Viggianello

È il “paese delle ginestre”, per le infinite distese della gialla cortina di fiori di ginestra che soprattutto in maggio avvolge il suo paesaggio, incastonato nel suggestivo scenario dei monti del massiccio del Pollino, appeso a strapiombio sulla valle del Mercure.

Per le sue meraviglie paesaggistiche e le straordinarie testimonianze storiche e artistiche, Viggianello è meta di curiosi visitatori disposti a lasciarsi incantare dalle sue risorse legate anche alla tradizione, al folklore e alla devozione popolare.

Il paese incluso nella più estesa area verde protetta italiana, il Parco Nazionale del Pollino, ospita uno dei “Carnevali” più antichi e apprezzati della tradizione lucana, ma è anche location di uno degli otto riti arborei, noti anche come “matrimoni tra gli alberi”, che si celebrano in Basilicata.

Nel mese di maggio si festeggia, in un’atmosfera di intensa solennità, la Madonna del Carmelo di Viggianello, nella frazione Pedali, un rito legato ai raccolti del grano e alla fertilità dei campi.

Ogni momento dell’anno è dunque quello giusto per scoprire questo piccolo angolo di Basilicata!

La storia

Fonti discordanti si pronunciano rispetto alla fondazione di Viggianello, per alcune legate ad insediamenti di monaci basiliani risalenti al X secolo, per altre a profughi achei in seguito alla distruzione di Sibari, anche per la presenza, nelle località Spidarea e Serra di ritrovamenti abitativi.

Sta di fatto che la presenza umana sul territorio si consolida con l'arrivo dei Romani, coloro cui si deve l’edficazione del castello, ai quali subentrano i Longobardi e i Bizantini, come attestano le numerose laure eremitiche abitate dai monaci basiliani e da numerosi ruderi di antiche chiese e conventi. Sarà poi la volta dei Saraceni, insediatisi nel rione Ravita.

Ai Normanni si deve, invece, il consolidamento dell'insediamento sulla collina di Viggianello grazie alla creazione della roccaforte con torre quadrata e della chiesa del castello dedicata a San Nicola, di cui sono visibili solo pochi ruderi). Diverse famiglie si succedono inoltre nel dominio di Viggianello: prima la principessa Mabilia, figlia di Roberto il Guiscardo, poi la famiglia feudale Chiaromonte e molti altri ancora.

Con gli svevi la roccaforte assume le sembianze dei tipici manieri federiciani e nel castello dimora anche l'Imperatore svevo Federico II. Nel XV Viggianello è feudo della famiglia dei Sanseverino, per poi passare in mano ai Della Ratta.

Viggianello partecipa attivamente alle fasi dell'Unità d'Italia ed è teatro di scontro fra briganti ed esercito piemontese.

Il patrimonio culturale

Al visitatore non può sfuggire la suggestiva posizione del paese, abbarbicato com’è, con le case disposte a gradinate, sul verde declivio del monte Serra, dominato dai resti del castello feudale e con il suo centro storico attraversato da affascinanti palazzi storici.

Il maniero, costruito da Guglielmo il Guiscardo su una precedente struttura longobarda e residenza dell'Imperatore Federico II di Svevia per ben due volte, sorge sul punto più alto dell'abitato e ancora oggi è visibile l'antica cisterna.

Ai piedi del centro storico si possono ammirare le laure bizantine, resti della Nuova Tebaide e risalenti al IX, né passano inosservati gli edifici signorili come Palazzo Mastropaolo (XVII sec.), con portone in legno scolpito, e Palazzo Caporale (XVII sec.), oggi anche museo privato con arredi d'epoca, oggetti, armi antiche, libri ed affreschi di scuola napoletana.

I sapori

Una tradizione che si tramanda di padre in figlio quella della cucina viggianellese  in cui predominano grano, peperoni, patate, fave, pomodori, ceci e ortaggi, tutti di derivazione locale.

Pasta di casa e carne, salumi e formaggi, ma anche funghi e prodotti del sottobosco costituiscono risorse imperdibili per il palato dei buongustai che difficilmente, infatti, potrebbero resistere davanti a un bel piatto di “rasckatìeddi”, fusilli, o “kavatìeddi”, gnocchi, per non parlare della “frascàtula”, polenta, o della “minestra ‘mbastata”, minestra “impastata” con patate e verdure di stagione.

Da non tralasciare sono anche la “rappasciona”, un misto di cereali e legumi, i “rafajùoli” (ravioli) o i “Tagghjulìni ku u làtt”, tagliolini con il latte. Tra i secondi si distinguono anche la “brasciòla”, involtini di carne di maiale, la frittata “ku zzafaràni e sauzìzzu”, frittata con peperoni e salsiccia), o i deliziosi “rummulèddi”, polpette. I dolci più tradizionali, tra gli altri, sono la “ciciràta”, struffoli e le “rosecatàrr”, chiacchiere.

Natura e Parchi

Non si percepisce il trascorrere del tempo quando ci si immerge nella splendida cornice del territorio di Viggianello, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, in cui ricadono aree di indescrivibile bellezza, tanto da ispirare escursioni e passeggiate nei boschi senza porsi limiti di tempo né spazio.

Da non perdere sono gli straordinari panorami che regala Piano Ruggio, un altipiano di formazione carsica racchiuso tra Serra del Prete e Monte Grattaculo, nelle immediate vicinanze di Viggianello, nel cui territorio ha origine il fiume Mercure-Lao.

Inoltrandosi nel parco ci si imbatte in fitti boschi di faggio, abeti e castagni e altipiani erbosi, per arrivare ad ammirare la pregiata specie arborea dei secolari Pini Loricati, visibili soprattutto sulla cima di Serra di Crispo, nota anche come il “Giardino degli Dei”.

Il parco è popolato da esemplari di lupo appenninico, cinghiali e caprioli, scoiattoli, istrici e lontre, ma anche picchi e gufi reali, ed è caratterizzato dalle vette più alte dell’intero arco appenninico meridionale, sorvolate da aquile reali, falchi pellegrini e gheppi.

Il patrimonio religioso

Nel paese di recente incluso tra i “Borghi più belli d’Italia”, si può scoprire un ricco patrimonio religioso costituito da chiese e opere d’arte di valore.

Come nel caso della chiesa madre dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, in stile gotico e a tre navate, nella quale sono conservate tele databili tra '600 e '700, un pregiato fonte battesimale cinquecentesco in alabastro, e poi acquasantiere in marmo bianco (XIX sec.) e uno spettacolare organo a canne del 1880. Nel tempio sono custodite anche una bellissima statua lignea e una reliquia della Santa Patrona.

Da non perdere anche la settecentesca chiesa di San Francesco, con la sua facciata incorniciata da due lesene, con al di sopra del timpano un'edicola che funge da campanile. Tra le più antiche chiese del paese deve essere ricordata quella dell’Assunta, edificata dai principi di Sanseverino nel XVI secolo, ma interessante è anche la cappella di San Sebastiano, di origine bizantina e ristrutturata nel XV secolo.

Nei pressi si trova il Calvario, opera in pietra locale (1611) costituita da una base, da una colonna, su cui sono riprodotti alcuni simboli della Crocifissione: la scala, la tenaglia, il martello, i chiodi, la freccia e la corona di spine, e da un capitello di stile corinzio. In località Zarafa, infine, sono ancora conservati i ruderi dell'Abbazia di Santa Maria del Soccorso..

Tra devozione e tradizione, ogni anno, la terza domenica di agosto, nella frazione Pedali, si svolge il pellegrinaggio in onore della Madonna del Carmelo di Viggianello.

Carnevale

Carri allegorici e Pagliarino, la maschera tipica, sono i protagonisti indiscussi del “Carnilivaru i Pagghia", il carnevale di "paglia” di Viggianello.

Rami di salice modellati da mani agili prendono forma fino a realizzare gigantesche strutture poi ricoperte con gironali e carta pesta. La sfilata dei carri allegorici e dei gruppi mascherati si ripete in due momenti diversi, ma in entrambi i casi raggiungono livelli allegorici e folkloristici assoluti.

A Pedali, la parte nuova di Viggianello, tutto ha luogo la domenica che precede il Martedì Grasso, mentre nel centro storico la sfilata si tiene il giorno dello stesso Martedì Grasso.

Nella frazione di Pedali è ambientato anche il divertente processo al “Carnevale di Paglia”, che si conclude con il rito del rogo cui viene condannato un fantoccio di paglia. Il tradizionale carnevale di Viggianello regala così ai suoi spettatori suggestioni uniche che si fondono alla meraviglia del paesaggio circostante e alla bontà dei sapori del posto.

Riti arborei

Un rito di origine pagana che nei corso dei tempi ha incontrato la tradizione cristiana si svolge ogni anno a Viggianello, un evento da non perdere per la solennità che lo contraddistingue.

"L’a Pitu e la rocca" è il rito arboreo che si ripete per tre volte all’anno in tre località differenti del paese: nella prima settimana dopo Pasqua in contrada Pedali, la parte più nuova, e nell’ultima settimana di agosto nel centro storico,  dove i festeggiamenti coincidono con le celebrazioni religiose in onore del Protettore, San Francesco di Paola.

Nel secondo fine settimana di settembre il “matrimonio” tra due piante ha luogo in località Zarafa, in nome della Madonna del Soccorso.

Lo spettatore che ha la fortuna di trovarsi in questi luoghi nelle date dell’evento ha l’opportunità di assistere ad un rito ancestrale coinvolgente, nel corso del quale un albero di faggio o di cerro, “l’a’ pitu”, e un abete, la “rocca”, vengono scelti e abbattuti nei boschi del Parco Nazionale del Pollino e poi trasportati robusti animali in un corteo che si snoda lungo le strade del territorio di Viggianello.

Come in tutti gli altri riti arborei della Basilicata, anche in questo caso il momento più intenso è quello dell’unione delle due piante, simbolo della natura in festa e dei suoi indissolubili misteri.

Sport

Nel territorio di Viggianello, come in quelli di Terranova di Pollino e Rotonda, gli appassionati di sport invernali possono soddisfare le proprie passioni praticando sci di fondo, sci escursionismo e altre attività, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino.

Proprio nel comune di Viggianello, a 1500 metri, si può raggiungere la località sciistica Piano Ruggio, dal fascino indescrivibile dal momento che il pianoro è circondato da cime che svettano fino ai 2000 metri di altezza. La pista da fondo ed escursionismo si estende per 22 chilometri fino al caratteristico Belvedere del Malvento, un vero e proprio balcone naturale.

Gli sciatori che decidono di trascorrere le proprie vacanze invernali nel Parco Nazionale del Pollino possono lasciarsi stupire anche da suggestive ciaspolate e ciaspoluna, piacevoli e semplici passeggiate notturne con le racchette da neve, attività che consentono di scoprire la magia dei boschi. Per i più piccoli sono disponibili spazi in cui divertirsi con slittini e bob.

Outdoor

Ci sono punti nel territorio di Viggianello che, se raggiunti, colpiscono al cuore del visitatore per la bellezza degli scenari prospettati ai suoi occhi.

Escursioni e passeggiate nel Parco del Pollino, l’area protetta nazionale in cui il paese ricade, sono indispensabili per chi va alla scoperta di una dimensione ambientale strabiliante.

Tra gli innumerevoli percorsi possibili si distingue certamente quello che ha come meta la sommità del monte Serra, alle cui pendici sorge Viggianello, da cui è garantita una vista senza pari sull’intera valle del fiume Mercure-Lao. Proprio da Viggianello il corso d’acqua scivola lungo la valle e verso i boschi, mutando il suo nome in Lao, nel quale si praticano anche avvincenti attività di rafting.

Intraprendendo, in alternativa, un itinerario che mira verso Piano Ruggio, un altipiano di formazione carsica, si attraversano strade tortuose che si inerpicano tra boschi e scorci panoramici che sarà difficile dimenticare.

Un altro percorso appassionante può avere il suo start in Colle Impisio, da cui partono le escursioni più emozionanti alla scoperta del monte Pollino e della Serra Dolcedorme, la cima più alta, o anche verso il valico della Grande Porta del Pollino, così denominata perché rappresenta una terrazza panoramica naturale.

Qui si trova uno dei più antichi esemplari di pini loricati, simboli del Parco, per tutti “Zì Peppe”. La specie arborea dal tronco sinuoso popola fortemente anche la Serra del Crispo, nota anche come Giardino degli Dei, raggiungibile ancora da Colle Impisio in circa tre ore e mezzo di cammino.

Archeologia

In diversi punti del territorio di Viggianello sono stati condotti scavi archeologici che hanno portato alla luce interessanti reperti.

Alle località Spidarea e Valle Laura appartengono numerosi cocci di anfore, vasi a figure rosse e piatti, ma anche armature e mura.

Sul colle Serra ancora oggi si incrociano antichi percorsi viari che conducevano in Calabria e nella Valle del Sinni utilizzati da importanti personaggi storici nei loro spostamenti. Ciò a dimostrazione del fatto che durante la dominazione greca, lucana e romana la popolazione si è concentrata in nuclei abitativi ai piedi degli attuali insediamenti di Viggianello e Pedali, in prossimità dei corsi d'acqua che scaricano nel Mercure-Lao.

www.comune.viggianello.pz.it

www.parcopollino.gov.it

www.borghitalia.it

Sciare a Viggianello

Sciare in Basilicata

Approfondisci il culto della Madonna del Carmelo di Viggianello sul Pollino su Basilicata Sacra

Approfondisci il Carnevale e il Rito Arboreo di Viggianello su Miti e Riti di Basilicata

 


San Severino Lucano

San Severino Lucano è un caratteristico paese del Parco Nazionale del Pollino, meta ideale per gli amanti della natura e location di innovativi eventi culturali e musicali, ma anche meta di un suggestivo pellegrinaggio.

Il suo nome è legato ad una natura incontaminata impreziosita da numerosi corsi d'acqua, come i torrenti Frido e Peschiera, che solca con il suo scorrere il Bosco Magnano, uno degli ambienti più suggestivi di questo spazio verde di Basilicata.

Ma San Severino Lucano è soprattutto il punto di partenza e il punto di arrivo di uno dei pellegrinaggi più sentiti in Basilicata, quello in onore della Madonna del Pollino.

La statua della Madonna ogni anno, a maggio, è condotta a spalla da instancabili fedeli dalla Chiesa Madre del paese, fino al santuario, sul sacro monte, per fare ritorno a San Severino, la seconda domenica di settembre.

Il Pollino Music Festival e Arte Pollino sono le due declinazioni artistiche e culturali grazie alle quali, soprattutto il estate, San Severino diventa un teatro, non più solo naturale, a cielo aperto.

La storia

Il paese sorge nei primi venti anni del XVI secolo e il suo nome deriva dai San Severino, cui per lungo tempo è appartenuto il feudo.

I primi insediamenti stabili, però, a San Severino affiorano tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500.

In quanto paese di recente fondazione tra gli avvenimenti salienti della sua storia occorre certamente ricordare che, in seguito all'abolizione della feudalità, il paese si struttura a tutti gli effetti come comune nel 1806.

Dopo l’Unità d’Italia (1860), San Severino non sfugge al fenomeno del brigantaggio, come gran parte dei comuni lucani, ma anche per la conformazione del suo territorio che ben si prestava a offrire rifugi e nascondigli.

Il patrimonio culturale

Nell’accogliente borgo di San Severino Lucano si individuano piccoli tesori architettonici e culturali che comunicano l’intima atmosfera del borgo.

Percorrendone il centro storico, dove nella parte centrale si individua subito la chiesa madre di Maria Santissima degli Angeli, si è sorpresi da portali lapidei e palazzi databili nella seconda metà del XIX secolo e da suggestivi i vicoletti tipici dei paesi di montagna su cui affacciano balconcini decorati di fiori.

Nel territorio di San Severino si riconoscono inoltre anche caratteristiche architetture come i mulini.

Una delle vere attrazioni artistico-culturali, letteralmente calata nel paesaggio del territorio di San Severino, esattamente in località Timpa della Guardia, è l’opera di arte contemporanea “RB- RIDE”, la “Giostra rallentata” di Carsten Höller.

Costituita da una giostra panoramica con 12 braccia, dal movimento lentissimo, l'opera favorisce la contemplazione del paesaggio naturale mozzafiato che si può godere da quel punto del Parco Nazionale del Pollino.

L’originale attrattiva compone un percorso di arte contemporanea insieme ad altre grandi opere permanenti realizzate da artisti di fama mondiale per i paesi del Pollino.

I sapori

Una cucina povera e genuina quella di San Severino impreziosita da ricette innovative che esaltano i prodotti tipici dell’intera area del Pollino.

Tra i primi piatti si possono degustare le ottime orecchiette fatte a mano, note come "rascadietti" le saporite tagliatelle con i fagioli, "Lagane e fasul'".

Molto buoni sono i salumi ricavati da animali allevati nello stesso territorio, così come i formaggi, dal pecorino al caciocavallo. Ottimi anche i funghi tipici del sottobosco del Pollino e non è raro poter degustare nelle saporite portate proposte gli squisiti prodotti del Pollino dai peperoni “cruschi” Igp di Senise alla Melanzana rossa Dop di Rotonda.

Tra le carni predomina l’utilizzo di capretto al forno, agnello e vitello alla brace, oltre a specialità più decise come le "mazzacorde", interiora condite con aglio, prezzemolo e peperoncino, o il "suffritto", fegato e interiora al sugo.

Natura e Parchi

San Severino Lucano ricade nel cuore del Parco Nazionale del Pollino che, diviso tra la Basilicata e la Calabria, con i suoi 192.000 ettari, è il più esteso d’Italia.

Considerato uno dei massicci più belli e caratterizzanti dell’Appennino Lucano, la sua denominazione deriva dalla vetta del massiccio del Pollino, il Mons Apollineum, che gli Achei definirono monte di Apollo, individuandolo un po’ nell’Olimpo, per la sua imponenza tale da sfiorare quasi il cielo.

Lungo itinerari e percorsi accattivanti ci si inoltra in fitti boschi di faggio e cerri, come Bosco Magnano situato nei pressi di San Severino Lucano, ma anche di abeti e castagni e altipiani erbosi.

Ma un "incontro" magico è quello con i sinuosi, fieri e secolari, i Pini Loricati, simbolo del parco, visibili soprattutto sulla cima di Serra di Crispo, denominata il “Giardino degli Dei” proprio perché considerata uno dei santuari di questa rara specie arborea dal tronco contorto.

Tra queste distese si aggirano esemplari di lupo appenninico, cinghiali e caprioli, scoiattoli, istrici e lontre, ma anche picchi e gufi reali. Caratterizzato dalle vette più alte dell’intero arco appenninico meridionale, sorvolate da aquile reali, falchi pellegrini e gheppi, senz’altro va menzionata Serra Dolcedorme, “tetto” del parco.

Corsi d’acqua, come i torrenti Frido e Peschiera che interessano proprio il territorio di San Severino Lucano, e affioramenti rocciosi, profonde faglie e inquietanti voragini attraversano il Parco del Pollino, “popolato” anche da fossili risalenti a decine di migliaia di anni fa, come lo scheletro di un Elepfhas antiquus italicus, alto quattro metri e vissuto circa settecentomila anni fa rinvenuto nelle Valli del Mercure e attualmente custodito nel Museo Naturalistico e Peleontologico di Rotonda, sede del Parco.

Natura, sport e cultura si coniugano in questa straordinaria area verde della Basilicata scrigno non solo di bellezze ambientali ma anche di musei in cui aleggiano antiche memorie, storia e tradizioni della civiltà contadina e delle comunità arbëreshë.

Il patrimonio religioso

La chiesa madre di Maria Santissima degli Angeli e il Santuario della Madonna del Pollino sono il cuore sacro di San Severino Lucano, “teatro” di uno dei più sentiti pellegrinaggi mariani della Basilicata, quello in onore della Madonna del Pollino.

Ogni anno la prima domenica di giugno la statua della Vergine parte dalla chiesa madre, in piazza Marconi, in cui dimora tutto l’anno, per raggiungere, condotta a spalla da instancabili fedeli, il santuario sul sacro monte, dove rimane fino alla seconda domenica di settembre per fare poi il percorso inverso.

Dall’imponente architettura in stile romanico, la chiesa di Maria Santissima degli Angeli è a tre navate e al suo interno si accede attraverso un pregevole portale. Subito si nota una bella volta lignea e, man mano che ci si addentra, si svelano i nove altari di marmo multicolore e un suggestivo crocifisso ligneo del ‘500.

Il settecentesco santuario della Madonna di Pollino, in posizione dominante su uno sperone roccioso delle pendici settentrionali del monte Pollino, a oltre 1550 metri, sembra sia stato edificato proprio laddove la Madonna sarebbe apparsa per la prima volta ad un pastorello.

Molto semplice nella sua struttura è rifugio dell’anima e del cuore dei fedeli che da giugno a settembre fanno visita alla Madonna.

A pochi metri dal santuario cattura lo sguardo di ogni pellegrino la splendida scultura in bronzo, alta oltre due metri, realizzata dall’artista olandese Daphnè Du Barry, raffigurante la Vergine, con il Bambino tra le braccia e protese verso chi la osserva, quasi nell’atto di donare il proprio Figlio al mondo.

Outdoor

Escursioni a piedi, a cavallo o in mountain bike, percorsi per esperti o per famiglie che desiderano godere semplicemente dello straordinario paesaggio circostante. Il territorio di San Severino Lucano è una tappa imperdibile per tutti gli amanti della natura.

Proprio l’area del Santuario della Madonna del Pollino costituisce uno degli ideali punti di partenza per escursioni alla volta delle vette più alte del Parco del Pollino: da Serra di Crispo a Serra delle Ciavole, dal Monte Pollino a Serra del Prete e Dolcedorme.

Tutti i percorsi consentono di entrare a diretto contatto con le immense distese di faggi, abeti e pini Loricati che insistono nel parco.
A seconda degli itinerari intrapresi ci si ritrova anche all’interno dell’immenso Bosco Magnano, magari costeggiando i torrenti Frido e Peschiera, circondati dalla mista vegetazione di cerri e faggi ma anche ontani, pioppi e aceri.

Ottimale per gli amanti del trekking o di semplici passeggiate, per questo consigliata anche a famiglie con bambini, l’area può essere percorsa anche in mountain bike dai più esperti.

Ci si ritrova così tra cascate e laghetti, ambienti rupestri e rocce monumentali ricche di biodiversità.

www.comune.sanseverinolucano.pz.it

www.sanseverinolucano.com

www.parcopollino.gov.it

www.artepollinobasilicata.it

Guida Trekking e MTB

Approfondisci il Pellegrinaggio in onore della Madonna del Pollino su Basilicata Sacra

 

 


Senise

Senise è uno dei principali paesi nel cuore della più estesa area protetta italiana, il Parco Nazionale del Pollino, nella valle del fiume Sinni.

Nel suo territorio insiste la diga di Monte Cotugno, l’invaso artificiale più grande d'Europa, spesso scelto dalla Federazione Nazionale dei Canottieri Lucani per le sue più importanti manifestazioni.

Il borgo antico, di origini normanne, si sviluppa ai piedi del castello medioevale ed è un inestricabile labirinto di viuzze, case antiche, e vicoli decorati da preziose e croccanti collane purpuree lasciate essiccare al sole sui balconi: i Peperoni “Cruschi” Igp, prelibatezza lucana ormai nota anche oltre i confini regionali e protagonista della rinomata sagra enogastronomica “U Strittul ru Zafaran”.

Il paesaggio che circonda Senise è attraversato da immense distese di uliveti e siti naturali ricchi di vegetazione, mentre la “base” del paese culmina nei “Giardini”, appezzamenti di terreno di straordinario impatto che scendono verso il torrente Serrapotamo.

Il paese ha dato i natali a Nicola Sole (Senise 1821 – Senise 1859), patriota, poeta e avvocato italiano.

La storia

Ciò che resta di una villa rinvenuta in località San Filippo lascia intendere che Senise esistesse già in epoca romana imperiale, così come il rinvenimento degli “Ori di Senise”, oggi custoditi nel Museo Nazionale di Napoli, dimostra la presenza dei longobardi nel VII secolo.

La fondazione dell'odierno centro abitato risale, però, all’epoca normanna, come dimostra l’edificazione di un antecedente castello (1200), attorno al quale si costituisce il primo nucleo abitato.

In seguito alla dominazione degli angioini, la fortezza viene ricostruita (1400) in posizione più elevata e il centro urbano si sviluppa fino a raggiungere l'intera collina. Fino all’800 l'impianto urbanistico di Senise non subisce alterazioni, compreso nella cinta muraria, ma la realizzazione, a partire dal XVIII secolo, di palazzi nobiliari.

Il patrimonio culturale

Il castello medioevale, il Museo Etnografico del senisese, i numerosi palazzi nobiliari e le antiche chiese costituiscono un ricco patrimonio attorno a cui strutturare un entusiasmante itinerario culturale.

Il centro storico è attraversato da vicoletti, gradinate e case rurali dai caratteristici muri in mattoni crudi costituiti da argilla e paglia, che salgono fino al castello, fondato nel 1200 ma ricostruito nel 1400.

All’interno del borgo antico ci si imbatte in importanti palazzi nobiliari edificati tra ‘400 e ‘700, tra i quali si distinguono senza dubbio quello del patriota, poeta e avvocato italiano Nicola Sole (Senise 1821 – Senise 1859), ma anche Palazzo Barletta e Palazzo Fortunato, quest’ultimo sede dell’interessante Museo etnografico del Senise che espone manufatti di artigianato e oggetti della cultura popolare della zona.

Non lasciano indifferenti i bei portali in pietra dalla elaborata lavorazione. Non da meno è il Museo comunale di archeologia Antiquarium.

IL MUSEO ETNOGRAFICO DEL SENISESE

Sorge in pieno centro storico e sorge in un palazzo nobiliare del XV secolo.

In un’ampia sala si può ammirare la parte più ricca della collezione, per lo più oggetti di uso quotidiano, attrezzi del lavoro contadino, strumenti per la tessitura, abiti d’epoca.

L’allestimento culmina in una stanza in cui sono esposti cimeli ecclesiastici e un presepe permanente ambientato a Senise, oltre ad una saletta in cui vengono proiettate in loop foto d’epoca.

I sapori

Senise è il paese dei Peperoni “Cruschi” Igp che, lasciati essiccare al sole, in lunghe collane purpuree, decorano i vicoli del centro antico e impreziosiscono originali ricette.

Soli, con la pasta fatta a mano, in particolare gli “strascinati, o il baccalà, sono motivo d’orgoglio per la cucina lucana, una sorpresa per chi li scopre, una irrinunciabile conferma per chi li conosce già. Per il sapore dolciastro e la croccantezza inconfondibile i Peperoni “Cruschi” Igp di Senise sono proposti in primi e secondi piatti.

Ad agosto a questa tipicità è dedicata la sacra “Le giornate del Peperone di Senise. U Strittul ru Zafaran”.

In molte ricette predomina anche il saporito e profumato fungo carboncello, ma le varie portate si distinguono finocchi e fagioli, lagane e porri e la “licurda”, un piatto di cipolle fresche. Tra i dolci imperdibili sono le zeppole, le crispe, e gli stuzzicanti fichi secchi ripieni.

Tra un pasto e l’altro si possono assaporare anche saporiti  formaggi dalla lavorazione artigianale, come pecorino, oltre all’ottima salsiccia, il tutto annaffiato da corposi vini locali.

Natura e Parchi

Il Parco Nazionale del Pollino, con i suoi 192.000 ettari, è l’area verde protetta più estesa d’Italia, e proprio qui, nel versante lucano, sorge il paese di Senise nel cui territorio insiste la diga di Monte Cotugno, l’invaso artificiale più grande d'Europa.

Realizzata tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso lungo il corso del  Sinni, la diga è un maestoso impianto di raccolta idrica ottenuto con lo sbarramento del fiume e punto favorevole per gli amanti dell’attività ittica e il canottaggio, ma anche luogo ideale per girovagare in bicicletta o passeggiare ammirando il meraviglioso paesaggio circostante.

Addentrandosi nel Parco Nazionale del Pollino, in cui Senise ricade, si possono percorrere itinerari accattivanti che conducono in fitti boschi di faggio, abeti e castagni e altipiani erbosi, fino ad “incontrare” sinuosi, fieri e secolari, i Pini Loricati, simbolo del parco, visibili soprattutto sulla cima di Serra di Crispo, denominata il “Giardino degli Dei” proprio perché considerata uno dei santuari di questa rara specie arborea dal tronco contorto.

Tra queste distese si aggirano esemplari di lupo appenninico, cinghiali e caprioli, scoiattoli, istrici e lontre, ma anche picchi e gufi reali.

Caratterizzato dalle vette più alte dell’intero arco appenninico meridionale, sorvolate da aquile reali, falchi pellegrini e gheppi, senz’altro va menzionata Serra Dolcedorme, “tetto” del parco. Corsi d’acqua e affioramenti rocciosi, profonde faglie e inquietanti voragini attraversano il Parco del Pollino, “popolato” anche da fossili risalenti a decine di migliaia di anni fa, come lo scheletro di un Elepfhas antiquus italicus, vissuto circa settecentomila anni fa, oggi custodito nel Museo Naturalistico e Peleontologico di Rotonda, sede del Parco.

Nella località Castelmarino, nel Comune di Senise (PZ), in mezzo al paesaggio suggestivo del Lago di Montecotugno, l'invaso artificiale su terra battuta più grande d'Europa e terzo al mondo, si erge l’Osservatorio Avifaunistico del Lago di Montecotugno. Realizzato come centro di studio e di ricerca per le numerose specie presenti sul posto, si possono osservare civette, aironi, germani, alzavole, anatre, gallinelle d’acqua, picchi rossi, merli, nibbi reali e cornacchie. Luogo di paesaggi incantati e di natura selvaggia è ideale per gli appassionati di ornitologia, di birdwatching e di fotografia. Circondato da ambienti diversissimi come verdi praterie, dove poter praticare passeggiate a cavallo o a piedi e per i più esperti trekking o arrampicata, oppure da colline desertiche, dove poter praticare cross in mountain bike.

Il patrimonio religioso

Tra i vicoli e le antiche casette del centro storico di Senise si lasciano ammirare alcuni luoghi di culto che ne costituiscono il pregevole patrimonio sacro.

All’ingresso del paese ecco il convento di San Francesco, della seconda metà del XIII secolo. Artisticamente lodevole, il chiostro del complesso è decorato da lunette in cui campeggiano affreschi attribuiti a Nicola da Novi e a Girolamo Todisco.

Proprio sul fianco settentrionale del convento svetta la chiesa di Santa Maria degli Angeli, la cui facciata è impreziosita da uno splendido portale gotico, mentre all’interno, a navata unica e con decorazioni del XVIII secolo in stile barocco, alzando lo sguardo lascia senza parole il bel soffitto a cassettoni, oltre a un coro ligneo intagliato (prima metà del XVI sec.).

Splendido, dietro l’altare maggiore, il maestoso polittico (1523) di Simone da Firenze, con al centro la Madonna col Bambino fra Santi, nella parte superiore la Crocifissione e, in basso, il Cristo Risorto. Con il suo imponente campanile, crollato circa un secolo fa e ricostruito da maestranze locali, la chiesa madre dedicata a Santa Maria della Visitazione della precedente struttura conserva il soffitto a capriata.

Sport

Il territorio senisese è un punto strategico per gli amanti di alcuni sport dal canottaggio alla pesca, nella Diga di Monte Cotugno, allo sci, nell’anima più profonda del Parco Nazionale del Pollino in cui Senise ricade.

La Federazione Nazionale dei Canottieri Lucani ha scelto spesso il Lago di Senise, l’invaso artificiale più grande d'Europa, per le coinvolgenti manifestazioni di canottaggio con atleti provenienti da tutta Italia.

D’altronde il meraviglioso paesaggio del Parco Nazionale del Pollino rende lo spettacolo sportivo delle regate davvero avvincente e suggestivo in cui trova piena soddisfazione il binomio sport-ambiente.

Accade anche per gli sport prettamente invernali, perché proprio qui, su uno dei massicci più belli e caratterizzanti dell’Appennino lucano, quando la neve imbianca totalmente le sue vette, il Pollino diventa uno straordinario luogo di incontro per gli amanti dello sci.

Tra i comuni di Rotonda, Viggianello e Terranova di Pollino è possibile praticare sci di fondo, sci escursionismo e altri sport di montagna. Particolarmente suggestive sono le ciaspolate e ciaspoluna, piacevoli e semplici passeggiate anche notturne con le racchette da neve, attività queste che consentono di scoprire la magia dei boschi. Per i più piccoli sono disponibili spazi in cui divertirsi con slittini e bob.

Outdoor

Attività en plein air trovano piena realizzazione nell’incantevole spazio ambientale e naturale che circonda e caratterizza il comune di Senise.

Soprattutto in primavera e autunno, quando i raggi del sole non sono particolarmente caldi e penetranti, gli amanti della pesca non possono non beneficiare del divertimento offerto dalla Diga di Monte Cotugno, fra i maggiori invasi in terra battuta realizzati in Europa.

L’immenso specchio d’acqua, però, non si presta solo come punto favorevole per l’attività ittica, ma è anche luogo ideale per girovagare in bicicletta o passeggiare ammirando il meraviglioso paesaggio circostante.

Tutta l’incontaminata area protetta del Parco Nazionale del Pollino, in realtà, offre al visitatore l’imbarazzo della scelta a seconda delle attitudini. Si può scegliere così di intraprendere percorsi di trekking a piedi, a cavallo o in mountain bike, rafting lungo il fiume Lao, nordic walking, ma anche torrentismo e canyoning, nelle Gole del Raganello o, ancora, arrampicata e free climbing.

 

www.comune.senise.pz.it

www.parcopollino.gov.it

www.assa-onlus.it

http://www.argentovivosenise.it/osservatorio.html

Sciare in Basilicata

 


Teana

Paesaggi incontaminati ed echi di storia che riconducono le sue origini all'antica Magna Grecia - al punto da voler far derivare il suo nome dalla moglie di Pitagora, Teana, che pare qui trascorresse le sue estati - Teana è un piccolissimo e gradevole comune compreso nel Parco Nazionale del Pollino.

Definito la "piccola Mesopotamia", il borgo è favorito dalla vicinanza della Diga di Monte Cotugno, l’invaso artificiale più grande d’Europa, e nel suo grazioso centro urbano di impianto medioevale presenta stradette contorte con vicoli ciechi sui quali un tempo sorgeva la rocca dei longobardi.

Qui si celebra uno dei più curiosi e originali carnevali della Basilicata.

La storia

Sorto tra il X e l’XI secolo, periodo di dominio longobardo, Teana è un paese storicamente agricolo, in passato noto per la coltura del baco da seta. Presto diviene un centro religioso abitato da monaci basiliani.

Se alcune fonti fanno derivare il suo nome da quello della moglie di Pitagora, "Teana" - e non a caso la leggenda vuole che il paese sia stato fondato da appartenenti alla scuola pitagorica - altri attribuiscono la fondazione del borgo ad antichi coloni greci, altri ancora la rimandano al greco “teganos”, per la conformazione rocciosa del sito di Teana.

Acquistata dal conte di Missanello, viene poi rivenduta alla famiglia dei Donnaperna di Senise, con il titolo di “Baronia”.

Una grande peste distrugge Teana nel 1656, successivamente colta anche da un grosso incendio.

Il patrimonio culturale

Teana è il paese delle sculture monumentali di Marino di Teana (Teana 1920 – Périgny 2012), riconosciuto dalla critica internazionale come uno dei maggiori scultori di metallo del XX secolo.

Le opere di rara bellezza sono allestite in un museo “a cielo aperto”, in diversi punti del borgo.

Il percorso scultoreo consiste in cinque istallazioni di diversa ma ugualmente affascinante fattura: in marmo bianco di Carrara è la “Nave siderale”, collocata nello splendido Palazzo Lecce, poi ” Alba”, sistemata all'interno del centro storico, in prossimità della casa natale dell'artista e del Museo della civiltà contadina.

Tutte le altre si possono ammirare davanti al Municipio: “Federico II Hohenstaufen a cavallo”, in bronzo e “Omaggio al Mediterraneo” e ” Omaggio a Lao-Tse”, in acciaio.

Altri lavori di Marino sono esposti in Francia, Germania, Stati Uniti, Canada, Italia.

I principali monumenti che si possono ammirare in paese sono i ruderi del castello longobardo, la chiesa della Madonna del Carmine e le cappelle di San Cristofaro e di Santa Maria delle Grazie.

Da visitare è senz’altro anche il Museo della Civiltà Contadina, in cui è conservata un’interessante raccolta di oggetti d’uso quotidiano e strumenti di lavoro, tipici della civiltà agro-pastorale. L’intera collezione di oggetti consta di oltre 250 pezzi, provenienti dal territorio di Teana e da tutto il Senisese.

 

Il patrimonio religioso

La chiesa madre di Teana, dedicata alla Madonna del Carmine è una delle più belle del circondario ma purtroppo devastata dal terremoto del 1857 che ne ha fatto crollare la lamia sovrastante oltre che due livel­li e la cupola del campanile.

Imponente nella struttura, presenta due bei portali in pietra bianca, il principale è ad arco e affiancato da due lesene con capitelli, eleganti decori su pietra, invece, impreziosiscono quello più piccolo su cui si notano anche due lesene sormontate da una trabeazione a sua volta sovrastata da un'immagine della Madonna con Bambino.

Sul lato svetta il campanile a base quadrata con copertura a cuspide. Delicati stucchi abbelliscono l’interno, la cui volta a botte presenta pregevoli affreschi, ma da ammirare è anche il quadro dell' Annunziata sulla sinistra dell'altare maggiore in marmi policromi. Nel centro storico si trova anche la chiesa di San Cristofaro.

I sapori

Le eccellenze prodotte nel territorio di Teana si riconoscono per la genuinità e resistere è davvero  impossibile.

Tra i piatti tipici ci sono i "rasckatiell di miskiglio", pasta fatta in casa preparata con un mix di farina di grano e di legumi, in particolare fave e ceci, poi condita con pomodori freschi e basilico; ottimi sono anche i "maccaruni cà millica", un’altra prelibata tipologia di pasta casereccia, questa volta condita con la mollica di pane. A completare il paniere di bontà: vino, salumi, miele e formaggi.

Natura e Parchi

Tra i monti Caramola e Volturino, attraversata dai torrenti Cannalia e Sammarella e dalla fiumara Serrapotamo, Teana sorge nell’anima più profonda del Parco Nazionale del Pollino, assumendo il tipico aspetto “mesopotanico”, favorito, dalla vicinanza dell’invaso di Monte Cotugno, il più grande invaso tra quelli artificiali europei.

Meta di turisti  alla ricerca di paesaggi naturali e incontaminati, l’invaso è la location ideale per lasciarsi andare ad appassionanti escursioni a piedi o in bicicletta. Incantevoli sono i panorami che si stagliano attorno alla Serra San Giovanni o a quella del Moreto, ma in breve tempo si può raggiungere anche la verde località del Vallone.

Carnevale

Improvvisazione, istinto, curiosità caratterizzano "L’Urs e U’ Carnuluvar", il carnevale di Teana, uno dei più noti e seguiti in terra lucana.

Protagonisti principali sono L’Orso e il Carnevale e proprio nei confronti di quest’ultimo, l’ultimo sabato, è ambientato il “processo”, parodia della “Passione di Gesù”.

Un folto corteo di maschere, fin dalle prime ore del mattino, sfila nel bosco vicino al paese, dove si incontrano i personaggi più caratteristici: la “sposa” e lo “sposo” vestiti di tutto punto, quattro carabinieri rigorosamente in divisa, un prete, un giudice e due medici.

Nessuno parla per non essere riconosciuto, l’unico a pronunciare una parola, e sempre la stessa, “salsiccia”, è “u’ Pezzente”, mendicante che cammina sostenuto da un bastone e raccimola denari e cibo in una sacca di juta.

Tutta vestita di nero c’è poi “Quaremma”, pazzamente innamorata di Carnevale, suo marito, un povero contadino ormai perso nei fumi dell’alcol, trascinato barcollante da due carabinieri. Tra le maschere si distingue anche l’Orso, figura selvaggia dall’andatura minacciosa.

Questo strano ma vivace corteo si spinge fin nel centro storico tra balli e canti in dialetto, finché non si assiste alla fucilazione del “Carnuluvar”.

Outdoor

L’incantevole spazio ambientale e naturale che circonda e caratterizza Teana non è solo una risorsa da ammirare, ma da vivere in ogni suo angolo.

Dalle escursioni nei dintorni della Diga di Monte Cotugno - l’immenso specchio d’acqua punto favorevole alla pesca sportiva, ma anche luogo ideale per passeggiate in bicicletta o a piedi - alle numerose attività che l’immensa area verde del Pollino consente di praticare tra percorsi trekking, mountain bike, rafting lungo il fiume Lao, nordic walking, ma anche torrentismo e canyoning, nelle Gole del Raganello o, ancora, arrampicata e free climbing.

Da non perdere il percorso naturalistico alla scoperta di panorami mozzafiato che si possono ammirare lungo i sentieri che portano alla Serra San Giovanni o a quella del Moreto o, ancora, per recarsi alle verdi sorgenti del Vallone.

È disponibile, inoltre, una pista ciclopedonale che collega il centro abitato di Teana con il bosco La Serra

www.comune.teana.pz.it

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Approfondisci il Carnevale di Teana su Miti e Riti di Basilicata

 


Terranova di Pollino

Terranova di Pollino è uno dei paesi più caratteristici del versante lucano del Parco Nazionale del Pollino, di cui è considerato, in un certo senso, la porta naturale di accesso.

Il suo caratteristico abitato si sviluppa nella parte più alta del Sarmento dove i colori, meravigliosi, variano a seconda delle luci del giorno conferendo al paesaggio viste indimenticabili per i turisti.

Meta soprattutto di chi va alla ricerca di itinerari naturalistici impervi e selvaggi, attraversando il territorio di Terranova di Pollino si toccano località dal fascino inequivocabile e location ideali per le attività all’aria aperta più estreme, come torrentismo, rafting e kayak.

La storia

Le origini di Terranova di Pollino risalgono al XVI secolo, fondata come feudo dello Stato dell’attuale Noepoli, oggi Noia.

Sarà infatti denominata Terranovella di Noia, vale a dire “terra di recente insediamento”, fino al XIX secolo. Dal momento che i principi di Noia avevano l’intenzione di incrementare la vastità dei propri possedimenti Terranovella diviene il luogo in cui favorire l'insediamento di coloni.

Il patrimonio culturale

Diversi edifici di interesse storico arricchiscono il borgo di Terranova di Pollino, come  i palazzi Virgallita e Rusciani.

L’ultimo risale al 1893 ed è caratterizzato da una bella scalinata interna. Di pregio e particolare interesse storico e artistico sono le chiese, tra le quali merita di essere visitata quella madre dedicata a San Francesco da Paola (XVI sec.); la cappella della Madonna delle Grazie (XVI sec.); il santuario della Madonna della Pietà e la cappella di Sant'Antonio (XVI sec.).

I sapori

Prodotti di montagna dal sapore di un tempo e preparati secondo ricette tradizionali ma sempre gustose.

Tra le specialità gastronomiche di Terranova di Pollino predominano la pasta fatta in casa, spesso associata ai noti peperoni “cruschi” Igp di Senise, una varietà di salumi dalla salsiccia alla soppressata, dal capocollo alla pancetta. Molto diffusa tra i secondi piatti è la carne di capretto o agnello cotta sulla brace, dal profumo inconfondibile e invitante.

Particolarmente stuzzicanti sono i fichi secchi con le noci, il sanguinaccio di maiale, dolci con miele o marmellata di castagne.

Natura e Parchi

Terranova di Pollino è una delle principali destinazioni individuate dagli escursionisti intenzionati a scoprire le maggiori vette del parco.

Per la sua posizione, infatti, il paese è un’ottima via di accesso alla Serra Dolcedorme (2267), considerato il tetto assoluto del parco,  alla Serra delle Ciavole (2127) e al monte Pollino (2248).

La lussureggiante vegetazione di boschi di faggi e di castagno è tipica nel territorio dove, peraltro, si possono ammirare gli straordinari esemplari dei secolari Pini Loricati, simbolo del parco del Pollino, visibili soprattutto sulla cima di Serra di Crispo (2053), denominata il “Giardino degli Dei” proprio perché considerata uno dei santuari di questa rara specie arborea dal tronco contorto.

Nel territorio di Terranova di Pollino, all’interno dell’area verde protetta più estesa d’Italia (con i suoi 192.000 ettari), insistono l’imponente parete rocciosa Timpa Falconara, che domina il paesaggio della valle, l’alto sperone Timpa di Pietrasasso, oltre 50 metri di roccia ofiolitica, e poi il lago Duglia, sul versante settentrionale della Serra di Crispo, la gola della Garavina, profonda fenditura sul cui fondo scorre il Sarmento, proprio nella parte a monte dell'abitato di Terranova e, ancora il lago Fondo, alle pendici della Serra di Crispo.

Di particolare suggestione è poi la sorgente Catusa, vicina all’omonima contrada in cui si trova la grotta dei briganti, con su incisi i nomi di quelli che vi si rifugiarono.

Il patrimonio religioso

Diverse chiese si possono visitare a Terranova di Pollino, ciascuna con una sua peculiarità artistica e storica.

Di grande valore artistico è la chiesa madre di San Francesco da Paola, (XVI sec.) che dell’antica costruzione conserva solo il portone principale in legno di pino loricato e alcuni ornamenti marmorei.

All’interno, a tre navate, con pilastri e archi a tutto sesto, si può ammirare un dipinto su tela con la Madonna delle Grazie con e i santi Carlo Borromeo e Francesco d’Assisi, del pittore lucano Attilio De Laurentis.

Molto bella è anche la pala raffigurante la Madonna del Rosario circondata da 15 pannelli con i misteri del Santo Rosario e la statua lignea di San Francesco da Paola (XVIII sec.). Da visitare è poi la chiesa della Madonna delle Grazie per il pregevole dipinto del XVIII secolo di scuola fiorentina, raffigurante la Madonna delle Grazie e San Lorenzo Vinovo.

Non molto distante dal centro abitato, in località Santa Maria delle Grazie, suggestiva è l’omonima cappella (1626) con portone in legno di pino loricato, all’interno impreziosita da un’acquasantiera in pietra e, sull’altare maggiore, da una tela raffigurante la Madonna della Grazie fra Santi (XVII sec.).

Ogni anno, ai margini del bosco e a pochi chilometri dal paese, un pellegrinaggio molto sentito dalla popolazione del posto guida un gran numero dei fedeli al Santuario di Santa Maria della Pietà, per ricondurre la statua della Madonna in paese. Dietro l’altare spiccano affreschi di un ignoto pittore locale.

Carnevale

A Pit’ di Terranova di Pollino è uno degli otto riti arborei lucani che da secoli si rinnovano tra il Parco Regionale di Gallipoli Cognato e il Parco Nazionale del Pollino, tra sacro e profano.

A differenza degli altri, quello di Terranova di Pollino non celebra il “matrimonio tra gli alberi”, pur restando fedele al copione nella fase del taglio dell’albero nei giorni che precedono la festa.

Questo straordinario rituale ancestrale coincide con la festa di Sant’Antonio da Padova, il 13 giugno, giorno in cui si procede all’innalzamento e alla scalata dell’abete, in dialetto "a pit’", e culmina proprio con la processione in onore del santo.

Nei giorni precedenti l’albero viene tagliato, in località Cugno dell’Acero, e ha inizio il trasporto a spalla da parte  degli uomini del posto.

Sport

Tra i comuni di Terranova di Pollino, Rotonda e Viggianello è possibile praticare sci di fondo, sci escursionismo e altri sport di montagna, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, il più esteso d’Italia.

Proprio qui, su uno dei massicci più belli e caratterizzanti dell’Appennino lucano, in inverno, quando la neve copre del tutto le sue vette, il Pollino diventa uno straordinario luogo di incontro per gli amanti dello sci e degli sport invernali. Lungo oltre due chilometri è lo splendido anello di fondo di Terranova di Pollino, situato a Piano Giumenta, nei pressi del Rifugio Segheria, utilizzato anche per gare regionali, interregionali e nazionali.

Nel territorio del Parco del Pollino sono particolarmente suggestive anche le ciaspolate e ciaspoluna, piacevoli e semplici passeggiate anche notturne con le racchette da neve, attività che consentono di scoprire la magia dei boschi. Per i più piccoli sono disponibili spazi in cui divertirsi con slittini e bob.

Tra i comuni di Terranova di Pollino, Rotonda e Viggianello è possibile praticare sci di fondo, sci escursionismo e altri sport di montagna, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, il più esteso d’Italia.

Proprio qui, su uno dei massicci più belli e caratterizzanti dell’Appennino lucano, in inverno, quando la neve copre del tutto le sue vette, il Pollino diventa uno straordinario luogo di incontro per gli amanti dello sci e degli sport invernali. Lungo oltre due chilometri è lo splendido anello di fondo di Terranova di Pollino, situato a Piano Giumenta, nei pressi del Rifugio Segheria, utilizzato anche per gare regionali, interregionali e nazionali.

Nel territorio del Parco del Pollino sono particolarmente suggestive anche le ciaspolate e ciaspoluna, piacevoli e semplici passeggiate anche notturne con le racchette da neve, attività che consentono di scoprire la magia dei boschi. Per i più piccoli sono disponibili spazi in cui divertirsi con slittini e bob.

Outdoor

Per la posizione privilegiata di Terranova di Pollino rispetto a tutti gli itinerari escursionistici nel Parco Nazionale del Pollino, tutti gli appassionati di attività all’aperto riescono a soddisfare le proprie passioni.

Che si scelga di procedere a piedi, con l’opportuna attrezzatura da trekking, o in mountain bike, scenari mozzafiato sono assicurati in località Casa del Conte, partendo dal centro urbano di Terranova, lungo una strada ripida intorno ai 1000 metri.

La fatica che accompagna questi percorsi è ripagata da emozioni impareggiabili, come quella che si prova una volta raggiunta Timpa Falconare, una imponente roccia che domina tutta la valle circostante e offre agli appassionati la possibilità di affrontare ascensioni in stile alpinistico sulle sue pareti alte fino a 300 metri.

Un altro punto d’interesse naturalistico è rappresentato dal Lago della Duglia, proprio ai piedi della Serra di Crispo. Una volta qui si possono ammirare incantevoli boschi di faggio e abete bianco, questi ultimi riescono a raggiungere e, in alcuni casi, a superare i 30 metri di altezza, nel Piano Iannace.

A questo punto, a mezzora di cammino, ci si ritrova proprio davanti alla grande “porta” del Pollino. Bellezze naturali e sorprese per l’anima non cessano di rincorrersi per chi decide di fissare lo start della propria escursione in Terranova di Pollino, questa volta sconfinando in terra calabrese, verso la Timpa San Lorenzo, nei cui pressi si apre la voragine delle Gole del Raganello, uno spettacolare canyon lungo il quale è possibile praticare rafting e torrentismo.

Molto scenografico è poi il cosiddetto Ponte del Diavolo, posto a strapiombo su un precipizio.

www.comune.terranovadipollino.pz.it

www.parcopollino.gov.it

Sciare in Basilicata 

 

 


San Costantino Albanese

È uno dei più caratteristici paesi di cultura arbëreshe della Basilicata e si trova nella Val Sarmento, in pieno Parco Nazionale del Pollino.

San Costantino Albanese conserva nel nome, nella parlata quotidiana, nelle tradizioni e nella cultura le impostazioni delle popolazioni albanesi che proprio qui hanno trovato rifugio, lasciando impressa la loro identità anche nelle architetture e nelle funzioni religiose fortemente legate al rito greco-bizantino soprattutto in occasione delle tipiche cerimonie nuziali.

Questo passaggio si evince anche dalla denominazione dei due nuclei in cui è suddiviso il piccolo borgo antico: la parte alta, detta “katundi alartaz”, e la parte bassa, “katundi ahimaz” e conserva diversi luoghi di interesse culturale e religioso.

Splendide risorse naturalistiche e paesaggistiche avvolgono il paese tra il profumo della ginestra e i colori tipici del Parco Nazionale del Pollino, le cui bellezze possono essere ammirate dall’alto, con il “Volo dell’Aquila”, attrattore di nuova concezione che consente di sorvolare i tetti della piccola comunità arbëreshë in quattro, su un deltaplano fissato ad un cavo d’acciaio, e sentirsi più vicini alle aquile e ai falchi che presidiano questi luoghi.

 La storia

La storia di San Costantino Albanese sarebbe segnata dalle emigrazioni di popoli arbëreshë, in particolare i profughi Coronei, provenienti dalla greca Morea (Grecia), intorno al 1534.

Il piccolo centro che ricade nel Parco Nazionale del Pollino sorge come borgo basato su un’economia piuttosto povera, incentrata sulla coltivazione di castagni e ulivi, oltre che di lino, ginestra e cotoni, materiali peraltro impiegati nella realizzazione dei costume tipico, in parte ancora oggi utilizzato.

Alcuni pezzi si possono ammirare all’interno dell’Etnomuseo della civiltà arbëreshe di San Costantino Albanese. La lingua è una delle eredità che le etnie albanesi hanno lasciato alla gente del paesino incastonato nel versante lucano del Parco del Pollino e che ne fa motivo di orgoglio culturale e identitario.

Il patrimonio culturale

Tutto qui racconta il passaggio e l’influenza delle popolazioni arbëreshe avvenuto nel ‘500 come testimonia il nome delle caratteristiche strade indicato in lingua versione italiana e albanese.

Dalla chiesetta della Madonna delle Grazie, nella parte bassa del paese, ha inizio via Scanderberg, in albanese “nxellikata, che attraversa tutto il borgo puntellato di bei portali e decorato da murales per poi allargarsi nella piazza principale, su cui affaccia la chiesa madre dedicata ai Santi Costantino ed Elena.

Continuando a salire ci si imbatte nel santuario della Madonna della Stella, Protettrice di San Costantino Albanese, totalmente immerso tra cerri e ulivi, e cuore pulsante della comunità locale.

In pieno centro storico sorge l’Etnomuseo della comunità arbëreshe di San Costantino Albanese che ospita la biblioteca di cultura albanese, la mostra iconografica del maestro Josif Droboniku, autore delle icone che ornano la chiesa madre, e il Presepe Arbëreshe.

Davvero interessante è anche la collezione di oggetti della cultura materiale contadina, i preziosi costumi tradizionali arbëreshe, il telaio relativo alla lavorazione e tessitura della ginestra.

I sapori

Il profumo delle prelibatezze preparate in casa si percepisce appena in paese e non può che carpire la curiosità del visitatore amante della buona tavola.

Tra le specialità del posto predomina la pasta fatta a mano, ma anche gli squisiti salumi dalla salsiccia alla soppressata, oltre al saporito capocollo. I secondi piatti sono per lo più a base di carne di capretto e agnello cotti sulla brace.

Molto diffusi sono inoltre i fichi secchi con le noci, il “sanguinaccio” di maiale e, soprattutto nel periodo natalizio, dolci ripieni di marmellata di castagne e conditi con il miele.

Natura e Parchi

Il caratteristico paese di San Costantino Albanese ricade nel versante lucano del Parco Nazionale del Pollino che, diviso tra la Basilicata e la Calabria, con i suoi 192.000 ettari, è il più esteso d’Italia.

Considerato uno dei massicci più belli e caratterizzanti dell’Appennino Lucano, la sua denominazione deriva dalla vetta del massiccio del Pollino, il Mons Apollineum, che gli Achei definirono monte di Apollo, individuandolo un po’ nell’Olimpo, per la sua imponenza tale da sfiorare quasi il cielo.

Lungo itinerari e percorsi accattivanti ci si inoltra in fitti boschi di faggio, abeti e castagni e altipiani erbosi, fino ad “incontrare” sinuosi, fieri e secolari, i Pini Loricati, simbolo del parco, visibili soprattutto sulla cima di Serra di Crispo, denominata il “Giardino degli Dei” proprio perché considerata uno dei santuari di questa rara specie arborea dal tronco contorto.

Tra queste distese si aggirano esemplari di lupo appenninico, cinghiali e caprioli, scoiattoli, istrici e lontre, ma anche picchi e gufi reali. Caratterizzato dalle vette più alte dell’intero arco appenninico meridionale, sorvolate da aquile reali, falchi pellegrini e gheppi, senz’altro va menzionata Serra Dolcedorme, “tetto” del parco.

Corsi d’acqua e affioramenti rocciosi, profonde faglie e inquietanti voragini attraversano il Parco del Pollino, “popolato” anche da fossili risalenti a decine di migliaia di anni fa, come lo scheletro di un Elepfhas antiquus italicus, alto quattro metri e vissuto circa settecentomila anni fa rinvenuto nelle Valli del Mercure e attualmente custodito nel Museo Naturalistico e Peleontologico di Rotonda, sede del Parco.

Sport

San Costantino Albanese ricade nel versante lucano del Parco Nazionale del Pollino, il più esteso d’Italia, dove si possono praticare entusiasmanti sport invernali.

Proprio qui, su uno dei massicci più belli e caratterizzanti dell’Appennino lucano, in inverno, quando la neve imbianca totalmente le sue vette, il Pollino diventa uno straordinario luogo di incontro per gli amanti dello sci.

Tra i comuni di Rotonda, Viggianello e Terranova di Pollino è possibile praticare sci di fondo, sci escursionismo e altri sport di montagna. Particolarmente suggestive sono le ciaspolate e ciaspoluna, piacevoli e semplici passeggiate anche notturne con le racchette da neve, attività queste che consentono di scoprire la magia dei boschi. Per i più piccoli sono disponibili spazi in cui divertisi con slittini e bob.

Outdoor

Il territorio in cui ricade San Costantino albanese, nel Parco Nazionale del Pollino, è un’area verde incontaminata e una palestra a cielo aperto per amanti della natura e delle attività en plein air.

Il visitatore che raggiunge quello il Parco più esteso d’Italia ha solo l’imbarazzo della scelta tra le attività praticabili, più o meno spericolate: dal trekking al rafting lungo il fiume Lao, al nordic walking, fino a torrentismo e canyoning, nelle Gole del Raganello, o all’arrampicata e al free climbing, e poi, ancora, mountain bike e turismo equestre.

In particolare, luoghi di interesse escursionistico sono i boschi  proprio ridosso dell’abitato di San Costantino Albanese, ad esempio si può raggiungere il suggestivo punto panoramico Tumbarino da cui è possibile ammirare la valle Rubbio, uno spettacolo di boschi di querce, agrifogli, cerri e roverelle. Percorrendo sentieri si può raggiungere anche la Sorgente Catusa circondata da faggi secolari.

Dalla località Acquafredda, nel territorio di San Costantino Albanese, si può intraprendere una nuova escursione alla Timpa di Pietrasasso, uno sperone di roccia di origine lavica, con forma a punta, che ben si presta all’Orienteering. Si può ipotizzare di costruire un itinerario da percorrere tanto a piedi quanto in mountain bike.

La località Acquafredda presenta un’ampia area attrezzata, con fontane, tavoli e panchine, oltre ad una chiesetta di montagna. Di qui si può ammirare un bel panorama sul Monte Caramola e sulle valli del Sinni e del Rubbio.

Il patrimonio religioso

A San Costantino Albanese anche il patrimonio spirituale desta grande interesse, a partire dalla chiesa madre di San Costantino ed Elena (XVII sec.), in stile barocco e a tre navate.

Sulla facciata della chiesa si possono ammirare belle maioliche che raffigurano, al centro, il Santo, a sinistra, San Pietro, a destra, San Paolo. In uno degli ultimi interventi di ristrutturazione è stata costruita l’iconostasi, una balaustra di legno che divide la chiesa in due: lo spazio dove è posto l’altare e la navata destinata ai banchi per i fedeli. All’interno sono custoditi un battistero in rame rosso e vari dipinti di XVI, XVII e XVIII secolo.

Non molto distante dall’abitato si può visitare il santuario di Santa Maria della Stella edificato nel XVII secolo su un preesistente edificio bizantino del X-XI secolo, come si desume dalla tipica cupola a calotta con tetto a gradinata che poggia su tamburo quadrato.

Davvero belli gli affreschi interni databili al XVII secolo e attribuiti a Belisario Corinzio, oltre ad una tela raffigurante l’immagine della Madonna della Stella e un altare barocco sempre del XVII secolo.

Questo tempio è teatro di un evento che si svolge tra sacro e profano, la seconda domenica di maggio per le celebrazioni in onore della Madonna della Stella, contestualmente all’incendio di singolari pupazzi in cartapesta chiamati “Nuzazit.

Spingendosi in località Lupariello, ancora nel comune di San Costantino Albanese, si possono ammirare i resti del monastero baronale di Santa Maria della Saectara, mentre in località Acqua Fredda, tra boschi e sorgenti, si trova la cappella della Madonna della Conselva, molto venerata dalla popolazione locale.

Attrattori

A partire dalla primavera, in Basilicata si vola. Da marzo a dicembre il "Volo dell’Aquila" consente di ammirare le bellezze del Parco Nazionale del Pollino, sorvolando i tetti del grazioso borgo arbëreshë .

L’emozione del volo da condividere anche in quattro, con un deltaplano fissato ad un cavo d’acciaio, si può concretizzare nei luoghi presidiati da aquile e falchi, nella caratteristica cornice del paesaggio culturale della piccola comunità arbëreshë.

Un’esperienza mozzafiato da non perdere!

www.comunesancostantinoalbanese.it

www.valsarmento.it

www.parcopollino.gov.it

www.nuovaatlantide.com

Sciare in Basilicata

Approfondisci il Volo dell'Aquila sul Pollino

 

 

 


San Paolo Albanese

Come San Costantino anche San Paolo Albanese è stato fondato da gruppi di profughi albanesi sfuggiti alle invasioni turche del XVI secolo.

Della cultura dei loro antenati gli abitanti di quello che è il più piccolo comune della Basilicata hanno conservato ogni dettaglio: lingua, tradizioni, usanze e costumi e questo si percepisce sin dal primo passo nel borghetto del Parco Nazionale del Pollino.

Se ci si ferma negli isolotti sorti intorno a uno slargo su cui affacciano le scale d’ingresso delle abitazioni, questo è infatti la caratteristica del tessuto urbano del paese, non è raro ascoltar parlare il lingua arbëreshë la gente del posto o vedere le donne indossare il costume tipico albanese.

Se si è particolarmente fortunati può anche capitare di assistere ai festeggiamenti che accompagnano il matrimonio: dalla coralità della festa al suo carattere fortemente simbolico, dalla ricchezza dei costumi alla suggestione delle celebrazioni.

Tutto questo è avvolto da una varietà di ambienti e paesaggi di grande fascino che rendono davvero difficile il momento del ritorno al caos della quotidianità.

La storia

Originariamente il paese era denominato chiamava Casalnuovo, fino alla colonizzazione albanese.

San Paolo sorge infatti intorno al 1534 circa per l’arrivo di profughi arbëreshë provenienti dall'Albania e dalla Morea, in seguito alle invasioni dei turchi ottomani.

L'insediamento di queste popolazioni si completa nel XVIII secolo, con l’aggiunta delle tipiche architetture della Morea albanese alle caratteristiche case a schiera.

Al loro passato, alle tradizioni e alle usanze che da esso derivano, gli abitanti di San Paolo Albanese sono ancora molto legati per questo ne hanno conservato la lingua albanese, il rito bizantino e i costumi.

Non è raro incrociare lungo le stradine le donne del posto indossare gli abiti che evidenziano l’importante valore dell'identità della comunità albanese espressa attraverso il costume tradizionale, ornato da ricami e colori vivissimi.

Il patrimonio culturale

A chi lo visita per la prima volta San Paolo Albanese appare come un luogo fatato, con il caratteristico e antico borgo in cui le casette si sviluppano, in modo piuttosto insolito, attorno ad un larghetto su cui affacciano le scale di ingresso alle abitazioni stesse.

In questo schema originale e accattivante rientrano anche alcuni palazzi risalenti al XVIII secolo, tra i più antichi si distinguono come quelli appartenuti alle famiglie Smilari e Blunetti.

Da non perdere poi altre costruzioni molto caratteristiche come gli antichi mulini Blumetti e Affuso e la fornace in località Giansilvio.

Chi vuol portar via con sé un ricordo del posto può mettersi alla ricerca di artigiani che ancora lavorano la pietra, il legno, il vimini o l’odorosa, o quelli che confezionano bambole in costume albanese.

Gli aspetti peculiari della cultura albanese sono custoditi nel Museo della Civiltà Arbëreshe.

IL MUSEO DELLA CULTURA ARBËRESHE DI SAN PAOLO ALBANESE

Usi, costumi e tradizioni sono protagonisti nel caratteristico Museo della cultura arbëreshë di San Paolo Albanese contenitore di numerose testimonianze del ceppo etnico albanese.

Aggirandosi all’interno delle case contadine, sapientemente ricostruite, si possono osservare oggetti di vita quotidiana, l’antica tradizione della lavorazione della ginestra – un tempo utilizzata per la produzione di tessuti – e costumi tipici.

I sapori

La cucina che si può assaporare a San Paolo Albanese è quella tipicamente contadina, fatta di piatti poveri ma gustosi, sapori antichi e genuini mai andati perduti.

Oltre al profumato pane preparato in casa a lievitazioni naturale, che ben si sposa con gli ottimi salumi, come salsiccia e soppressata locali, e formaggi, da non perdere sono anche i primi piatti, in cui predomina la pasta fatta in casa, e i secondi, quasi sempre a base di agnello o di capretto.

Tra i dolci tipici molto diffusi durante le festività natalizie e pasquali sono la “bambola”, “nusëza” in arbëreshë, preparata con pasta “di pane di Pasqua”, il “kulaç”.

Natura e Parchi

Il punto su sui sorge San Paolo, sovrastando la vallata del fiume Sarmento e i paesi vicini, conferisce al paese un aspetto romantico.

Da quell’altitudine offre panorami davvero unici con una visuale ampia arricchita da folte aree verdi, come il suggestivo bosco Capillo, ricco di cerri, che circonda l'abitato arbëreshë all’interno del Parco nazionale del Pollino.

Qui, lungo itinerari e percorsi accattivanti ci si inoltra in fitti boschi di faggi, abeti, castagni e altipiani erbosi, fino ad “incontrare” sinuosi, fieri e secolari, i Pini Loricati, simbolo del parco, rara specie arborea dal tronco contorto.

Nel territorio di San Paolo Albanese folti cespugli di ginestra odorosa e colorata accompagnano l’escursionista lungo il proprio cammino tra una sosta presso una delle freschissime fontane, come quella del Caprio, e un nuova nuova immersione in spazi verdeggianti e panoramici, tra pascoli, prati di orchidee e piante selvatiche.

Il patrimonio religioso

Natura, tradizione, spiritualità sono le componenti fondanti del piccolo e accogliente comune arbëreshë di San Paolo Albanese in cui si trovano luoghi di culto interessanti da visitare.

Tra queste senz’altro c’è la chiesa madre dell'Esaltazione della Croce, edificata nel XIX secolo su un preesistente edificio religioso. Costruita da profughi albanesi, da scoprire è anche la seicentesca chiesa di San Rocco, Protettore del paese, nella quale sono conservati alcuni affreschi di autori ignoti e pregevoli icone bizantine.

In onore del Tautaturgo di Montepellier, il 16 agosto si svolgono manifestazioni dell’elevato valore antropologico e culturale. Contestualmente alla processione in onore di San Rocco si svolge il caratteristico trasporto delle "grenje" - fascio di spighe di grano - portate a spalle dalla gente del posto e il tipico ballo del "falcetto".

A circa un chilometro dal vicino comune di San Costantino Albanese, si può ammirare invece il santuario di Santa Maria della Stella, edificato nel XVI secolo, dall’architettura bizantina, evidente nella cupola a calotta, e riccamente decorata da affreschi seicenteschi attribuiti a Belisario Correnzio.

www.comune.sanpaoloalbanese.pz.it

www.parcopollino.gov.it

 


Rotonda

Rotonda è la sede del Parco nazionale del Pollino ed è circondata da una natura incontaminata in cui ogni anno si celebra uno degli ancestrali riti arborei della Basilicata.

Il piccolo paese incastonato nelle montagne vanta anche una importante tradizione culinaria che si è affermata con il riconoscimento del marchio Dop a due prodotti di punta: la Melanzana Rossa e il Fagiolo “poverello”, entrambi al centro di una rinomata sagra enogastronomica.

Rotonda è inoltre sede del Museo Naturalistico e Zoologico della Valle del Mercure che al suo interno custodisce lo scheletro quasi completo di un Elephas antiquus (un mammifero che popolava il bacino del Mercure oltre 500.000 anni fa) e la mandibola incompleta di un Hippopotamus amphibius, rinvenuti nella Valle del Mercure.

Una volta in Basilicata, dunque, non si può prescindere da questa realtà dalle infinite risorse ambientali e culturali.

La storia

Se è vero che non si può affermare con certezza la data di fondazione dell'attuale centro di Rotonda, è vero anche che essa esisteva al tempo dei Longobardi, cui il paese deve la sua origine per l’esigenza di fortificazione manifestata dal popolo al fine di contrastare gli invasori Goti.

Nel Medioevo Rotonda cade sotto il dominio di Roberto il Guiscardo e a partire dall’VIII secolo subisce il dominio di diverse famiglie.

Ruolo determinante nella storia del paese è stato senza dubbio quello dei Sanseverino di Bisignano (XV sec.), cui si deve l’edificazione del castello di cui oggi sono visibili solo i ruderi.

Il patrimonio culturale

Rotonda si presenta come un groviglio di vicoli e viuzze che a poco a poco si dipanano in un gioco di suggestivi scorci segnati da pregevoli opere in pietra, come le ripide scalinate che si inerpicano fino alla parte alta del paese dove si possono ammirare i ruderi del castello, sorto sotto la dominazione dei Sanseverino di Bisignano (XV sec.).

Meritano di essere ammirate le splendide chiese e i palazzi nobiliari con i bei portali lapidei finemente intagliati, fioriere e vucculi.

A Rotonda ha si può visitare anche il Museo Naturalistico e Zoologico della Valle del Mercure. L’allestimento consente di osservare i resti restaurati di un esemplare di Elephas antiquus italicus risalenti al Pleistocene medio superiore (400.000 – 700.000 anni fa quasi e altri reperti fossili di altre specie animali, come la mandibola quasi completa di un Hippopotamus antiquus rinvenuta nello stesso sito dell'Elephans, ma vissuto in epoche ancora più remote (Pleistocene medio-inferiore). Il museo ospita anche altre testimonianze fossili di tipo animale, vegetale e minerale.

Il castello sorse, ed oggi è allo stato di rudere.

I sapori

Prodotti d’eccellenza di Rotonda sono la “Melanzana Rossa” e il “Fagiolo Poverello”, entrambi a marchio Dop e protagonisti di una rinomata sagra che si rinnova ogni anno.

La Melanzana, sconosciuta altrove, è una pianta rustica solo a Rotonda, mentre il fagiolo è una ricchezza unica per il patrimonio enogastronomico della Basilicata e per la variegata filiera dell’ortofrutta del Pollino.

Entrambi arricchiscono ricette che pur affondando le radici nella tradizione riescono a sposare combinazioni innovative. Tra i piatti tipici sono, inoltre, si distinguono i "raschateddi", pasta di casa al sugo,  "lagane e fasule", tagliolini con fagioli e la frittata con i peperoni “cruschi” di Senise.

Molto apprezzato è poi il “Paddraccio”, formaggio prodotto con latte ovino e caprino.

Natura e Parchi

Rotonda è considerato uno dei principali paesi del Parco Nazionale del Pollino che si può apprezzare in tutto il suo fascino grazie a itinerari e percorsi accattivanti.

Inoltrandosi in fitti boschi di faggio, abeti e castagni e altipiani erbosi, si arriva ad ammirare la pregiata specie arborea dei secolari Pini Loricati, simbolo del parco, visibili soprattutto sulla cima di Serra di Crispo, nota anche come il “Giardino degli Dei”.

Il parco è popolato da esemplari di lupo appenninico, cinghiali e caprioli, scoiattoli, istrici e lontre, ma anche picchi e gufi reali, ed è caratterizzato dalle vette più alte dell’intero arco appenninico meridionale, sorvolate da aquile reali, falchi pellegrini e gheppi. Tra tutte spicca Serra Dolcedorme, considerata il “tetto” del parco.

Corsi d’acqua e affioramenti rocciosi, profonde faglie e inquietanti voragini attraversano il Parco del Pollino, “popolato” anche da fossili risalenti a decine di migliaia di anni fa, come lo scheletro di un Elepfhans antiquus italicus, custodito nel Museo Naturalistico e Peleontologico di Rotonda.

Il patrimonio religioso

I luoghi sacri sono un’alta espressione della spiritualità della gente del posto e scrigno di opere d’arte di valore e interesse.

Tra le principali architetture occorre ricordare la chiesa madre della Natività di Maria Vergine, edificata nella prima metà del XVIII secolo, e la chiesa del S.S. Rosario, a navata unica, costruita intorno al 1.100 - 1.200. Al suo interno si possono ammirare affreschi nei toni del bianco, rosa e oro.

A circa un chilometro dal paese, incastonato tra il verde dei monti, si nota il Santuario di Santa Maria della Consolazione, raggiungibile attraverso un magnifico viale lastricato in pietra. Iniziata nel 1558, la costruzione del Santuario viene terminata nel 1574, come risulta dall’incisione sul portale.

Riti arborei

Ogni anno dall’8 al 13 giugno a Rotonda si celebra uno dei singolari matrimoni “fra alberi” distintivi di una ancestrale tradizione lucana: “L’a’ pitu e la rocca”.

La “sposa” e lo “sposo” sono un abete e un faggio, l’una sradicata dai boschi di Terranova di Pollino, l’altro divelto in località Piano Pedarreto, sempre nello splendido scenario del Parco del Pollino.

Nei giorni seguenti, come due sposi, le piante si “incontrano” e nel giorno delle “nozze”, come accade nella maggior parete dei riti arborei lucani, la festa profana si fonde con quella sacra, con la processione del Santo, Sant’Antonio, per le vie del paese.

Canti, balli, buon cibo animano il rituale, come in ogni “matrimonio” che si rispetti, d’altronde.

www.comune.rotonda.pz.it

www.parcopollino.gov.it

www.biancoerossadop.it

Approfondisci il "Matrimonio tra gli alberi" di Rotonda su Miti e Riti di Basilicata

 

 

 

 


Noepoli

Noepoli offre uno dei paesaggi più suggestivi tra i paesi compresi nel Parco Nazionale del Pollino, regalando al visitatore uno spettacolo di infinita bellezza.

Antico centro enotrio-lucano, è stato anche sede di un monastero bizantino e in età feudale è appartenuto ai Sanseverino e ai Pignatelli d'Aragona.

Molto originale, il nucleo di Noepoli, “città nuova”, si divide in due parti, quella “vecchia”, che si sviluppa intorno al castello, con abitazioni dall’architettura massiccia e il forno familiare esterno, e il borgo detto “Casale”, caratterizzato da case piccole e semplici.

La storia

Storia ricca e affascinante quella di Noepoli, dove scavi archeologici nel centro abitato hanno portato alla luce una necropoli con tombe enotrie e lucane, i cui reperti sono conservati nel museo della Siritide di Policoro.

L'antica denominazione feudale di Noia deriva dal latino “Novium” - terra umida e grassa adatta al pascolo - poi sostituita da Noepoli "città nuova" in greco, successivamente al'abolizione del feudalesimo del 1806.

Durante la dominazione normanna il feudo di Noia, questa la denominazione originaria, ha fatto parte della contea di Chiaromonte.

Diverse famiglie si sono succedute nel dominio, dai Sanseverino ai Pignatelli, i quali governarono fino all'emanazione della legge evasiva della feudalità (1806). In seguito all'Unità d'Italia, Noia viene inserito nel circondario di Lagonegro.

Il patrimonio culturale

Noepoli custodisce gioielli architettonici, archeologici e artistici di particolare pregio, tali da renderlo una tappa indimenticabile.

In uno scenario molto suggestivo per la presenza di alcune creste argillose che danno origine ad un paesaggio lunare spettacolare, presso il torrente Rubbio si trovano i ruderi del monastero di Santa Maria della Saectara, sorto con molta probabilità tra il X e l'XI secolo, sede dei profughi albanesi provenienti dalla città di Korone.

Dal punto di vita artistico, molto interessanti sono anche il Palazzo Signorile (XVII sec.), in cui si esercitava il potere dello "Jus primae noctis", e attualmente denominato Palazzo "De Cicco", e il Palazzo Rinaldi con il suo portale del 1845.

Proprio all’ingresso del paese sono visibili, poi, i resti del castello feudale, oggi sede del Municipio, costruito nel XV secolo e dotato di un bel portale in pietra con decorazioni del XVIII secolo. Nello stesso Municipio è ammirabile una pietra tombale del XIV secolo che riproduce un guerriero chiamato dalla gente del posto “Iacuvill”.

Sul sito di una delle torri dell’antico maniero si apre Piazza Marconi, da queste parti nota anche come “la Torretta”, una zona belvedere dalla quale si apre un panorama meraviglioso sulla Valle del Sarmento.

Noepoli è uno dei comuni coinvolti nel progetto “Artepollino un altro Sud: le nuove forme d’arte”, insieme a San Severino Lucano, Latronico e San Paolo Albanese, che nei loro territori ospitano grandi opere permanenti. Il “Teatro Vegetale” di Giuseppe Penone è un work in progress in mezzo al verde nel territorio del comune di Noepoli, tra la collina, la fiumara del Sarmento e la strada.

I sapori

La tradizione enogastronomica di Noepoli propone piatti dai sapori antichi e dai profumi indimenticabili.

“Lagane” e ceci, fave e cicorie, fusilli con la mollica, sono alcune delle portate da provare, magari prima di una buona porzione di agnello e funghi o baccalà con i peperoni “cruschi” Igp di Senise.

Saporiti sono anche i salumi, soprattutto la soppressata, dall’inconfondibile sapore reso ancor più stuzzicante dalla presenza del peperoncino. Sfizioso e sostanzioso è il pane ripieno di verdure saporite.

Ogni piatto può essere apprezzato con maggiore intensità se associato a vini di buona struttura come il prezioso “Aglianico del Vulture” Doc.

Natura e Parchi

Scenari incredibili allo sguardo di chi li osserva affiorano nel territorio di Noepoli, nel cuore della Val Sarmento, al cospetto di imponenti pareti rossicce di arenaria e guglie rocciose che puntano verso il cielo.

Questi “giochi” della natura e del tempo, costruiti nei millenni dalla furia delle acque del Sarmento, contribuiscono a formare paesaggi sorprendenti tanto da essere paragonati a quelli del Gran Canyon statunitense.

Il paese, inoltre, come tutti gli altri paesi immersi nell'ambiente naturale lussureggiante e florido nel territorio del Parco Nazionale del Pollino, è circondato da una fiorente vegetazione e, in particolare, presso il bosco Farneta, compreso anche nel comune arbëreshë di San Costantino Albanese, si possono dedicare giornate alla raccolta di funghi e di castagne.

Lungo itinerari e percorsi accattivanti ci si inoltra in fitti boschi che conducono fino ai sinuosi Pini Loricati, simbolo del parco, i quali si possono ammirare soprattutto sulla cima di Serra di Crispo, denominata il “Giardino degli Dei”.

In questi spazi di aggirano esemplari come il lupo appenninico, cinghiali e caprioli, scoiattoli, istrici e lontre, mentre tra i volati bili si distinguono picchi e gufi reali, falchi pellegrini e gheppi.

Il patrimonio religioso

Luoghi di culto custodi di preziosi gioielli artistici fanno di Noepoli uno scrigno da scrutare e mandare a memoria, per sempre.

Splendida è la chiesa madre della Visitazione della Beata Vergine Maria, risalente al  XVI secolo, ma restaurata nel 1953 e nel 2001. Il tempio è in stile romanico, mentre le otto colonne della navata centrale presentano capitello molto vicini allo stile greco-ionico.

Oltre alle statue lignee di San Francesco e San Domenico (XVII sec.) e quella della Madonna dell'Immacolata (XVIII sec.), in una nicchia si trova un bell’affresco della Madonna con Bambino (XVI – XVII sec.) e continuando a visitare la chiesa scorrono sotto gli occhi dell’ospite un crocifisso ligneo del XV secolo, affreschi sui capitelli e un'acquasantiera venuti alla luce durante l’ultimo restauro.

Nel rione “Casale”, si può ammirare poi la cappella della Madonna del Rosario (XVI sec.), in cui è conservata la statua lignea della Madonna del Rosario (XVII sec.), insieme ad un crocifisso, sempre in legno, del XVI secolo.

Fuori dall’abitato, invece, è possibile visitare la cappella della Madonna di Costantinopoli, con cupola e lanterna in stile orientale, probabilmente del XV secolo, opera dei frati francescani, ha subito varie trasformazioni nel tempo.

Da non perdere è la festa patronale in onore della Madonna di Costantinopoli che si svolge ogni anno dal 4 al 6 agosto, un evento tra spiritualità, folclore e tradizione che ha tra i suoi momenti caratteristici la benedizione delle "gregne", tronetti alti circa un metro e rivestiti di spighe.

In prossimità del torrente Rubbio sono visibili, inoltre, i ruderi del monastero baronale di Santa Maria della Saectara, (X e XI sec.), mentre a pochi chilometri dal paese, in località Calorio, sulla parete esterna di una casa colonica, incastonato in una nicchia di tufo, si lascia ammirare un Cristo del XV secolo.

Posto davvero incantevole è quello in cui sorge il piccolo santuario della Madonna del Pantano edificato nel ‘600.

Outdoor

Dalle brevi passeggiate a piedi o in bicicletta alle escursioni e al trekking, dal rafting al parapendio, sono numerose le attività all’aria aperta praticabili nello splendido Parco Nazionale del Pollino, di cui fa parte anche Noepoli.

E proprio in questa suggestiva cornice ambientale si dipana la splendida Valle del Sarmento, dove si possono compiere viaggi sensoriali, perdendosi in spazi senza tempo in cui storia e natura si fondono mentre i corsi d'acqua scandiscono attimi di relax e riflessione, per poi tornare su tornanti panoramici e ammirare vecchie masserie.

Ci si imbatte così in scenari nuovi, come quelli offerti dalle cosiddette “Timpe” di Noepoli, che offrono panorami decisamente diversi dagli altri, associati dai più al grande “Canyon statunitense” e per questo definiti "piccolo Canyon". Di particolare effetto è l’imponente Timpa Forata, la cui forma è stata plasmata dai processi di erosione.

www.comunenoepoli.it

www.parcopollino.gov.it

 


Castronuovo di Sant'Andrea

A guardarlo, abbarbicato sullo schienale del Fosso Manca, nel triangolo verde della valle del Sinni, composto dai comuni di Chiaromonte, Senise e Roccanova, Castronuovo di Sant’Andrea sembra nascere dalla roccia che lo sostiene.

La sua denominazione di "Sant'Andrea" (1863) la deve all’asceta Andrea, della Congregazione dei teatini, che proprio qui nacque, nel 1521 e oggi è venerato in tutto il mondo.

Il paese offre al suo visitatore suggestivi punti panoramici denominati “Crocicchiola” e “Celomanchino”, ma è spesso raggiunto per la presenza del Museo internazionale della grafica – Biblioteca comunale “Alessandro Appella” - Atelier calcografico “Guido Strazza”.

La storia

Per quanto incerte, le origini di Castronuovo sembrano databili tra il VII e il I secolo a.C.

Alcuni studiosi ipotizzano che la fondazione del comune lucano possa essere collegata al periodo della guerra servile (73-70 a.C.), di qui il toponimo “Castra”, accampamenti approntare nei pressi del paese.

C’è invece chi esclude questa tesi collocando la fondazione di Castronuovo in relazione alle prime invasioni barbariche avvenute nel V - VI secolo d.C. quando la popolazione agreste, dispersa nelle campagne, si rifugia nell'antico campo militare, restaurandolo e rinforzandolo per salvarsi dagli invasori.

Quanto al nome, in base a questa congettura, deriverebbe da “Castrum Novum”, così da distinguerlo dal precedente e il “castrum veterum” sarebbe stato identificato con una fortezza eretta dai Romani durante la conquista della Lucania nel IV - III secolo a.C..

Il patrimonio culturale

Chi visita Castronuovo di Sant’Andrea riconosce subito l’impianto medioevale che il paese ha in gran parte conservato.

Procedendo verso la parte bassa del nucleo antico, sullo sperone roccioso che domina il sottostante Fosso Manca, si incontra il Palazzo Marchesale, un imponente edificio dotato di una corte interna. Una volta qui vale senz’altro la pena includere nel proprio itinerario una tappa ad una tipica casa medioevale in via Rossini, alla Cappella San Filippo, dalla bella facciata barocca con rosone tardo gotico, e alla cappella di Sant’Andrea (1500) casa natale del santo, cui si deve il nome del paese.

Luoghi caratteristici sono poi il Fosso dello Strittolo, dove si trova una grotta con stalattiti, la Pellegrina, qui si può ammirare una fontana attrezzata nei cui pressi si individua un’area pic-nic, e la località Tre Confini-S. Marcellino, luogo in cui sono stati rinvenuti i resti di una villa romana del primo Impero.

Castronuovo di Sant’Andrea ospita il Museo Internazionale della Grafica – Biblioteca Comunale “Alessandro Appella” - Atelier calcografico “Guido Strazza”, il quale comprende 30 mila volumi e 1350 fogli dei più importanti artisti contemporanei costituiscono il patrimonio del museo.

L’allestimento rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per i paesi del Parco Nazionale del Pollino, di cui Castronuovo fa parte, e per i comuni limitrofi.

Il Museo-Biblioteca svolge una multiforme attività attenta a rileggere il passato (Degas, Renoir, Matisse, Bonnard, Picasso, Mirò) per comprendere il presente (Maccari, Melotti, Marino, Accardi), anche attraverso una puntuale attività didattica.

I sapori

La pasta fatta in casa, rigorosamente preparata sulla tradizionale “spianatoia”, è tra le specialità del posto.

Tra tutte le tipologie predominano i fusilli e le orecchiette, mentre tra i secondi piatti è frequente la preparazione del porcellino d'india alla cacciatora. Molto rinomata, infine, è la "rafanata", una frittata con cacio, mollica di pane e rafano.

Castronuovo di Sant’Andrea è uno dei comuni in cui è possibile scoprire le pepite d’oro del Serrapotamo lungo un itinerario enogastronomico che coinvolge sei piccoli borghi del Pollino, i quali punteggiano la suggestiva valle del Serrapotamo.

La manifestazione ruota infatti attorno al tartufo bianco, “re dei boschi e dei borghi, noto come “Tartufo bianco del Serrapotamo”. I paesi protagonisti oltre a Castronuovo di Sant’Andrea, sono Fardella, Teana, Carbone, Calvera e Chiaromonte e ciascuno fa da sfondo a eventi mirati alla valorizzazione del patrimonio tartuficolo, come degustazioni in cantine e altri luoghi suggestivi, convegni, dimostrazioni di ricerca del prezioso tubero con i cani da tartufo, mercatini  e tanti altri momenti di svago che coinvolgono il visitatore in un’atmosfera davvero unica.

Natura e Parchi

Castronuovo di Sant’Andrea rientra nello splendidio scenario del Parco Nazionale del Pollino e oltre al notevole patrimonio artistico vanta uno straordinario contesto ambientale impreziosito da fitta vegetazione naturale.

Di particolare impatto sono i boschi di Vaccuta, di Magrizzi e del Titolo, ricchi di querce, castagni e caratteristici per il giallo d'argilla del terreno, tipico dei calanchi. Questi luoghi sono meta ideale per escursionisti appassionati e, in particolare, anche per gli amanti del trekking a cavallo. Da queste parti non si esclude la possibilità di incontrare cinghiali, lepri e diverse specie di volatili, animali che in questi spazio trovano il proprio habitat naturale.

Luoghi caratteristici sono poi il Fosso dello Strittolo, dove si trova una grotta con stalattiti, la Pellegrina, qui si può ammirare una fontana nei cui pressi si individua un’area pic-nic ben attrezzata, e la località Tre Confini-S. Marcellino, luogo in cui sono stati rinvenuti i resti di una villa romana del primo Impero.

Il patrimonio religioso

Il sacro a Castronuovo di Sant’Andrea rappresenta un importante tassello per completare e arricchire il patrimonio culturale e artistico del paese.

Imperdibile è la chiesa madre Santa Maria delle Nevi (1750-1800), dal portale in marmo policromo del IX secolo e con  all’interno un tabernacolo dello stesso materiale con porticella in argento raffigurante la Resurrezione di Cristo e numerose tele come l’olio su legno raffigurante Sant’Andrea Avellino e una Madonna col Bambino, Gesù tra angeli e Santi di autore ignoto (XVIII-XIX sec.).

Piuttosto emozionante è l’impatto con la cappella di Sant’Andrea (1700 circa) se si pensa che proprio in questo piccolo spazio è nato il Santo Sant’Andrea Avellino, da cui prende il nome il paese.In essa è custodito un quadro del Santo (1655), opera di Giovanni Zampaglione.

Outdoor

Il paese è uno dei comuni compresi nello splendido Parco Nazionale del Pollino location ideale di itinerari e percorsi dedicati agli appassionati di natura e attività all’aperto.

La fitta vegetazione che circonda Castronuovo di Sant’Andrea lo rende infatti meta prescelta per escursioni a piedi e a cavallo, in particolare meta di visitatori sono i boschi di Vaccuta, di Magrizzi e del Titolo, nei quali ci si può perdere tra alberi di querce e castagni.

Molto apprezzate dagli escursionisti sono anche sono poi le località Fosso dello Strittolo, dove si scopre una suggestiva grotta con stalattiti, la Pellegrina, qui si può ammirare una fontana nei cui pressi si individua un’area pic-nic ben attrezzata, e la località Tre Confini-S. Marcellino, luogo in cui sono stati rinvenuti i resti di una villa romana del primo Impero.

www.comune.castronuovo.pz.it

www.parcopollino.gov.it

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