue una grande lamina in bronzo che raffigura un'anfitrite che cavalca un delfino, statue bronzee e marmoree, gioielli in oro e argento e statuine in terracotta di animali. Sono inoltre stati riportati alla luce oltre 50 epigrafi, in alfabeto greco, lingua osca e latino, e più di 1000 monete, sottolineano l'importanza e la centralità raggiunte dal santuario fino al momento del suo abbandono, avvenuto subito dopo la metà del I secolo d.C.

L'AREA ARCHEOLOGICA DI SERRA DI VAGLIO

Nel sito che domina l'alta valle del Basento, si compie un suggestivo viaggio a ritroso nel tempo, scoprendo insediamenti del popolo dei "Peuketiantes".

La storia del sito di Serra di Vaglio si conclude tragicamente, nei primi decenni del III secolo a.C., in seguito ad un violento incendio. Proprio qui, tra gruppi sparsi di capanne e nuclei di sepoltura, sono emersi i resti di un abitato risalente alla seconda metà dell'VIII secolo a.C., momento in cui i Peuketiantes occupano stabilmente il pianoro di Serra.

Rimanda agli inizi del VI secolo a.C., in località Braida di Serra, l’edificazione di una monumentale residenza di un gruppo aristocratico indigeno e, sempre sullo stesso punto, in seguito agli studi condotti, sono state scoperte nove tombe principesche databili tra fine VI e metà V secolo a.C., appartenute ai “basilei”, re, esponenti delle aristocrazie nord-lucane dei Peuketiantes.

I gioielli più preziosi, oggi custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale della Basilicata “Dinu Adamesteanu” di Potenza, sono stati rinvenuti nella sepoltura della “principessa”, una bambina dell’età di sei o sette anni, deposta in posizione fetale. Dalle tombe maschili sono emersi elmi, scudi e spade e gambali. Particolare interesse desta poi la cosiddetta “casa dei pithoi”, riproduzione fedele di un edificio del IV secolo a.C.

IL MUSEO DELLE ANTICHE GENTI DI BASILICATA

Fondato nel 2006, secondo la concezione di “museo diffuso”, il museo di Vaglio integra il percorso nei siti archeologici di Serra e Rossano.

Valorizzando le risorse locali, nell’ottica della più innovativa idea di museo territoriale, il Museo delle Antiche Genti di Lucania espone, a scopo didattico, suggestive ricostruzioni virtuali e a grandezza naturale dei principali contesti archeologici, con fedeli riproduzioni dei materiali, favorendo così una migliore conoscenza del patrimonio culturale.

www.comune.vagliobasilicata.pz.it

www.prolocovagliobasilicata.it

 

 


Sasso di Castalda

L’imponente masso roccioso che lo sovrasta sembra essere stato posizionato lì in sua protezione, oltre ad averne ispirato il nome: “Sasso”, completato poi da una parte della originaria denominazione “Petra Castalda” (pietra fortificata).

Sasso di Castalda è un grazioso borgo della provincia di Potenza caratterizzato da stradine strette e ripidi pendii tanto suggestivi da incuriosire chi li percorre a scoprirne altri.

Proprio camminando alla ricerca di angoli incantevoli e scorci di rara bellezza, oltre a scovare chiesette speculari rispetto alle belle case in pietra con balconi decorati da colorati e profumati fiori, tra i suoi intimi viottoli dove si scopre con sorpresa e quasi tenerezza la familiarità di un paese in cui tutto è rimasto fermo alle tradizioni e alla cordialità di un tempo.

Sasso  mostra le sue versatili facce in ogni stagione dell’anno, in primavera quando tutta la vegetazione è in fiore, in estate, con i campi di grano dorati, e in autunno, con i suoi colori caldi, quindi in inverno, quando un candido manto bianco si posa sui fianchi della pietra che lo domina e sul territorio circostante.

La storia

Non c’è dubbio che il comune di Sasso di Castalda fosse abitato fin dai tempi dei romani.

Alcuni rinvenimenti documentano l’attraversamento nel territorio “sassese” della nota Via Herculea, importante arteria stradale romana, che dall’antica Venosa, attraverso il Capoluogo di regione, Potenza, si dirigeva a Grumentum, oggi Grumento Nova, nel cuore della Val D’Agri.

In epoca normanna Sasso è stato feudo di Bernardo di Calvello, per appartenere, successivamente al periodo svevo, ai conti di Pietrafesa, quindi, nel periodo angioino, prima a Ugo di Bounemville, poi alla famiglia d’Anchy e poi a Bartolomeo di Capua.

Fino al 1830 Sasso di Castalda è stato feudo della famiglia Caracciolo e in seguito dei conti Gaetani d’Aragona.

Il borgo ha dato i natali al sacerdote, storico e scrittore Don Giuseppe De Luca (1898-1962).

Il patrimonio culturale

Le casette in pietra di Sasso di Castalda sono esse stesse delle vere e proprie opere d’arte decorate da splendidi balconi fiorati e affiancate da vicoletti, spiando dai quali si scorgono meravigliose vedute sul paesaggio circostante.

Qui è nato il sacerdote ed intellettuale italiano Don Giuseppe De Luca, cui il piccolo paese ha voluto dedicate il Parco Letterario allestito nell’antico palazzo di famiglia, con la ricca biblioteca, composta da parte degli scritti dell’editore e scrittore, ma anche sede di numerosi eventi culturali al suo percorso intellettuale e al grande patrimonio storico delle aree circostanti.

Sono visibili, inoltre, i resti di quello che è comunemente chiamato “castello”, per quanto si tratti, in realtà, di una torre di avvistamento posta su un masso roccioso, che per tali caratteristiche non si prestava ad un uso abitativo.

A Sasso di Castalda la cultura è anche tradizione che rivive nel divertimento attraverso il primo gioco dell’oca a dimensioni d’uomo.

La manifestazione si tiene l'8 e il 9 agosto di ogni anno, con il "Palio del Faggio" e il "Palio di Sassolino".

I sapori

La cucina a Sasso di Castalda ha il sapore delle più antiche tradizioni, semplici e genuine.

Punti di forza e tripudio per il palato sono gli stuzzicanti formaggi e salumi. Il saporito e ottimo pecorino è una delle specialità prodotta dalle aziende agropastorali a conduzione familiare del posto grazie alla presenza di pascoli incontaminati.

Secondo lo stesso principio eccellenti sono anche gli insaccati, lasciati essiccare secondo una procedura naturale. Ma il vero piatto tipico del paese è la “Mnestra 'mbastata”, minestra impastata, ricetta è antichissima a base di patate.

Natura e Parchi

Circondato da boschi, attraversato da corsi d’acqua, e a picco sulla roccia viva, Sasso di Castalda è il piccolo borgo che qualunque amante dell’aria salubre vorrebbe scoprire.

Si sviluppa interamente nel territorio di Sasso di Castalda anche il cosiddetto “Sentiero Frassati”, uno dei tredici presenti in Italia, che grazie alla puntuale segnatura del percorso escursionistico di 22 chilometri consente di visitare interessanti siti storici, archeologici e naturalistici.

Sasso di Castalda è uno dei borghi ricadenti nella meravigliosa area verde protetta del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese, il più giovane dei parchi nazionali italiani, caratterizzato da un'eccezionale biodiversità animale. Il parco comprende borghi di straordinaria bellezza e incantevoli scenari ambientali.

Il patrimonio religioso

Tra le casette in pietra si scovano chiesette e cappelle di straordinaria suggestione artistica e spirituale, dove in qualunque momento ci si può fermare per ammirarne le intimi peculiarità.

Al centro del paese si trova la chiesa madre dell’immacolata Concezione, di fianco alla piazza. Risalente al XIX secolo, all’esterno è impreziosita dal suo particolare portale barocco mentre, all’interno, si notano i dipinti Madonna del Latte e anime purganti attribuiti al pittore seicentesco nato a Satriano di Lucania e noto come “Il Pietrafesa”. Non passa inosservato il busto di San Emidio.

Il piccolo ma caratteristico patrimonio edilizio di cui gode Sasso di Castalda è arricchito dalla chiesetta di Sant'Antonio, con una scultura datata agli inizio del ‘500 che riproduce il Santo tra Santa Caterina e Santa Filomena. Proseguendo per via Roma, si giunge nella parte vecchia del paese e seguendo alcuni vicoli si può visitare il “Borgo Manca” da dove si scorge la bella cappella della Madonna delle Grazie.

Dedicata al Patrono del paese, non va tralasciata la chiesa di San Rocco, edificata intorno al 1656, che si distingue per l’ottocentesco campanile dotato di tre campane, una più grande e le altre due più piccole.

Sport 

Nel territorio di Sasso di Castalda insiste l'area sciistica di Monte Arioso, in uno scenario incontaminato, circondato da un panorama tra i più suggestivi e affascinanti della Basilicata.

L'area comprende 6 impianti di risalita, 3 sciovie e 3 tappeti, che consentono alle famiglie con bambini e ai principianti di fruire agevolmente degli spazi. Il collegamento sci ai piedi con la zona di Sellata è garantito dalla presenza della sciovia di collegamento Fosso Neviera, cosicché gli sportivi abbiano a loro disposizione 9 impianti per un totale di 7 km di piste.

Per chi vuole sfruttare ogni spazio del territorio dedicato agli sport invernali, a breve distanza si possono raggiungere le località sciistiche Volturino e Viggiano.

Outdoor

L’aria pura, il borgo in pietra, l’imponenza della roccia che lo sovrasta rendono Sasso di Castalda un contesto naturalistico unico.

Qui sviluppa il “sentiero Frassati”, lungo 22 chilometri, che offre agli amanti del trekking, ma anche della mountain bike, diverse opzioni di percorso. Seguendo la via delle chiese si svelano in tutta la loro spiritualità i luoghi di culto, mentre lungo la via del grano ci si addentra nell’Oasi del Cervo per ammirare i dolci esemplari di ungulati.

La via dei pastori conduce l’escursionista alle masserie attraverso piccoli tornanti, se si intraprende, invece, la via dell’aria ci si ritrova presso la sorgente Acqua Ceresola, per proseguire fino al magnifico bosco della Costara dotato di una comoda area picnic.

La via del Faggio di San Michele è un ambiente di sorprendente fascino per la presenza di maestosi e vecchi faggi, sotto i quali magari godere un piacevole fresco prima di riprendere il cammino.

Si può procede, quindi, alla volta degli ultimi due percorsi: la via dei boschi e la via delle nevi, votati all’escursionismo ma anche allo sci di fondo, dal momento che essi guidano alla cima del Monte Arioso e si incrociano con piste da sci e impianti di risalita.

Un percorso geonaturalistico, che parte dal centro storico di Sasso, guida alla scoperta delle peculiarità geologiche del comune lucano soddisfacendo le domande dei più curiosi escursionisti circa la formazione delle rocce e le trasformazioni cui sono andare incontro negli anni.

www.comunesassodicastalda.org

www.ilpaliodisasso.it

www.skisellata.it

www.sciareinbasilicata.it

www.parcoappenninolucano.it

prolocoilnibbio.blogspot.it

Approfondisci la biografia di Don Giuseppe De Luca


Tito

Tito è un piccolo paese del Melandro, alle porte del Capoluogo di Regione, ed è uno dei borghi lucani che ricadono nel più giovane Parco Nazionale d’Italia, quello dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese.

Percorrendo le dolci curve che conducono al suo suggestivo centro storico nel paesaggio che circonda Tito spicca la Torre di Satriano, ciò che resta dell'antica Satrianum. Distrutta da un incendio i suoi abitanti cercarono e trovarono riparo presso i territori vicini, tra cui Tito. Oggi la torre medioevale di origine normanna è un simbolo caro alla popolazione.

Una volta in paese sulla Piazza del Seggio - presso la quale durante i moti repubblicani del 1799 è stata giustiziata l’eroina Francesca Cafarelli De Carolis - si impone alla vista il Palazzo comunale decorato da un arco durazzesco del XV secolo.

Spostandosi verso la parte alta dell'abitato, si arriva al Convento di Sant'Antonio da Padova, qui lasciano senza parole gli affreschi del chiostro incentrati sulle storie del Santo e realizzati dal pittore Giovanni De Gregorio, detto "Il Pietrafesa", nato nella vicina Satriano di Lucania e uno dei massimi esponenti della cultura pittorica lucana tra tardo manierismo e barocco.

La storia

Una storia intensa ha segnato il passato del paese che in origine si affacciava sull’attuale zona industriale, molto florida e ricca di aziende.

Non si esclude che il nome derivi dal console romano Tito Sempronio Cracco a lungo attivo nel territorio di Tito vecchio durante la seconda guerra punica (III-II sec. a.C.). A causa della distruzione dell’antico abitato, come riportato dallo storico Tito Livio, gli abitanti si rifugiano su uno sperone nei pressi della fiumara di Tito, dove sorge l’attuale paese, conoscendo il momento di maggior popolamento a seguito della distruzione dell’antica Satrianum (1420-1430) e la conseguente fuga degli abitanti superstiti proprio a Tito.

I titesi hanno avuto un ruolo predominante durante i moti repubblicani del 1799, e di quel momento storico resta vivo il ricordo della eroina Francesca Cafarelli De Carolis, giustiziata nella piazza del Seggio.

Non meno considerevole è stato il protagonismo del paese  durante la cacciata dei Borboni (1860) e l’adesione della Basilicata al Regno d’Italia.

Il patrimonio culturale

Un particolare aspetto culturale del paese è legato alla parlata dei suoi abitanti, dalla singolare sonorità, che il filologo Gerhard Rohlfs ha individuato nel dialetto galloitalico, diffuso nell’Italia settentrionale e caratteristico di alcuni comuni della provincia di Potenza tra cui Tito.

A Tito si può visitare la biblioteca, custode del prezioso "Fondo Alianello" dedicato a Carlo Alianello (1901-1981), il "capostipite" del revisionismo del Risorgimento, nato da padre potentino e madre titese. Il Fondo comprende l'archivio del letterato, dono dello scrittore e sceneggiatore alla città materna. Oltre all'esposizione di manoscritti, opere in prosa e in poesia inedite, il Fondo custodisce quadri, autoritratti, foto, schizzi a matita e oggetti personali.

Perdendo lo sguardo sul territorio che circonda il paesino del Melandro, l’attenzione cade inevitabilmente sulla torre medioevale di Satriano.

Il sito, oggetto di numerose e proficue campagne di scavi, fino ad un determinato tratto è raggiungibile in macchina, poi è necessario procedere a piedi per ammirare i resti della torre quadrata edificata dai normanni nel XII secolo, ruderi di mura e di un’antica basilica dedicata a Santo Stefano protomartire.

La torre è quanto resta dell’antica Satrianum, roccaforte longobarda sorta su un sito dall’interessante valore archeologico che va dall’età del ferro al Medioevo.

I sapori

La buona cucina è uno dei punti di forza del piccolo comune del Melandro, dove predomina la squisitezza dei formaggi, e degli ottimi salumi, prodotti in loco.

Uno dei piatti tipici è costituito dai “cavatelli”, pasta fatta in casa, come le orecchiette e i fusilli con il sugo di salsiccia, o le “laaned”, tagliatelle con fagioli o, tra i secondi, patate e baccalà e minestra di cavoli con l’osso di prosciutto. Stuzzicanti e particolarmente diffusi nella tradizione gastronomica titese sono i peperoni ripieni.

Natura e Parchi

L’intraprendente comune di Tito insiste nell’area del Melandro, in provincia di Potenza, e ricade nello splendido scenario del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese, il più giovane dei Parchi nazionali italiani.

Il parco è caratterizzato da un'eccezionale biodiversità animale, che comprende nuclei di piccoli mammiferi carnivori, come la puzzola e il gatto selvatico, e la lontra, oltre al lupo che è presente in buona parte del territorio dell’area verde. Non mancano negli spazi acquatici gli anfibi, con avvistamenti di ululone dal ventre giallo e salamandrina dagli occhiali.

Per nulla deludente è la biodiversità vegetale tra alberi, fiori e varie specie di naturali. Chiunque raggiunga il parco resta folgorato dagli incantevoli scenari ambientali che lo caratterizzano.

Una salutare passeggiata lungo il corso di Tito può condurre poco fuori dall’abitato, in località “Acqua Bianca”, che prende il nome dal residuo lasciato impresso sulle pietre dalle sorgenti di acque minerali, che sgorgano sin dall’antichità e dall’800 sono definite sulfuree e ferruginose.

Non molto lontano dal territorio di Tito sorge il Monte Li Foi che domina un’ampia vallata dell’area del Melandro e dell’alta valle del Basento, a ridosso del vicino comune di Picerno. Per i 900 ettari di bosco che lo attraversano, costituito soprattutto da alberi di faggio, la Società Italiana di Botanica ha censito il Monte Li Foi tra i biotipi della Basilicata.

Il patrimonio religioso

Nella parte alta dell’abitato di Tito si può ammirare uno scrigno di arte sacra davvero suggestivo: il Convento Francescano di Sant’Antonio da Padova, a pianta quadrata, costruito nel 1514.

Lasciano senza parole i pregevoli affreschi del chiostro incentrati sulla vita del Santo realizzati dal pittore Giovanni De Gregorio, detto "Il Pietrafesa", nato nella vicina Satriano di Lucania e uno i massimi esponenti della cultura pittorica lucana tra tardo manierismo e barocco.

Non si può non visitare anche la chiesa annessa al convento a due navate riccamente stuccate. Sulla parere del lato settentrionale la chiesa è impreziosita da un affresco, in sei quadri, raffigurante i miracoli compiuti da Sant'Antonio da Padova nel corso della sua vita. L’arte del Pietrafesa si può ammirare anche in questo tempio, attraverso un olio che rappresenta un'Immacolata (1629).

Degna di nota è anche l’antica chiesa madre dedicata a san Laviero martire, Patrono del paese, databile nel 1465. Più volte ricostruita in seguito ai crolli causati dai frequenti terremoti ma non del tutto ristrutturata, la chiesa di San Laviero presenta una facciata colorata in giallo e un tetto a capanna sul quale svetta un piccolo crocifisso.

Il portale di accesso è sormontato da un arco a tutto sesto chiuso a vetri. Al lato è conservata una delle navate dell'edificio originario che era a pianta latina.

Cinema

A Tito, come a Melfi, sono state girate le scene esterne della fiction Rai (1980) "L'eredità della Priora", in sette puntate, tratta dall'omonimo romanzo di Carlo Alianello (1901-1981), che ne è stato anche sceneggiatore, di origini titesi.

La madre del "capostipite" del revisionismo del Risorgimento, Luisa Salvia, nacque proprio nel piccolo comune alle porte di Potenza. Lo sceneggiato è ambientato principalmente in Basilicata – alcune scene sono state girate anche nella bella Melfi, città federiciana che sorge nel cuore del Vulture Melfese – durante il periodo del brigantaggio postunitario seguito alla fine del Regno delle Due Sicilie e dell'Unificazione d’Italia.

Outdoor

Nello straordinario scenario del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, in cui ricade Tito, si possono praticare diverse attività all’aria aperta in ogni stagione.

Nel perimetro del parco sono allestiti comodi spazi picnic per momenti di ristoro e relax, ma il riposo all’aria aperta è garantito anche sulle distese di verde che circondano l’area per godere della magica atmosfera che circonda l’intero spazio.

L’area del bosco si presta a diverse attività, oltre a passeggiate ed escursioni, nel corso delle quali è possibile scoprire la Fontana delle brecce, ci si può spingere fino al laghetto artificiale, luogo ideale per gli appassionati di pesca sportiva. Nel territorio circostante sono consentite anche piacevoli passeggiate a cavallo, trekking e cicloturismo.

I sentieri aperti nei borghi circostanti ben si prestano per gli amanti di mountain bike per percorsi avventurosi e unici.

Ma a Tito anche gli amanti delle due ruote e dell’equitazione possono soddisfare la propria passione grazie alla presenza di una pista omologata di quarta categoria per motocross, riconosciuta anche dalla Federazione italiana motociclistica, e alla predisposizione del territorio ad attività di trekking a cavallo.

Per coniugare natura e archeologia si può intraprendere una lunga passeggiata alla volta della torre medioevale di Satriano, sito di grande valore archeologico raggiungibile fino ad un determinato tratto in macchina. Poi infatti è necessario procedere a piedi per ammirare i resti della torre quadrata edificata dai normanni nel XII secolo, ruderi di mura e di un’antica basilica dedicata a Santo Stefano protomartire.

Per respirare aria pulita e circondarsi della natura più incontaminata, non distante da Tito sorge il Monte Li Foi, nel comune della vicina Picerno, caratterizzato da fenomeni carsici come i “karren-feld, doline e laghetti stagionali.  Stradine e sentieri attraversano l’area naturale in cui è facile incontrare animali al pascolo, fino a raggiungere una estesa area picnic in cui ristorarsi e riposare dopo le intense passeggiate ideali per famiglie con bambini.

Il Monte Li Foi è anche meta di escursionisti esperti e mountain di mountain bikers a livelli avanzati.

Archeologia

La Torre di Satriano è quel che resta dell’antica Satrianum, secondo una leggenda distrutta da un incendio causato dalla regina Giovanna II d'Angiò di Napoli. Il sito, che rientra nel comune di Tito, ha portato alla luce straordinari reperti archeologici.

Con inizio intorno alla fine degli anni Cinquanta, le ultime campagne di scavo condotte sul sito che ricade nell’area del Melandro, oltre alla torre quadrata (forse del XII sec), hanno restituito i resti della cattedrale vescovile, che potrebbe risalire al periodo medioevale, e di alcune abitazioni.

Nel corso delle indagini archeologiche è stata recuperata, in particolare, ceramica maiolicata di produzione pugliese, databile tra il XIII e il XV secolo, momento di distruzione e di abbandono del centro medioevale. Fin dai primi scavi, comunque, è emersa un'intensa frequentazione dell’area sin dall'Età del Bronzo con una continuità di occupazione protrattasi fino al basso Medioevo.

Tra la sommità e le terrazze che circondano la collina sono state rinvenute diverse aree di sepoltura legate alla presenza di un abitato risalente al VI - V secolo a.C. Spostandosi più a valle, è emerso un santuario del periodo lucano edificato vicino ad una sorgente nel corso del IV secolo a. C.

www.comune.tito.pz.it

www.conventotito.it

www.parcoappenninolucano.it

Approfondisci la figura del Pietrafesa


Ruoti

Ruoti è un piccolo comune dal forte valore naturalistico immerso tra vigneti e boschi di ampia estensione con splendidi esemplari di abete bianco e sorgenti naturali.

Roccaforte longobarda e dalle origini remote, il paese situato su di un'altura che domina il corso della fiumara di Avigliano, è caratterizzato da un accogliente centro storico che lungo le sue vie vede affacciarsi pregevoli portali di antichi palazzi.

La storia

Le origini di Ruoti sono piuttosto remote e con molta probabilità risalgono al VI sec. a.C.

Sorto come rocco fortificata dai Romani, ruoti viene in seguito rifondato e nuovamente fortificato dai Lombardi. L'importanza storica del feudo di Ruoti è attestata a partire dalla metà del XII secolo, ed è appartenuto a vari signori.

Nel periodo angioino è stato dominato dai Sanseverino e dai Ferillo di Muro, mentre nel 1583 è la volta dei Caracciolo, quindi dei Capece Minulto e dei Ruffo di Bagnara.

Il patrimonio culturale

Il centro storico di Ruoti colpisce per i pregevoli portali degli antichi palazzi che lo delimitano, tra i quali si distingue anche l’architettura della bella chiesa madre dedicata a San Nicola.

Non molto distante dal paese sono visibili i resti della villa rustica romana di San Giovanni, nell’omonima località, e un bellissimo mosaico del bassi impero.

Nel centro abitato si può ammirare ciò che resta delle mura preromane costituite da pietre calcaree di forma omogenea, mentre nella località Fontana Bona, nelle vicinanze della fontana che dà nome al luogo, è stata rinvenuta una stipe appartenuta ad un santuario che dovrebbe essere databile tra IV e III secolo a.C.

I sapori

Gustosi formaggi freschi o stagionati deliziano il palato dei visitatori di Ruoti che nella cucina tipica prevede portate a base di basta fatta in casa.

Davvero stuzzicanti sono gli strascinati conditi con la menta o i cavatelli lunghi con le cime di zucca. Le distese di cereali, per lo più frumento, foraggi, ortaggi, oliveti e frutteti rende varia e appetitosa ogni portata, inoltre, la presenza di ampi vigneti consente di ricavare il vino Asprino, tipico di queste parti.

Natura e Parchi

Dall’altura su cui sorge, Ruoti domina il corso della fiumara di Avigliano.

Il territorio su cui il borgo insiste ospita, nelle immediate vicinanze del paese, l’area verde nota come Abetina di Ruoti, segnalata dalla Società Botanica Italiana per la presenza dell'abete bianco ormai considerato specie rara, da cui il bosco prende il nome.

Il patrimonio religioso

Di straordinario interesse artistico, a Ruoti, è la chiesa madre di San Nicola di Bari con impianto romanico e interno barocco.

Al suo interno il tempio conserva pregevoli tele, tra le quali degna di nota è senz’altro una Madonna delle Grazie di Giovanni De Gregorio, detto “Il Pietrafesa”, artista seicentesco di origine lucana.

La cupola e le mura perimetrali della struttura, terminati nel 1805, sono attribuite ad un discepolo del Vanvitelli. All’entrata del paese si può visitare la cappella del Calvario, che sorge su uno spuntone tufaceo tanto simili al monte Calvario, da cui il nome.

Molto importante per la comunità locale è la seicentesca chiesa di San Rocco, Patrono di Ruoti, cui il 16 agosto sono dedicate solenni celebrazioni. Caratteristica è poi la chiesa di San Vito Martire, in cui si può ammirare un altare di pietra locale mentre sulla volta spicca subito un dipinto raffigurante San Rocco.

Interessante è anche la chiesa della Madonna del Rosario con un portale in pietra locale databile tra XV e XVI secolo.

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Pietragalla

Pietragalla è il paese dei fantastici “Palmenti”, in dialetto locale definite “rutte”, cantine-grotta scavate nella roccia utilizzate ancora oggi per la conservazione del vino.

Questi caratteristici antri sono raggiungibili percorrendo le strade e i vicoli del borgo medioevale, i quali si arrampicano fino al punto più alto del paese dominato dall’imponente campanile della chiesa madre dedicata a San Nicola di Bari e dal castello, l’attuale Palazzo Ducale.

Nei pressi del paese, sul monte Torretta, è visitabile anche un insediamento precedente all'XI secolo a.C. e abitato fino al III secolo a.C.

La storia

Il nome del paese deriverebbe da "Pietra Gialla", in riferimento riferita al colore del materiale impiegato per la costruzione delle case, il tufo.

Per la prima vota Pietragalla viene citato in un documento dell'anno 1118 e secondo alcune fonti, essendo il nome del paese di origini medioevali, la fondazione del paese coinciderebbe con il X secolo.

Il comune subisce l'influsso della presenza francese, periodo a cui risale la costruzione dell'attuale strada Breccia, influenza che, tra l’altro, si riscontra anche nell'uso dell'attuale dialetto, nelle tradizioni e nei costumi.

Fino al 1381 il feudo di Pietragalla appartiene ai conti di Morconi, quindi a Lorenzo Anzaloris. Nel XV secolo il feudo di Pietragalla passa poi ai Conti di Pacentro e con la famiglia Orsini inizia il programma di ampliamento del Palazzo Ducale.

Il Brigantaggio, e i gruppi di uomini capitanati da Carmine Crocco  e da José Borjès raggiungono anche Pietragalla, la cui è stata definita a più riprese eroica.

Il patrimonio culturale

Vicoletti e archi che si inerpicano fino al punto più alto del borgo medioevale consentono di scoprirne gli angoli più caratteristici e dal valore storico artistico.

Oltre alla bella chiesa madre dedicata a San Nicola di Bari, in questo punto del centro storico si può ammirare anche il castello, oggi Palazzo Ducale, imponente per dimensioni e complessità architettonica.

Il suo impianto si divide in due parti, la prima, che conserva i caratteri dell'antico castello, edificato intorno al 1100, l'altra, che rimanda all’ampliamento del complesso avvenuto ad opera di architetti napoletani nella seconda metà del '400.

Il visitatore resta senz’altro affascinante dalle ampie loggiate che impreziosiscono la struttura, mentre all’interno sono custodite tele settecentesche e pregevoli dipinti.

I sapori

Per chi non va alla ricerca di sapori sofisticati ma decisi e autentici a Pietragalla può deliziare il palato con quello che da queste parti è definito “migliatieddo”.

Si tratta di un involtino composto dalle frattaglie di agnello cucinato e condito secondo ricette tradizionali che conferiscono a questo piatto un gusto inimitabile.

Sfizioso e ottimo è poi il calzone ripieno di cipolla, un must nella gastronomia pietragallese. Molto diffusa è poi la preparazione di pasta condita con la mollica del pane, in dialetto nota come “maccaron c' la mddea”.

Natura e Parchi

Il circondario di Pietragalla è ricco di boschi e scorci che restituiscono un panorama certamente tra i più suggestivi della Basilicata.

Ma la vera attrazione naturalistica accoglie il visitatore proprio all’ingresso del paese, sono i “Palmenti”, un borgo vinicolo formato da costruzioni di architettura rupestre e costruito dai francesi della Provenza, sullo schema di quelli presenti anche nel loro territorio. Il nome infatti dovrebbe avere proprio origine francese da “Balmetti”, dal ligure “Balma”, “incavatura”

Queste cantine grotta presentano un’architettura unica e originale che conferisce all’interno contesto in cui sorgono scenari e atmosfere fiabesche per la disposizione armoniosa tale da fornire un colpo d'occhio in chi le osserva.

Al loro interno sono dotate di vasche ricavate nella roccia tufacea, per la lavorazione e la fermentazione dell'uva (palmenti). Chi volesse osservarle nella loro complessità può raggiungere Via Mancosa, lungo la quale si concentra il maggior numero di “rutte”, altra denominazione di queste cavità sotterranee.

Il patrimonio religioso

Sul punto più alto del centro antico di Pietragalla, insieme al castello, sorge la chiesa Madre dedicata a San Nicola di Bari costruita nel 1200 e consacrata nel 1654.

L’attuale stile neoclassico deriva dalle modifiche apportate tra il 1712 e il 1750. Ad esaltarne la fattura concorre il campanile sormontato da una cupola che ricorda quelle bizantine.

A tre navate, in corrispondenza di quella centrale, l’abside ospita l’altare maggiore. Visitando la chiesa non passano inosservati il fonte battesimale in pietra lavorata a motivi geometrici, il settecentesco crocifisso ligneo, dipinti su tela e una tavola ad olio, raffigurante l’Annunciazione dell’Angelo alla Madonna.

Di particolare valore è poi la statua raffigurante San Teodosio, Patrono di Pietragalla.

Outdoor

La presenza di numerose aree verdi ispira nel visitatore comode passeggiate nei boschi ed escursioni nelle vicine vallate, la condizione ideale, insomma, per chi ricerca una meta tranquilla immersa nella natura.

Di particolare impatto è il Bosco Grande di Pietragalla la cui folta vegetazione consiste soprattutto in cerro, roverella e farnetto.

Archeologia

Passeggiando nell’esteso spazio ambientale che caratterizza il territorio di Pietragalla ci si può spingere fino alla località Monte Torretta, nei pressi della frazione San Giorgio, a pochi chilometri dal paese.

Qui sono visibili i resti di un insediamento fortificato, databile attorno alla metà del IV secolo a.C., la cui disposizione vede, sulla parte più alta della collina, l’acropoli, mentre sulla terrazza sottostante individua l’abitato, entrambi difesi da possenti mura costruite con blocchi di arenaria squadrati.

All’interno dell’intero insediamento sono stati portati alla luce resti di un tempio italico e, nelle immediate vicinanze, due statuette (V e IV sec. a.C.) e una cospicua quantità di materiale architettonico, come un acroterio con testa di Gorgone del V secolo a. C. conservato nel Museo Archeologico Provinciale di Potenza.

www.comune.pietragalla.pz.it


Pignola

Pignola è il paese dei “cento portali” che numerosi decorano il suo prezioso centro storico, tipico della montagna lucana.

A pochissimi chilometri da Potenza, Capoluogo di Regione, Pignola ricade nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese, adagiato su un’altura che supera i 900 metri e circondato da incantevoli valli.

Il suo borgo antico è un gioiello architettonico in cui le abitazioni si sviluppano fino al punto più alto uniti tra loro da ripidi vicoletti e scalinate appese.

Pignola fa da anello di congiunzione tra luoghi dalla spiccata significatività ambientale, come la Riserva Naturale regionale del Pantano di Pignola, un’area protetta che dal grande valore ambientale e paesaggistico, come i boschi di Rifreddo o quelli che salgono verso il passo della Sellata Pierfaone, in estate meta di escursionisti, in inverno location ideale per sciare.

La storia

Certamente il territorio di Pignola è stato frequentato sin dall’epoca antica, ma le prime notizie sulla sua esistenza risalgono al XII secolo.

Un ruolo importante Pignola lo assolve in epoca sveva quando, intorno al 1240, l’imperatore Federico II chiama chiede alla popolazione di contribuire alle spese di riparazione del castello di Lagopesole.

Dopo la morte dello Stupor Mundi, Pignola, all’epoca “Vineola”, passa di feudatario in feudatario. Nel XV secolo è proprio la regina Giovanna ad assegnare Pignola alla casa Santa Ave Gratia Piena di Napoli da lei stessa fondata. Con il prevalere degli aragonesi, e dopo la morte della regina, Pignola come Potenza, il Capoluogo di Regione, passa sotto i conti Guevara.

Tra metà XVI e inizio XVII secolo, mentre vengono fondati il convento di San Michele, lontano dal centro abitato, e il conven­to del Santissimo Salvatore, nelle immediate vici­nanze del paese, a Pig­nola arrivano numerose famiglie di profughi albanesi cercando rifugio dall’invasione turca nelle loro terre.

Il paese non resta estraneo agli episo­di di brigantaggio (1800-1809) che vedono la formazione di bande organizzate e che proseguono dopo l'unificazione del Regno d'Italia.

Il patrimonio culturale

Pignola è il paese dei “cento portali”, anzi in realtà se ne contano circa 200, in pietra scolpita, lungo il bel centro storico della città impreziosito anche da artistici mascheroni.

Ogni portale presenta forme e caratteristiche differenti tra loro, aspetto che li rende ancora più attraenti, e realizzati dalle mani sapienti di scalpellini che hanno frequentato la scuola locale della lavorazione della pietra.

Il borgo antico è un vero gioiello architettonico in cui le abitazioni si sviluppano fino al punto più alto e panoramico, dove svetta la chiesa madre dedicata a Santa Maria Maggiore, e sono uniti tra loro da ripidi vicoletti e scalinate appese.

Tra queste ultime, caratteristica è la “Piscinia” che si inerpica con il suo andamento semicircolare fra i bei palazzi d’epoca sei-settecentesca - a loro volta ornati dai già noti portali – alcuni dei quali quasi circondano la piazza Vittorio Emanuele, che per la sua forma irregolare è molto simile ad una conchiglia.

Proprio nel cuore del paese è possibile visitare il Museo scenografico del costume e della civiltà rurale di Pignola in cui si è colti dalla forte suggestione evocativa di simboli dell’universo contadino resa dalla mostra permanente di costumi popolari e tradizionali femminili.

I sapori

I piatti della tradizione contadina, con predominanza di pasta fatta in casa e legumi, danno valore alla cucina pignolese.

E sono proprio i legumi ad impreziosire le portate, in particolare il “Fagiolo rosso scritto di Pantano di Pignola”, elemento indispensabile nella preparazione della cuccia, minestra di legumi, o con la pasta fatta a mano, soprattutto con i cavatelli, ma anche per la valorizzazione di piatti rinomati della cucina lucana.

Questo tipico fagiolo rosso si distingue e ha conquistato una sempre maggiore fama soprattutto per i particolari metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura, che contribuiscono a renderlo apprezzabile a partire dal suo aspetto: tondo ovoidale, con fondo beige e screziature rosso scure, da cui deriva il singolare nome.

Natura e Parchi

Pignola è un paese di montagna totalmente immerso nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese, noto per le sue spiccate bellezze naturalistiche e un insieme di spazi verdi affascinanti.

Il parco è caratterizzato anche da un'eccezionale biodiversità animale, con spazi acquatici popolati da diversi anfibi, e vegetale tra alberi, fiori e varie specie naturali, al punto che chiunque raggiunga l’area verde resta folgorato dagli incantevoli scenari ambientali che la caratterizzano.

Nel cuore del Parco dell’Appennino lucano, a pochi chilometri da Potenza, e in territorio di Pignola, si sviluppa la località turistica di Sellata – Arioso che, totalmente imbiancata, nella stagione invernale offre straordinari scenari e occasioni di divertimento agli amanti degli sport sulla neve grazie alla presenza di attrezzati impianti sciistici, garantendo appassionanti escursioni in estate.

Da non perdere poi, in località Pantano di Pignola, a brevissima distanza da Potenza, la Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF Lago Pantano, un altro gioiello ambientale che comprende percorsi natura attrezzati, una ricca vegetazione tra prati e aree coltivate che circondano il lago, e numerose specie di uccelli che lo sorvolano rendendolo meta ideale per gli amanti del birdwatching.

Il patrimonio religioso

In uno dei più bei punti panoramici di Pignola svetta la chiesa madre di Santa Maria Maggiore, che non è l’unico tesoro sacro meritevole di essere ammirato.

Risalente al XIII secolo, ma ricostruita nel XVIII, all’esterno è arricchita dal quattrocentesco campanile, mentre al suo interno custodisce preziose opere d’arte, molte delle quali sono tele firmate da Giovanni De Gregorio, detto "Il Pietrafesa", pittore nato a Satriano di Lucania e morto proprio a Pignola nel 1653, il cui corpo, secondo la tradizione, sarebbe sepolto nel pilastro a sinistra del presbiterio della chiesa madre.

Da vedere è anche la chiesa di Sant’Antonio Abate per il suo splendido portale settecentesco e per la Porta del Giubileo (1999) opera bronzea di Antonio Masini, uno dei più apprezzati artisti lucani contemporanei. Annesso a questo tempio è il binomio sacro-profano che predomina nel Palio di Sant’Antonio Abate, in occasione del quale tra gli scoscesi vicoli del paese, il 16 gennaio, va in scena un’avvincente corsa di muli e cavalli.

Bella anche la chiesa di San Rocco, o dell’Assunta, in passato parte di un convento rinascimentale non più esistente. A due navate, vi si accede attraverso un portale seicentesco, che a sua volta incornicia un’altra porta bronzea realizzata in onore di Papa Giovanni Paolo II, dopo la sua morte, da Marco Santoro, scultore lucano.

Un po’ fuori dal paese, in località Pantano, magari dopo una passeggiata attorno al meraviglioso lago, si può far visita al santuario della Madonna degli Angeli, Patrona del paese, in cui è conservata la statua in oro zecchino raffigurante la Vergine. In suo onore si svolge ogni anno una intensa festa religiosa con tratti folcloristici.

Sport

Paradiso per gli amanti dello sport e della natura, il territorio di Pignola offre una moltitudine di alternative e luoghi.

Non lontano dal paese, nel cuore del Parco nazionale dell’Appennino Lucano - Val d’Agri – Lagonegrese, si staglia il comprensorio sciistico Pierfaone - Sellata - Arioso che si sviluppa in uno splendido paesaggio attraversato da boschi di faggi secolari, a pochi chilometri dalla città di Potenza.

Il comprensorio mette a disposizione degli sciatori una seggiovia biposto che conduce proprio in vetta al Monte Pierfaone (1737 m), consentendo così di accedere a due piste di differente livello di difficoltà, una rossa, più semplice, e una nera, denominata “Pietra del Tasso”, che offre 6 impianti di risalita e 10 piste, per un totale di circa 8 chilometri che spaziano dai 1350 metri della Sellata fino ai 1740 m del Monte Pierfaone e ai 1710 m del Monte Arioso.

Da qui lo sciatore può soddisfare il suo desiderio di lanciarsi e vivere al meglio l’emozione che questo sport regala, ma anche sentirsi parte di una dimensione ambientale di straordinario impatto in cui oltre allo sci alpino e allo sci di fondo, è consentito praticare anche nordic walking, passeggiate con le ciaspole, e utilizzare aree libere dove è garantito il divertimento con slittini e bob.

Outdoor

Nello straordinario scenario del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, in cui Pignola ricade, si possono praticare escursioni di ogni genere e livello, percorrendo sentieri che attraversano paesaggi incantevoli.

Nel perimetro del parco sono allestiti comodi spazi pic nic per momenti di ristoro e relax, ma il riposo all’aria aperta è garantito anche sulle distese di verde che circondano l’area per godere della magica atmosfera che circonda l’intero spazio. Nel territorio circostante sono consentite anche piacevoli passeggiate a cavallo, trekking, cicloturismo mountain bike.

I sentieri aperti nei borghi circostanti ben si prestano per gli amanti di mountain bike alla ricerca di percorsi avventurosi e unici.

In particolare, nei boschi del monte Pierfaone, tra cinque piste in discesa con differenti livelli di difficoltà e impianti di risalita per le esigenze di tutti i bikers, trovano la giusta dimensione gli amanti di esperienze avventurose da vivere lungo percorsi che si snodano tra paraboliche, salti e passerelle.

Ma il territorio di Pignola è dotato anche di una ricchezza ambientale come la splendida Riserva naturale regionale e Oasi WWF Lago Pantano, nell’omonima località. Non lontano da Potenza, l’area protetta è molto frequentata in ogni momento dell’anno per gli amanti del jogging o di semplici passeggiate.

Dotata di percorsi natura attrezzati con pontili e capanni di avvistamento, è anche location ideale per gli amanti del birdwatching, oltre a offrire percorsi mountain bike e un campo di tiro con l'arco. Nei dintorni sono inoltre disponibili maneggi, piste per il karting e il volo a bordo di velivoli ultraleggeri a disposizione dei visitatori, spesso consistenti in scolaresche, c’è anche un orto didattico e un’area gioco per i bimbi. La riserva è sede anche di un Centro di Educazione ambientale e di un Centro recupero animali selvatici. 

www.comune.pignola.pz.it

prolocoilportale.altervista.org

www.parcoappenninolucano.it

www.novaterralucana.com

www.pierfaonebikepark.it

www.skisellata.it

www.sciareinbasilicata.it

 

 


Muro Lucano

Muro Lucano è noto come “borgo presepe” per la struttura urbanistica costruita su uno sperone di roccia calcarea cui appaiono come aggrappate l’una dietro l’altra le caratteristiche abitazioni in una suggestiva suggestione scenografica.

A fare da sfondo è lo scenario naturalistico della valle del Marmo Platano in cui il paese ricade, nella provincia di Potenza. Nel suo centro antico si riflettono le varie fasi storiche che lo hanno attraversato, dal quartiere Pianello - il più antico e abbellito da una originale illuminazione, in cui sopravvive l’influenza romana - al punto più alto - dove forte è l’impronta medievale testimoniata dal monumentale castello che, illuminato, di sera, insieme all’ex Palazzo vescovile offre uno spettacolo imperdibile – per arrivare alla zona caratterizzata da edifici di epoca rinascimentale.

Palazzi gentilizi, piccole piazze e vicoli scoscesi costituiscono il patrimonio architettonico di Muro Lucano impreziosito da portali e archi di notevole interesse artistico.

Storia e religione si intrecciano in questo paese che ha dato i natali a San Gerardo Maiella (Muro Lucano 1726 - Materdomini 1755), Patrono della Basilicata, e dove ha trovato la morte, all’interno del castello, la Regina Giovanna I di Napoli.

La storia

Si racconta che nel territorio di Muro Lucano sia stata combattuta la leggendaria battaglia tra Annibale e Marcello, nel 210 a.C., proprio lì dove sono stati rinvenuti i resti di mura megalitiche e i ruderi di un monastero basiliano.

Il primo centro abitato pare si trovasse presso la Raia San Basile, a pochi chilometri dal paese odierno, un antico municipio romano, noto come Numistro.

Muro Lucano ha subito diverse dominazioni: dai longobardi passa ai normanni, sotto i quali (1050) viene eretto a sede di diocesi e proprio con questa fase coincide l’edificazione del santuario diocesano di Santa Maria delle Grazie e della cattedrale di San Nicola.

Durante la presenza angioina in paese assume particolare rilievo il castello scelto dalla regina Giovanna I come residenza estiva per poi trovarvi la morte nel 1382. A lei ogni anno è dedicata una consolidata rievocazione storica.

Sarà poi la volta degli aragonesi e di diverse famiglie che eserciteranno un’influenza significativa sulla vita e sulla organizzazione del paese e della popolazione.

Il patrimonio culturale

Muro Lucano è il paese natale di San Gerardo Maiella, Patrono della Basilicata, ma è anche uno dei borghi più belli della regione, in cui dall’alto dell’abitato si può ammirare il maestoso castello medievale (IX sec.). Qui nel 1382 trova la morte la regina Giovanna I di Napoli.

Soprattutto di sera, illuminato, insieme all’ex palazzo vescovile, il maniero offre un intimo spettacolo scenografico.

Mentre il primo nucleo del castello, rappresentato dalla torre posta alla sinistra dell'attuale ingresso, è attribuito ai longobardi, nei secoli si sono succeduti diversi interventi anche da parte degli angioini e poi degli Orsini, come l’abbattimento del ponte levatoio e la costruzione di un nuovo fabbricato appoggiato alle due torri.

Nel rione Pianello, il più antico del borgo, si trova la casa natale (1726) di San Gerardo Maiella, Patrono della Basilicata, nel tempo trasformata in una casa-cappella a lui dedicata. Tra gli altri luoghi che ricostruiscono l’infanzia del santo e ne mantengono vivo il ricordo si distingue la chiesa della Madonna di Capodigiano, che, secondo una leggenda, il Santo da bambino raggiungeva per venerare la statua della Vergine.

Proprio lungo questo percorso è stato strutturato l’”itinerario geraradino”, quello che dal rione Pianello condice a Capodigiano, lungo le pendici delle Ripe, attraversando la zona dei mulini e il ponte medievale sul torrente Rescio ancora visibili. Un percorso culturale-religioso che consente al visitatore di godere anche delle bellezze paesaggistiche presenti sul tratto attraversato

I sapori

Il tartufo è una delle prelibatezze della cucina murese, il cui profumo e sapore si propaga nella preparazione di invitanti piatti. D’altronde la sua produzione spontanea nel sottobosco che interessa il territorio del bel paese lo rende un elemento costante e prezioso nelle ricette locali.

Pasta fatta in casa, come lagane e fagioli, cavateli con la mollica, tagliolini con il latte, ma anche acquasale, patate e fagioli, dolci con le castagne sono alcuni degli squisiti piatti che si possono assaporare durante i pasti a Muro Lucano. A base di legumi e granoturco merita di essere assaggiata anche la “cuccia”, un piatto saporito e originale.

Natura e Parchi

Sul territorio di Muro Lucano insistono spazi naturali di straordinario fascino, come le due grotte note anche come “vucculi”, in dialetto locale “botole” o “nascondigli”.

A circa 18 chilometri dal paese le grotte, considerate le più importanti formazioni carsiche presenti in Basilicata, sorgono in località Bosco Grande, a 1100 metri d’altitudine. Lunghi circa 1220 metri, i vucculi sono caratterizzati da stalattiti, stalagmiti, colonne e vele di insolita e affascinante bellezza, frutto dell’instancabile lavoro dell’acqua nel corso dei secoli.

Da tempo note ai pastori del luogo, sono state scoperte solo negli anni ’90 del secolo scorso. Entrambe le grotte, sin dal momento della loro scoperta, hanno suscitato e suscitano l’interesse di gruppi di speleologi attratti dagli stretti percorsi tra le rocce, che man mano assumono aspetti singolari ma intriganti fino a raggiungere un lago, il punto più basso di questo piccolo microambiente.

Il patrimonio religioso

Un’atmosfera intima e spirituale avvolge il borgo presepe di Muro Lucano, che ha dato i natali a San Gerardo Maiella, Patrono della Basilicata.

Un patrimonio religioso e artistico di inestimabile valore appartiene al grazioso comune del potentino, a partire dalla sua splendida cattedrale dedicata a San Nicola distrutta e riedificata a causa di diversi terremoti.

A due chilometri dall’abitato, di particolare valore storico e artistico è poi il santuario della Madonna di Capodigiano (XII - XIII sec.) o Maria Santissima delle Grazie, nel quale San Gerardo, bambino, si recava per venerare la statua della Madonna con il Bambino.

Interessanti sono senza dubbio, alle falde della collina, il convento di Sant’Antonio, con annessa chiesa di Sant’Andrea Apostolo (XV), che custodisce le statue lignee della Madonna di Pompei e dell'Assunta, oltre al bel soffitto a cassettoni e una statua di Sant’Antonio (XVII sec.), la chiesa di San Marco Evangelista (XVI), in cui è conservata una tela raffigurante la Madonna in gloria (XVIII sec.) e, infine, le chiese della Madonna del Soccorso (XVII) e della Madonna della Neve (XVI).

LA CATTEDRALE DI SAN NICOLA

Proprio attigua al castello medioevale, sul punto più alto del borgo, svetta il tempio risalente ai secoli XII e XIII che negli anni, a causa di numerosi terremoti ha subito vari interventi di restauro che ne hanno mutato l’originario aspetto di chiesa rupestre in quello attuale.

A navata unica e a croce latina, all’interno si può ammirare una pregevole tela dedicata alla Madonna del Rosario, e nota come “Quadro della regina Giovanna”, della metà del XVI sec., opera del pittore fiammingo Cornelio Sammet. Sugli altari laterali, si distinguono diversi dipinti del ‘700, raffiguranti “Santi e anime purganti”, un bel crocifisso in legno policromo dorato del XVI sec. e alcune statue in terracotta del XVIII e XIX secolo raffiguranti i personaggi del presepe.

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DI CAPODIGIANO O SANTA MARIA DELLE GRAZIE

A circa 2 chilometri dall’abitato, in località Capodigiano, sorge la chiesa di Santa Maria delle Grazie, (XII-XIII sec.), con interno a tre navate e pilastri quadrati.

ll Santuario della Madonna di Capodigiano ha un particolare significato perché qui, solo e avvolto da profonda devozione, si recava San Gerardo bambino per venerare la statua raffigurante la Madonna con Bambino.

L’edificio è stato realizzato dal maestro Sarolo di Muro su un luogo di culto preesistente. La facciata, decorata da tre leoni e un’ara circolare, di età tardo imperiale, è impreziosita da un portale bronzeo realizzato nel 1998. Ad attrarre fedeli nel santuario è ancora la statua lignea intagliata, dipinta e stuccata raffigurante la Madonna col Bambino, databile tra il XIV e il XV secolo.

Outdoor

Riconosciuto sito di interesse comunitario (SIC) della Basilicata, il Monte Paritiello, alto 1445, è un’oasi naturale ricca di boschi e habitat ideale di varie specie faunistiche.

Compresa nell’Appennino Lucano, l’area verde è attraversata da numerosi boschi, soprattutto faggete a quote medio-alte, e specie floristiche, per questo è spesso meta di visitatori che amano perdersi nella natura per esplorarne le peculiarità più intime.

Il Monte Paritiello è particolarmente frequentato in estate, quando l’intera Montagna Grande di Muro Lucano, dove si possono ammirare giganteschi esemplari di faggio, è luogo di incontro grazie all’organizzazione di manifestazioni a tema o entusiasmanti escursioni.

Nei boschi che circondano l’abitato del “borgo presepe” di Muro Lucano non è raro individuare alcune specie di tartufo nero o del famoso tartufo bianco, il cui profumo e sapore spesso domina sulle tavoli muresi impreziosite da piatti succulenti.

Archeologia

Varie zone archeologiche sorgono nella vallata in cui ricade Muro Lucano, come in località Raia S. Basilio, dove sorgeva l’antica Numistro, luogo di scontro fra Annibale e Marcello (210 a.C.), ma di straordinario valore è il Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano.

Il museo ha sede presso l'ex seminario vescovile in cui ospita le attestazioni del territorio della Basilicata nord-occidentale. Il percorso di visita si articola su tre piani in senso cronologico con diverse sezioni: la prima illustra i risultati degli scavi condotti nell’insediamento di Baragiano, attraverso la ricostruzione di un settore della necropoli arcaica in cui sono stati ricollocati i più importanti corredi funerari; la seconda è dedicata alla fase lucana; la terza documenta il processo di romanizzazione dell’area, attraverso testimonianze provenienti dalle necropoli e dalle numerose ville individuate nel territorio.

Una sezione, infine, è dedicata al mestiere dell’archeologo e alle diverse fasi dello scavo.

www.comune.murolucano.pz.gov.it

www.archeobasilicata.beniculturali.it

Approfondisci la figura di San Gerardo Maiella su Basilicata Sacra

 


Laurenzana

Il comune di Laurenzana rientra all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese.

Il suo grazioso abitato è dominato dai resti del castello risalente al XIII secolo, poco distante dal quale sorge la Riserva dell'Abetina, un ambiente naturale di straordinaria bellezza attraversata da oltre trecento ettari di boschi popolati da magnifici esemplari di abete bianco e faggi. Questa stupenda area verde è meta di visitatori amanti della natura e di escursioni da organizzare tanto durante la stagione invernale quanto nei mesi più caldi.

Non mancano interessanti edifici sacri da ammirare insieme alle opere d’arte in  essi custoditi.

La storia

Si può affermare che le origini di Laurenzana risalgono con molta probabilità al XII secolo, epoca in cui i Normanni, puntando sulla posizione strategica del paese, edificano il castello.

Il paese subisce diverse dominazioni e, successivamente a quella aragonese, viene acquisito da diverse famiglie feudali.

Da un documento del 1154, il Catalogo dei Baroni, emerge che Guglielmo, figlio di Matteo di Tito, è il feudatario normanno di Laurenzana.

termine del regno svevo si  registra l'avvento degli Angioini e nel 1442 il feudo di Laurenzana passa nelle mani degli Aragonesi. Dal 1454 nel possesso del feudo di Laurenzana si avvicendano diverse famiglie baronali: dagli Orsini Del Balzo ai conti Poderico, cui seguono i Loffredo, i conti Filangieri e i De Ruggiero, quindi i Gaetani D'Aragona. Fino ai primi decenni del novecento il vecchio castello di Laurenzana viene abitato dai Quarti di Belgioioso.

Il patrimonio culturale

Raggiunto il centro storico di Laurenzana non si resiste alla tentazione di percorrerne le stradine che conducono fino al castello, o a quanto di esso resta, in cima alla rupe.

In posizione dominante rispetto all’abitato e collegato per secoli da un ponte di legno, il maniero è stato roccaforte bizantina e longobarda, per assumere le sembianze di castello durante il periodo normanno.

La cinta muraria e la torretta circolare rappresentano le tracce più antiche dell’originaria costruzione dalla quale, comunque, emerge l’originaria maestosità enfatizzata dall’illuminazione notturna.

I sapori

La cucina di Laurenzana ha un sapore antico, tra ingredienti genuini e ricette rivisitate.

I piatti tipici sono quelli della tradizione contadina in cui non può mancare la pasta fatta in casa, come in gran parte della Basilicata, associata a legumi e a sughi intensi anche a base di carne.

Da non perdere, senz’altro, i “ferriciedd” (ferretti) con la mollica, ma un piatto davvero indimenticabile è rappresentato dalle cosiddette “patan alla runzanese”, secondo il dialetto locale, squisite patate ripiene di salame e uova.

Natura e Parchi

Compreso nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’agri Lagonegrese, Laurenzana è il comune nel cui territorio rientra l’affascinante Abetina di Laurenzana.

La Riserva regionale si estende su una superficie di 330 ettari ed è caratterizzata da diverse specie vegetali tra cui predomina il raro abete bianco, oltre ad esemplari di faggi e querce.

L’area è popolata anche da numerosi animali come il lupo e il gatto selvatico, la lepre, il ghiro e il quercino, né mancano anche volatili, quali il nibbio reale, lo sparviero, la poiana e il gheppio. La riserva è aperta tutto l'anno e per questo consente visite guidate anche a scolaresche.

Nella vallata tra i comuni di Trivigno, Anzi, Albano di Lucania e Laurenzana è inoltre “incastonato” il Lago di Ponte Fontanelle, meglio noto come Diga della Camastra, un suggestivo lago scelto dagli appassionati per  la pratica della pesca di diverse specie dalle trote, carpe e persici reali.

Il patrimonio religioso

Non molto distante dal castello feudale si può raggiungere la chiesa madre di Laurenzana, dedicata all’Assunta, la quale svetta su un ampio sperone roccioso.

Se la sua costruzione viene completata nel 1222, con la consacrazione al culto di Santa Maria de Plateis, risale invece aI 1707 l’edificazione del campanile a pianta quadrata a cinque livelli sullo strapiombo roccioso, mentre nel 1723 la chiesa viene riconsacrata a Santa Maria Assunta.

Dell'arredo settecentesco ancora oggi sono visibili il soffitto ligneo della zona presbiteriale, il coro, gli armadi della sacrestia e i dipinti murali sui soprarchi della navata centrale. Sul soffitto della navata centrale si possono inoltre ammirare affreschi attribuiti al Colonna e dipinti su tela, come quello raffigurante la Santissima Trinità e Santi del Pietrafesa. Molto significativa è anche la tela raffigurante la Madonna con in braccio Gesù, un angelo, San Gaetano alle spalle di San Filippo Neri.

Interessante è anche il convento francescano di Santa Maria della Neve in cui si possono ammirare monumenti di valore storico e di pregio artistico. In alcune vele del chiostro sono ancora riconoscibili gli episodi della vita di San Francesco e del Beato Egidio da Laurenzana.

www.comune.laurenzana.pz.it

www.parcoappenninolucano.it

 


Filiano

Questo minuscolo comune della provincia di Potenza ha una singolare struttura urbanistica che lo vede letteralmente aggrappato al suo nucleo centrale.

Filiano sorge sulla dorsale montuosa dell’Appennino Nord-Occidentale lucano, il suo nome è legato a due contesti distanti tra loro ma che insieme contribuiscono a renderlo particolarmente attraente agli occhi del visitatore.

Nell’enogastronomia locale si distingue il Pecorino di Filiano Dop, formaggio dal gusto unico e saporito, “figlio” della tradizione casearia che contraddistingue il paese, sotto il profilo archeologico spiccano le pitture rupestri venute alla luce in contrada Tuppo dei Sassi, risalenti al Paleomesolitico e raffiguranti scene di caccia. Curiosa è poi la conformazione dell’abitato, se si considera che si snoda lungo 35 contrade sparse in sette frazioni.

La storia

Diversi studi attestano che Filiano è sempre stato abitato dall’uomo e valide testimonianze attestano che ciò sia avvenuto già a partire dal Paleolitico.

Il suo nome evoca con molta probabilità l’attività della filatura della lana. Quanto alla sua storia essa si incrocia con diverse vicende legate al vicinissimo comune di Avigliano, sempre della provincia di Potenza, dal quale Filiano diviene indipendente nel 1951.

In base a determinati studi si può affermare quasi con certezza che in epoca aragonese (1440) nel paesino si sono diffuse le prime costruzioni di capanne evolute, in seguito, in nuclei abitativi poi sfociati nelle odierne contrade e frazioni che attraversano il territorio di Filiano.

È bene sottolineare, però, che i primi veri insediamenti sono attestati a partire dal 1600 e solo nel 1806 si è intensificata la crescita demografica dei singoli centri.

Il patrimonio culturale

A pochissimi chilometri da Filiano sorge, maestoso, il castello di Lagopesole, frazione di Avigliano, luogo in cui l’Imperatore svevo Federico II, amava rifugiarsi per dedicarsi all’arte venatoria, una delle sue passioni.

L’affascinante maniero medievale si lascia ammirare, adagiato com’è, su una collinetta che sorge sui fiumi Ofanto e Bradano e domina il borgo di Lagopesole. Il castello è un massiccio blocco rettangolare articolato su due piani e caratterizzato da due cortili, uno maggiore e uno minore, e una torre contraddistinta da una muratura bugnata nella parte superiore, tipica dell’architettura sveva.

Il cortile maggiore rimanda all'ampliamento intrapreso da Federico II (1242) sui resti delle precedenti costruzioni normanno-sveve e angioine e comprende anche una vasta cisterna e una grande cappella. E proprio la cappella, in stile romanico, distingue questo splendido maniero dagli altri attribuiti a Federico II di Svevia, essendo l’unico esempio di luogo di culto rispetto a quelli dell'epoca imperiale. Così come appare oggi, seppur restaurato negli anni novanta, il castello conserva le modifiche volute dall’intervento di Carlo I d'Angiò.

Nell'Ottocento, rifugio dei briganti capeggiati da Carmine Crocco, oggi il castello è location prediletta per prestigiose iniziative culturali, in particolare “Il Mondo di Federico II”, che grazie ad un Museo Narrante e ad una multivisione dagli effetti scenici straordinari racconta la vita di corte al tempo dell’Imperatore Svevo.

I sapori

Colture cerealicole e allevamenti di ovini e caprini nutrono la gastronomia di Filiano, noto per il rinomato Pecorino DOP.

Al centro di una sagra che ha superato i quarant’anni d’età e che ogni anno a settembre attira visitatori da ogni punto della regione e non solo, il Pecorino di Filiano DOP è un gustoso formaggio ottenuto dalla lavorazione di latte di animali allevati al pascolo e fatto stagionare in caratteristiche grotte naturali che ne esaltano le proprietà organolettiche.

L’antica arte della caseificazione, nel territorio di Filiano, si tramanda di generazione in generazione e non si limita al solo Pecorino a marchio DOP, dal momento che sono particolarmente apprezzati anche formaggio caprino, cacioricotta e ricotte stagionate.

Natura e Parchi

Tra natura e cultura. Il territorio di Filiano è interessato dalla Riserva Naturale “I Pisconi” custode di pitture rupestri venute alla luce in contrada Tuppo dei Sassi, risalenti al Paleomesolitico e raffiguranti scene di caccia.

La Riserva si sviluppa su un territorio collinare e ospita una ricca fauna la cui presenza è favorita dalla densa vegetazione costituita per lo più da boschi di querce, cerri, frassini. Tra le specie animali si distinguono lupo, gatto selvatico, donnola e faina e non mancano i rapaci, quali nibbio reale e poiana.

In località Tuppo dei Sassi sono stati individuati i resti di una grotta, denominata Riparo Ranaldi, dal nome dell’archeologo che la individuò nel 1966, sulla cui parete sono incise pitture rupestri in ocra rossa che raffigurano animali risalenti al Paleomesolitico.

Il patrimonio religioso

Seppur piccolo, il grazioso comune di Filiano è custode di tempi sacri come la più recente chiesa di Santa Maria del Rosario e quella più antica di San Giuseppe.

Situata nell’estremità opposta del paese, la chiesa di santa Maria del Rosario presenta un’ampia facciata in pietra di taglio cui fa da sfondo, sul lato destro, il campanile in pietra bianca lavorata, il quale svetta, imponente, sulla Valle di Vitalba. Ad una sola navata presenta un soffitto a volte sorretto da pilastri e l’altare maggiore in marmo. A segnare la chiusura della navata sono due statue lignee, a destra la Madonna del Rosario con il Bambino in braccio, a sinistra il Sacro Cuore dalla Passione di Gesù.

Sicuramente più antica è la chiesa di san Giuseppe che, ad unica navata, è caratterizzata da un soffitto a volte sorretto da pilastri. L’altare maggiore, dedicato alla Madonna del Rosario, è rivestito in marmo mentre gli altri, dedicati all’Addolorata, all’Incoronata e a San Giuseppe, sono in muratura. Questa chiesa si distingue particolarmente per l'artigianalità della sua realizzazione.

Outdoor

La Riserva Naturale “I Pisconi” è un’oasi di pace fitta di bosco dove è possibile percorrere itinerari per famiglie con bambini o escursionisti a piedi e in bicicletta.

Si tratta del luogo ideale per gli amanti della natura ai quali sono offerti percorsi brevi o per escursionisti in mountain bike. L’area è meta di molti turisti che oltre a volersi far avvolgere dall’abbraccio della foresta fitta di boschi di aceri, cerri e frassini, siano interessati alle scoperte archeologiche che hanno interessato una zona della riserva.

Consentito solo a piedi, l’accesso alla località Tuppo dei Sassi, proprio all’ingresso della riserva schiude agli occhi del visitatore uno spettacolo unico.

Archeologia

Nel territorio di Filiano si possono ammirare le cosiddette Pitture Rupestri scoperte nel 1966. Si tratta di pitture in ocra rossa stese direttamente sulla roccia.

Tutti a figure rosse e stese sulla roccia arenaria calcarea con le dita, suggestivi dipinti murali caratterizzano una parete del sito preistorico denominato “Riparo Ranaldi”, in località Tuppo dei Sassi, a Filiano.

Queste piccole immagini incise su una grotta rappresentano gruppi di quadrupedi, probabilmente cervi, simboli arborei e figure antropomorfe ed evidenziano la capacità degli insediamenti umani di quest’area di riprodurre in forme artistiche alcuni aspetti della vita quotidiana e del rapporto con la natura.

www.comune.filiano.pz.it

www.prolocofiliano.it

www.pecorinofiliano.it

www.castellodilagopesole.com

www.prolocolagopesole.it

www.ilmondodifederco.it

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La Riserva Naturale Antropologica "I Pisconi"