Pietrapertosa

Come Castelmezzano e altri comuni lucani, Pietrapertosa è uno dei “Borghi più belli d’Italia”, arrampicato sulle Piccole Dolomiti Lucane e immerso nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato.

L’incantevole paese è costruito interamente sulla roccia nuda, quasi incastonato come la più preziosa delle pietre. Si raggiunge percorrendo l’unica strada principale e si svela dietro alla grande massa rocciosa che è posta proprio all’ingresso.

Il suo nome, Pietraperciata, che vuol dire “pietra forata”, deriva dalla presenza di una grande rupe sfondata da parte a parte.

Preservando la sua natura di roccaforte, Pietrapertosa si snoda fino ai piedi dell'antico e suggestivo castello saraceno anch’esso scavato nella roccia. Proprio qui, nella parte più alta del paese, ci si ritrova all’interno di un mondo magico: l’Arabata, il quartiere più antico che svela le origini arabe del paese e si mostra in tutta la sua spettacolare bellezza.

Piccole case contadine, incastrate l’una nell’altra e quasi poggiate alla roccia scoscesa, un labirinto di stradine e scalette tutte in salita, costituiscono il quartiere rimasto invariato nel tempo.

Più ci si addentra nel borgo, più ci si accorge di come Pietrapertosa sia circondata da dirupi scoscesi e un paesaggio mozzafiato. Qui, come a Castelmezzano, si sorvolano le Piccole Dolomiti Lucane, con il “Volo dell’Angelo”, e si assiste al misterioso “matrimonio” tra gli alberi.

La storia

Pietrapertosa ha una storia intensa fatta di invasioni, dominazioni e fondazioni che si riflettono ancora nelle architetture e nelle tradizioni che la attraversano.

Per quanto le origini sulla fondazione del paese siano incerte, l’ipotesi più accreditata la colloca nell’VIII secolo a.C. ad opera dei Pelasgi, stabilitisi nella parte bassa del paese. Ad essi seguono i Greci, provenienti dalla costa ionica, successivamente, è stata la volta dei Romani, che costruiscono a Pietrapertosa una fortezza, dove oggi sorge la chiesa di San Francesco.

Nel periodo delle invasioni barbariche, il paese è occupato da Goti e Longobardi, per poi passare sotto la dominazione bizantina, periodo in cui fioriscono le architetture che oggi la rendono particolarmente caratteristica. Nel tempo si sono succedute le invasioni da parte degli Aragonesi e diverse famiglie hanno avuto un ruolo determinante nella storia e nello sviluppo del paese.

Pietrapertosa partecipa poi ai moti antiborbonici del 1820 e del 1848, e nel 1860 parte della popolazione si unisce alla spedizione dei mille, mentre, qualche anno dopo, il paese viene coinvolto nel fenomeno del brigantaggio.

Il patrimonio culturale

Storia e cultura convivono a Pietrapertosa in un legame indissolubile testimoniato da architetture dal fascino unico.

Strade strette e vicoli ciechi, casette affilate dall’alto verso il basso, protette dalla roccia in cui sembrano quasi incastonate, caratterizzano l’Arabata, il più antico quartiere di Pietrapertosa, di fondazione araba, una “scultura” dalla bellezza unica. In agosto, danze arabe e profumi esotici pervadono il rione in occasione dell'evento "Sulle tracce degli arabi", in un clima sensuale e festoso.

Splendido anche il castello normanno-svevo, situato sul punto più alto della roccia. Durante la visita al paese poi si impongono all’attenzione del visitatore i numerosi palazzi signorili dai portali in pietra decorati con fiori, quadrati, iscrizioni.

IL CASTELLO NORMANNO SVEVO

Fortificato (IX sec.) sul punto più alto del borgo antico, da qui si assiste ad uno degli spettacoli più belli che le Piccole Dolomiti Lucane possano offrire.

Coperto da un arco naturale, per la sua posizione il castello di Pietrapertosa ha sempre assunto una funzione militare di avvistamento e domina l’intero abitato del paese. Vi si accede attraverso una scalinata posta a ridosso delle case disseminate nel borgo, poggiata direttamente sulla roccia e proprio questo dettaglio rende ancora più suggestiva e curiosa la visita al sito.

Prima utilizzato dai saraceni, in seguito roccaforte normanno-sveva, la fortezza è stata messa in valore grazie ad una serie di scavi che hanno riportato alla luce importanti reperti archeologici e testimonianze medievali.

Oggi infatti è visitabile e chiunque raggiunga questo punto resta colpito dal panorama di straordinaria bellezza che lo circonda, tra monti, boschi, torrenti e fiumi, che sembrano quasi rincorrersi tra loro.

Dell’antico castello si riconoscono parte delle mura perimetrali, il grande arco d’ingresso e un torrione di avvistamento.

I sapori

Cucina genuina ma ricca di sapori, quella pietrapertosana propone un piatto di riferimento in ogni momento dell’anno.

L'ultimo giorno di Carnevale si cucinano le orecchiette e i fusilli, conditi con il sugo della salsiccia, e la rafanata: una gustosa frittata dal sapore forte con la radice del rafano e pecorino, mentre la domenica delle Palme non può mancare la pasta fatta in casa con la mollica di pane fritta e noci tritate, un tempo pasto tipicamente contadino, oggi pietanza molto ricercata.

Particolarmente diffusi sono gli insaccati di maiale preparati in modi diversi, freschi o stagionati, ma sempre appetitosi. Tra le carni dominano anche agnello e capretto, ma costituiscono un’eccellenza anche i formaggi: dal pecorino alla ricotta fresca o salata. Da non perdere, tra i dolci, Ie Scrippelle, pasta fritta condita con sale e zucchero, o le Fazzemole, pasta di uova fritta cosparsa di zucchero e miele.

Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre a Pietrapertosa si ripete "Sapori d'Autunno", la mostra mercato di prodotti tipici che offre al visitatore la possibilità di scoprire tra stand sapientemente allestiti un borgo incantato dai sapori autentici e irrinunciabili.

Natura e parchi

Pietrapertosa, come Castelmezzano, con cui condivide l’appartenenza ai “Borghi più Belli d’Italia”, rientra nell’area del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane.

Tra incontaminate bellezze paesaggistiche e tracce di una storia millenaria, il Parco è uno degli spazi verdi più belli della regione, in cui è possibile scoprire e conoscere, per l’importante valore naturalistico, storico ed etno-antropologico, tutti segreti che la natura può preservare.

Con un'estensione di oltre 27 mila ettari l’area verde comprende la foresta di Gallipoli Cognato e il bosco di Montepiano, formato da imponenti esemplari di cerro, odorosi tigli, peri e meli selvatici, aceri, ontani e il raro agrifoglio. Qui vivono lupi, tassi, istrici e gatti selvaggi e tra gli uccelli si possono avvistare falchi pellegrini, poiane e picchi muratori.

In questi boschi ogni anno vengono prescelti il tronco e la cima, lo “sposo” e la “sposa”, protagonisti de “La sagra du’ Masc” uno dei numerosi riti arborei celebrati in Basilicata e noti come “Matrimoni tra gli alberi”. Nell’insolito paesaggio del parco si ergono, poi, le maestose rocce di arenaria, che formano le Dolomiti Lucane di Castelmezzano e Pietrapertosa che possono essere sorvolate grazie ad uno dei grandi attrattori lucani “Il volo dell’angelo”.

Sulla sommità del Monte Croccia si trovano i resti della fortificazione della città lucana edificata nel IV secolo a.C.

Il patrimonio religioso

Percorrendo vicoli stretti e scalinate, si raggiungono splendide architetture sacre che custodiscono parte del prezioso patrimonio di Pietrapertosa.

Una volta nel borgo tra i più belli d’Italia non si possono non visitare il convento di San Francesco d’Assisi (1474), che sorge proprio alla periferia del paese, e la chiesa madre di San Giacomo, che si raggiunge risalendo lungo via Garibaldi.

Una tappa occorre farla anche nella chiesa di San Cataldo, la cui posizione è particolarmente suggestiva dal momento che essa è situata proprio sotto il castello normanno-svevo (IX) di Pietrapertosa.

LA CHIESA MADRE DI SAN GIACOMO

Il complesso ecclesiastico di San Giacomo sorge in posizione dominante e si raggiunge passeggiando lungo Via Garibaldi.

Man mano che si ammirano gli antichi portali in ferro battuto disseminati lungo il paese, ci si ritrova davanti alla quattrocentesca chiesa madre di San Giacomo, restaurata di recente. Il tempio è di fondazione quattrocentesca su una fabbrica preesistente e custodisce diverse opere artistiche di pregio che vale la pena ammirare.

In particolare, la chiesa di San Giacomo custodisce numerose testimonianze dell’arte lucana databili tra XV e XVIII secolo, come i due affreschi del pittore campano Giovanni Luce raffiguranti il Giudizio Universale e la Serie Cristologica. Appartengono invece al lucano Pietro Antonio Ferro le due tele con la Decollazione del Battista (1606), una Madonna del Carmine con Bambino fra i Santi Giovanni Battista e Francesco, e una pittura su tavola rappresentante l’Eterno Benedicente.

IL CONVENTO DI SAN FRANCESCO D’ASSISI

Immerso nel verde, il complesso conventuale è impreziosito da numerose opere d’arte ed è organizzato intorno a un chiostro quadrato.

Fondato nel 1474, sul lato occidentale il convento presenta la chiesa a navata unica con copertura in legno a capriate e un presbiterio a pianta quadrata con soffitto a crociera. Fiore all’occhiello del tempio è il pregevole Polittico, attribuito all’artista campano Giovanni Luce. Dello stesso autore sono gli affreschi che decorano le pareti del presbiterio, risalenti al primo trentennio del XV secolo, e raffiguranti il Ciclo Cristologico ed episodi della vita di San Francesco.

Nella navata si possono ammirare altre opere di pregevole fattura tra le quali si distingue una tela dell’Apparizione del Bambino a Sant’Antonio di Padova (1631) attribuita all’artista lucano Giovanni De Gregorio, detto "Il Pietrafesa", uno dei massimi esponenti della cultura pittorica lucana tra tardo manierismo e barocco, le cui numerose opere sono disseminate nelle chiese e nei conventi della regione.

Molto bella è anche l’Immacolata di Francesco Guma (1628). Dal prezioso valore artistico è anche la cantorea con il coro totalmente intagliato in legno (XVI sec.).

Riti arborei

Il “matrimonio” tra un tronco di cerro e una cima, che ha luogo in questo splendido comune delle Dolomiti Lucane, è uno dei riti arborei che da secoli si celebrano in Basilicata.

U’ Masc’ di Pietrapertosa coincide con le celebrazioni in onore di Sant’Antonio, ogni 13 giugno, ma il rito si conclude solo nel primo week end successivo. I due alberi sono scelti e tagliati alcuni giorni prima della festa, nel bosco di Montepiano, proprio nel cuore del Parco di Gallipoli Cognato. Qui, i “massari” (gualani) attendono le prime luci dell’alba, quando lo “sposo” e la “sposa”, trasportati da coppie di animali (paricchij), si avviano nella lunga marcia.

La suggestiva “unione” delle piante avviene davanti al campanile del Convento di San Francesco. Lo spettacolo avviene sotto gli occhi della folla che assiste con apprensione alla fase di innalzamento e alla spettacolare scalata dell’albero da parte di un “maggiaiolo”, il quale, aggrappato ad una delle corde utilizzate per portare in piedi il Maggio, si arrampica fin sulla cima ricolma di premi, muovendosi e ballando a testa in giù al ritmo di musica.

Nei giorni successivi il Maggio, tagliato, si abbatte sulla strada fragorosamente.

Cinema

Nel 2014 Pietrapertosa, come Castelmezzano, è stato set de "La Grande Seduzione", il lavoro cinematografico diretto da Massimo Gaudioso e prodotto dalla Cattleya.

Con interpreti di rilievo come Silvio Orlando, Carlo Buccirosso, Nando Paone, Fabio Volo e Miriam Leone, il film ha coinvolto l’intero borgo e acceso l’entusiasmo dei pietrapertosani perché alcune riprese hanno interessato diversi luoghi di alta importanza storico artistica del paese.

In particolare è stato location di alcune scene lo splendido complesso conventuale di San Francesco, fondato nel 1474, il quale custodisce una serie di pregevoli opere artistiche.

Attrattori

Un chilometro e mezzo in poco più di un minuto, da Castelmezzano a Pietrapertosa, e viceversa. In Basilicata si “vola” sulle vette delle Piccole Dolomiti Lucane, in due o in solitudine.

"Il Volo dell'Angelo" ogni anno fa vivere l'esperienza della discesa tra le vette e gli incantevoli paesaggi dei due "Borghi più belli d'Italia" e consente di sorvolare le Dolomiti Lucane regalando sensazioni straordinarie e amplificate, sospesi a quattrocento chilometri dal suolo e perfettamente allineati su un cavo di acciaio.

Un tuffo tra cielo e terra con la percezione di accarezzare uno dei paesaggi più suggestivi della Basilicata.

IL PERCORSO DELLE SETTE PIETRE

Un antico tratturo contadino congiunge i comuni di Pietrapertosa e Castelmezzano da percorrere in circa novanta minuti.

Il Percorso delle Sette Pietre è un viaggio nella fantasia e nella tradizione, che si snoda in sette tappe recuperando una storia tratta dal testo “Vito ballava con le streghe” del giornalista lucano Mimmo Sammartino e traducendo in forme visive, sonore ed evocative i temi e le immagini della narrazione.

Ogni tappa prevede uno spazio allestito e propone una parola chiave che restituisce il senso del racconto: destini, incanto, sortilegio, streghe, volo, ballo, delirio. Nella tappa centrale, quella delle “streghe”, il visitatore apprende l’intera storia, attraverso elementi di suggestione scenografica e sonora.

Outdoor

Nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, in cui ricade il territorio di Pietrapertosa, si vivono intense esperienze a contatto con la natura.

Itinerari, visite ed escursioni guidate, lungo una fitta rete di sentieri realizzati per soddisfare le esigenze dei più esperti escursionisti o gli amanti della natura. Trekking a piedi e a cavallo, mountain bike e laboratori didattici per le scuole di diversi ordini e grado sono alcune delle opportunità offerte dall’immensa distesa del Parco di Gallipoli Cognato agli amanti del verde e dell’outdoor.

Circondati da un paesaggio senza confini, trovano la propria dimensione anche gli appassionati di attività specifiche come il Bouldering o l’Orienteering, quest’ultimo praticabile nel tratto di bosco nei pressi di località Palazzo e nel territorio di Castelmezzano.

Il sito boulder del Parco Gallipoli Cognato è frequentato da climbers provenienti da tutta Europa, perché la qualità della roccia arenaria che contraddistingue l’area è ben cementata e garantisce una buona aderenza a quanti praticano l’arrampicata sportiva sui massi.

Tanto Pietrapertosa quanto Castelmezzano sono mete particolarmente ambite anche nell’ambito del mototurismo per le dolci curve che l’appassionato di questa attività può accarezzare e fiancheggiare raggiungendo questi due tesori delle Piccole Dolomiti Lucane. Nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, in cui ricade il territorio di Pietrapertosa, si vivono intense esperienze a contatto con la natura.

LUCANIA OUTDOOR PARK

All’interno del Parco di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane si trova anche Il Parco Avventura  Lucania Outdoor, esattamente in località Acqua Furr del comune di Cirigliano.

Un divertente parco per gli amanti della natura di qualsiasi età e che, immerso nel bosco, consente di usufruire di appassionanti percorsi avventura con itinerari acrobatici sospesi tra gli alberi, oltre che a praticare il tiro con l'arco o andare su e giù per i pendii in mountain bike.

A rendere ancor più avvincente la permanenza in questo spazio naturale sono anche le pedane sospese in legno e le corde per giocare con la propria capacità di stare in equilibrio. I percorsi proposti, inoltre, hanno diverse difficoltà per consentire così a chiunque di divertirsi all’aria aperta, che siano bambini o sportivi esperti.

www.comune.pietrapertosa.pz.it

www.prolocopietrapertosa.it

www.nuovaatlantide.com

www.lucanafilmcommission.it

www.parcogallipolicognato.it

www.volodellangelo.com

Approfondisci il Maggio di Pietrapertosa su Miti e Riti di Basilicata 

Approfondisci la figura de Il Pietrafesa su Basilicata D'Autore

 

 


Castelmezzano

“Città paesaggio” per la sua rara bellezza inclusa nei “Borghi più Belli d’Italia”, Castelmezzano è uno dei paesi del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane.

A vederlo in lontananza, Castelmezzano, così piccolo e grazioso, fa vivere la sensazione di entrare in una favola, i cui protagonisti sono l’Aquila reale e la Civetta, la Grande Madre, l’Incudine e la Bocca del Leone. Solo i nomi sono presi in prestito dalla fantasia, perché le sculture degli enormi massi di roccia arenaria, che nel tempo sono state plasmate dai giochi del vento e della pioggia, fino ad assumere simili forme, esistono davvero!

A fare la guardia a questo gioiello dalla struttura medievale, fatto di scale ripide, vicoli stretti, case arrampicate sulla roccia, sono le Piccole Dolomiti Lucane che, più in alto si sale, seguendo percorsi dedicati, più svelano un incantevole paesaggio.

Proprio da qui si può vivere l’emozione unica del “Volo dell’Angelo”, imbracati in totale sicurezza, per lanciarsi nel vuoto e godere come mai prima, da soli o in coppia, dell’incantevole paesaggio delle Dolomiti Lucane, fino a sfiorarne le vette e raggiungere la vicina Pietrapertosa. La favola, a Castelmezzano, prosegue poi con un singolare “matrimonio”, quello tra gli alberi…

La storia

Nel nome, "Castrum Medianum" (castello di mezzo), è impressa la sua storia di fortezza normanna, in posizione centrale rispetto ai castelli di Pietrapertosa e Brindisi di Montagna.

Le origini di Castelmezzano sono legate alla penetrazione di coloni Greci nella Valle del Basento avvenuta tra il VI e il V secolo a.C. Successivamente con l’arrivo dei saraceni, nel X secolo d.C., la popolazione locale, costretta a fuggire, si rifugia tra rocce ripide individuate, secondo un antico racconto, da un pastore di nome Paolino, per il quale da qui sarebbe stato semplice respingere gli invasori facendo rotolare massi di pietra.

In seguito all’occupazione longobarda, Castelmezzano viene invasa dai Normanni (XI-XIII sec. d.C.), cui si deve la costruzione del castello che ha dato poi nome alla città. Nel tempo si sono succedute le invasioni da parte degli Aragonesi (XIV-XVI sec. d.C.) e diverse famiglie hanno avuto un ruolo determinante nella storia e nello sviluppo del paese, da quella del barone Giovanni Antonio De Leonardis ai De Lerma. La conformazione del territorio, per la presenza di rifugi naturali, ha favorito lo sviluppo del brigantaggio lucano (XIX sec.) anche a Castelmezzano.

Il patrimonio culturale

Ogni scorcio delle Dolomiti Lucani e ogni angolo del borgo di Castelmezzano custodiscono storie di popoli ed avvenimenti che lo hanno attraversato.

Dai ruderi del castello normanno-svevo, ai palazzi storici di particolare bellezza e ai portali di pregevole fattura, dalle chiese alle piccole cappelle, alle scale che portano sempre più in cima al paese, Castelmezzano è un tesoro da scoprire e indimenticabile.

Poco lontano dal paese tra sentieri, scalinate e piccoli ponti in pietra si può raggiungere poi la vallata del Caperrino, da cui è possibile ammirare i resti di antichi mulini costruiti a secco sormontati da tetti realizzati con lastre di pietra locale denominate “chiang”, “pietra”, secondo il dialetto locale.

IL CASTELLO NORMANNO-SVEVO

Il maniero risale al periodo normanno (XI-XIII sec. d.C.), costruito come roccaforte in posizione centrale rispetto ai castelli di Pietrapertosa e Brindisi di Montagna.

In realtà ne sono visibili solo i ruderi, in particolare, parte del muro di cinta, resti di mura rialzati sulla roccia, una cisterna per la raccolta delle acque piovane e la lunga e ripida scalinata scavata nella roccia, utilizzata probabilmente come postazione di avvistamento, da cui era consentito sorvegliare la sottostante vallata del fiume Basento.

Fino a poco tempo fa questa scalinata era percorribile dai visitatori che volessero raggiungerne il punto più alto per godere del panorama mozzafiato che si staglia sulle Dolomiti Lucane.

I sapori

Anche a Castelmezzano, come in tutta la Basilicata, la buona tavola non è un mistero!

Il prodotto tipico del borgo è la salsiccia, proposta in numerose varianti. Gustosi sono poi gli altri piatti a base di carne, tra i quali predominano l’agnello alle erbe e il capretto con le patate alla brace.

Preparato soprattutto in occasione dei festeggiamenti in onore di Santa Lucia Martire, il 13 dicembre, molto gustosa e la “cuccia”, un piatto tipico a base di fave, grano, ceci e cicerchie.

Non c’è pasto che non si concluda poi con le imperdibili e croccanti “crostole” al miele, un tipico dolce nuziale del posto.

Natura e Parchi

Castelmezzano, come Pietrapertosa con cui condivide l’appartenenza ai “Borghi più Belli d’Italia”, rientra nell’area del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane.

Tra incontaminate bellezze paesaggistiche e tracce di una storia millenaria, il Parco è uno degli spazi verdi più belli della regione, in cui è possibile scoprire e conoscere, per l’importante valore naturalistico, storico ed etno-antropologico, tutti segreti che la natura può preservare.

Con un'estensione di oltre 27 mila ettari l’area verde comprende la foresta di Gallipoli Cognato e il bosco di Montepiano, formato da imponenti esemplari di cerro, odorosi tigli, peri e meli selvatici, aceri, ontani e il raro agrifoglio. Qui vivono lupi, tassi, istrici e gatti selvaggi e tra gli uccelli si possono avvistare falchi pellegrini, poiane e picchi muratori.

Il patrimonio religioso

A Castelmezzano la devozione si esprime nella chiesa madre e in alcune cappelle disseminate nel grazioso borgo.

La chiesa madre di Santa Maria dell’Olmo (XIII sec.), tutta costruita in pietra locale, domina nella piazza principale. Molto bella è la maestosa facciata in stile romanico, rivestita con pietra locale a faccia vista e scandita da quattro colonne e un architrave, a sua volta abbellito da fiori, leoni e aquile a due teste.

In posizione centrale, una nicchia ospita un affresco di San Rocco, Protettore del paese. A una sola navata e con quattro cappelle, all’interno sono custodite opere di elevato valore artistico, come la bella statua lignea della Madonna dell’Olmo (XIII sec.) e una tela della “Sacra Famiglia” realizzata dal pittore lucano Giovanni De Gregorio, detto il Pietrafesa, uno dei massimi esponenti della cultura pittorica lucana tra tardo manierismo e barocco, le cui numerose opere sono disseminate nelle chiese e nei conventi della regione.

Si può inoltre ammirare un altare ligneo in stile barocco con al centro un dipinto disegnato su una pietra.

Probabilmente di origini bizantine, la chiesa del Santo Sepolcro è una delle più antiche di Castelmezzano. Essa custodisce la statua lignea della Madonna dell’Ascensione (XIV sec.), che, secondo una leggenda, sarebbe stata ritrovata da due pescatori in riva al mare. Proprio a costoro la Madonna stessa avrebbe chiesto di essere condotta a Castelmezzano.

Da vedere sono inoltre le cappelle di Santa Maria, della Madonna dell’Annunziata, di San Marco e di Santa Maria "Regina Coeli".

Riti arborei

Castelmezzano è uno dei comuni lucani in cui si celebra l’ancestrale rito arboreo che consiste in un vero e proprio “matrimonio” tra piante: un tronco e una cima. Si tratta della "Sagra du' Masc".

Ogni anno, il 12 e 13 settembre, in concomitanza con i festeggiamenti in onore di Sant'Antonio di Padova, un robusto tronco di cerro, “lo sposo”, detto anche “il Maggio”, viene scelto tra i boschi del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane e, sfrondato da boscaioli del posto, è trascinato da coppie di buoi fino al centro del paese. Contemporaneamente, tra balli e banchetti improvvisati nel bosco, si svolge un rituale analogo per la cima di agrifoglio, “la sposa”.

Raggiunta la piazza di Castelmezzano, i due si incontrano e, posti l’uno sull’altra, vengono innalzati quasi fino a toccare il cielo, sotto lo “sguardo” dolce e accondiscendente della statua di Sant’Antonio di Padova e dell’intero paese.

Dopo il reciproco “sì”, il Maggio è pronto per essere scalato alla conquista di simbolici premi.

Cinema

Nel 2014 Castelmezzano è stato set de "La Grande Seduzione", il lavoro cinematografico diretto da Massimo Gaudioso e prodotto dalla Cattleya.

Per diversi mesi si sono aggirati tra gli angoli più suggestivi del paese gli interpreti del film: Silvio Orlando, Carlo Buccirosso, Nando Paone, Fabio Volo e Miriam Leone. Le riprese hanno interessato molti punti del piccolo borgo lucano che si sono trasformati così in una vera e propria location cinematografica.

Per l’occasione la vecchia galleria scavata nella roccia è diventata una miniera, mentre in uno dei ristoranti è stata ambientata la locanda dei minatori di “Pietramezzana”.

Attrattori

Un chilometro e mezzo in poco più di un minuto, da Castelmezzano a Pietrapertosa, e viceversa. In Basilicata si “vola” sulle vette delle Piccole Dolomiti Lucane, in due o in solitudine.

"Il Volo dell'Angelo" ogni anno fa vivere l'esperienza della discesa tra le vette e gli incantevoli paesaggi dei due "Borghi più belli d'Italia" e consente di sorvolare le Dolomiti Lucane regalando sensazioni straordinarie e amplificate, sospesi a quattrocento chilometri dal suolo e perfettamente allineati su un cavo di acciaio.

Un tuffo tra cielo e terra con la percezione di accarezzare uno dei paesaggi più suggestivi della Basilicata.

IL PERCORSO DELLE SETTE PIETRE

Un antico tratturo contadino congiunge i comuni di Castelmezzano e Pietrapertosa da percorrere in circa novanta minuti.

Il Percorso delle Sette Pietre è un viaggio nella fantasia e nella tradizione, che si snoda in sette tappe recuperando una storia tratta dal testo “Vito ballava con le streghe” del giornalista lucano Mimmo Sammartino e traducendo in forme visive, sonore ed evocative i temi e le immagini della narrazione.

Ogni tappa prevede uno spazio allestito e propone una parola chiave che restituisce il senso del racconto: destini, incanto, sortilegio, streghe, volo, ballo, delirio. Nella tappa centrale, quella delle “streghe”, il visitatore apprende l’intera storia, attraverso elementi di suggestione scenografica e sonora.

Outdoor

Nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, in cui ricade il territorio di Castelmezzano, si vivono intense esperienze a contatto con la natura.

Itinerari, visite ed escursioni guidate, lungo una fitta rete di sentieri realizzati per soddisfare le esigenze dei più esperti escursionisti o gli amanti della natura. Trekking a piedi e a cavallo, mountain bike e laboratori didattici per le scuole di diversi ordini e grado sono alcune delle opportunità offerte dall’immensa distesa del Parco di Gallipoli Cognato agli amanti del verde e dell’outdoor.

Circondati da un paesaggio senza confini, trovano la propria dimensione anche gli appassionati di attività specifiche come il Bouldering o l’Orienteering, quest’ultimo praticabile nel tratto di bosco nei pressi di località Palazzo e nel territorio di Castelmezzano.

Il sito boulder del Parco Gallipoli Cognato è frequentato da climbers provenienti da tutta Europa, perché la qualità della roccia arenaria che contraddistingue l’area è ben cementata e garantisce una buona aderenza a quanti praticano l’arrampicata sportiva sui massi.

Tanto Castelmezzano quanto Pietrapertosa sono mete particolarmente ambite anche nell’ambito del mototurismo per le dolci curve che l’appassionato di questa attività può accarezzare e fiancheggiare raggiungendo questi due tesori delle Piccole Dolomiti Lucane.

Nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, in cui ricade il territorio di Castelmezzano, si vivono intense esperienze a contatto con la natura.

LUCANIA OUTDOOR PARK

All’interno del Parco di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane si trova anche Il Parco Avventura  Lucania Outdoor, esattamente in località Acqua Furr del comune di Cirigliano.

Un divertente parco per gli amanti della natura di qualsiasi età e che, immerso nel bosco, consente di usufruire di appassionanti percorsi avventura con itinerari acrobatici sospesi tra gli alberi, oltre che a praticare il tiro con l'arco o andare su e giù per i pendii in mountain bike.

A rendere ancor più avvincente la permanenza in questo spazio naturale sono anche le pedane sospese in legno e le corde per giocare con la propria capacità di stare in equilibrio. I percorsi proposti, inoltre, hanno diverse difficoltà per consentire così a chiunque di divertirsi all’aria aperta, che siano bambini o sportivi esperti.

www.comune.castelmezzano.pz.it

www.volodellangelo.com

www.parcogallipolicognato.it

www.nuovaatlantide.com

www.lucanafilmcommission.it

Approfondisci il Volo dell'Angelo su Basilicata Emotion 

Approfondisci il Rito Arboreo di Castelmezzano su Miti e Riti di Basilicata

 

 

 


Oliveto Lucano

Oliveto Lucano è un piccolo centro che sorge in prossimità del Monte Croccia e fa parte del territorio del Parco Naturale Regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane.

Una coinvolgente calma e totale serenità predominano nel borgo, il cui territorio è attraversato da estesi e rigogliosi uliveti, da cui il nome del paese, e querce secolari.

Il centro storico è reso particolarmente suggestivo dalle tipiche case costruite in pietra locale e portali in pietra lavorata, ma l’occhio del visitatore è rapito anche dai caratteristici portoni in legno finemente intarsiati che spiccano in alcuni angoli del paese, i quali risalgono al periodo compreso tra la fine dell'’800 e l'inizio del ‘900.

Oliveto Lucano è uno degli otto comuni della Basilicata in cui ogni anno dal 10 al 12 agosto va in scena il “Maggio Olivetese”, un rito ancestrale nel corso del quale si celebra il “matrimonio tra gli alberi”, un cerro (il Maggio) e la cima di agrifoglio scelti e tagliati nella splendida foresta di Gallipoli Cognato.

La storia

Le prime testimonianze della presenza umana nell’area di Gallipoli Cognato, in cui il comune di Oliveto Lucano ricade, risalgono al mesolitico (1200- 8000 a.C.).

Si tratterebbe del periodo in cui gruppi di cacciatori nomadi frequentavano l’area del monte Croccia riparandosi in piccole grotte. Ma per parlare dei primi insediamenti stabili occorre spostarsi nel periodo compreso tra VI e IV secolo a.C., che coincide con la fondazione dell’acropoli di Croccia-Cognato, della quali si possono ancora intravedere la porta d’ingresso principale.

Nei corridoi funebri delle tombe sono stati ritrovati vasi, ceramiche decorate, armi e ornamenti dei guerrieri e delle donne, tutti reperti conservati nei musei di Potenza, Melfi e Policoro.

Nella storia di Oliveto Lucano si susseguono poi le scorribande degli eserciti barbari e il passaggio di monaci bizantini, ma è nel XII secolo, con i Normanni, che si diffonde la presenza di insediamenti monastici.

Occorre ricordare che il paese nel corso dei secoli è interessato da diverse figure e ordini, nel XIV secolo appartiene ai Cavalieri di Malta, nel XVI all’Ordine Gerosolimitano per poi passare ai Bozzuto e ai Grippini. In epoca aragonese subisce il dominio di Ferrante Diaz Garlon d’Alife e nel 1715 fu acquistato da Gerolamo di Lerna, duca di Castelmezzano, per poi dipendere dagli Amodio, dai Revertera e dai Riario Sforza.

Il patrimonio culturale

Vecchie case, stretti vicoli, scale e strade ripide portano sempre più in alto, nella parte più antica del borgo, sempre più vicino alla vita e alle abitudini di un tempo.

In Via delle Grotte si possono ammirare caratteristici “portoni di Bacco”, portoni in legno delle cantine realizzati a moduli geometrici e costruiti da artigiani locali, detti “Maestri d’ascia”, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

Di buona fattura artigianale rappresentano una delle peculiarità dell’antico borgo, ma ad attirare la curiosità di chi arriva a Oliveto Lucano sono anche i colorati pannelli in ceramica che decorano Piazza Umberto I. Realizzati dall’artista Ugo Annona, raffigurano temi d’ispirazione locale, come il grazioso galletto o il simpatico “cucù”.

I sapori

Tipicità e antichi sapori nella cucina di Oliveto Lucano che non rinuncia alla tradizione, alla qualità e alla bontà.

L’olio extravergine di oliva è una delle prelibatezze consolidate, grazie alla presenza delle pittoresche distese di uliveti che attraversano il territorio e da cui prende il nome lo stesso paese. L’olio si configura soprattutto come l’elemento fondante di tutte le ricette proposte nelle locande del paese, le quali sono a base di pasta fatta in casa e condita con legumi o decisi ragù. Non mancano i secondi di carne e dolci tipici che rievocano la tradizione contadina.

Ottime le frittelle insaporite con del "vino cotto", ottenuto dalla bollitura del mosto dell'uva nel periodo della vendemmia, e poi la varietà di dolci pasquali come le cosiddette “ficazzole” o “bamboline” e i “panierini”.

Natura e Parchi

Ai piedi del monte Croccia, Oliveto Lucano è incastonato nell’area del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, che preserva incontaminate bellezze paesaggistiche e tracce di una storia millenaria.

È uno degli spazi verdi più belli della regione, in cui è possibile scoprire e conoscere, per l’importante valore naturalistico, storico ed etno-antropologico, tutti segreti che la natura può preservare.

Con un'estensione di oltre 27 mila ettari l’area verde comprende la foresta di Gallipoli Cognato e il bosco di Montepiano, formato da imponenti esemplari di cerro, odorosi tigli, peri e meli selvatici, aceri, ontani e il raro agrifoglio. Qui vivono lupi, tassi, istrici e gatti selvaggi e tra gli uccelli si possono avvistare falchi pellegrini, poiane e picchi muratori.

Qui vanno in scena spettacoli della natura e di un passato mai tramontato, noti come “matrimoni tra gli alberi”, nel corso dei quali un tronco e una cima, prima recisi nelle splendide foreste del parco, sono poi uniti nella principale piazza del borgo in cui si svolge il rito. Tutto avviene sotto lo sguardo del Santo Patrono o della Madonna venerata nel paese in cui l’evento ha luogo, tra sacro e profano, folclore e suggestione.

Di particolare interesse è la Riserva Naturale Antropologica "Monte Croccia" istituita a tutela di un antico centro abitato fortificato sulla sommità dell’omonimo monte.

Il patrimonio religioso

La chiesa madre dedicata alla Madonna delle Grazie, nel centro storico, e la cappella di Piano di Campo rappresentano il cuore sacro di Oliveto Lucano.

Della chiesa madre, in stile romanico, si notano subito le navate laterali che hanno conservato l’originario disegno a cupoletta, in particolare, per la singolare bellezza, spicca l’acquasantiera in pietra locale (XVIII sec.) visibile nella navata a destra dell’ingresso.

Un trionfo di suggestione e valore artistico si concretizza nell’abside, sullo splendido altare ligneo dipinto del XVI secolo, dove, oltre al Tabernacolo bronzeo e finemente cesellato e al pannello in lamine d’ottone raffigurante l’Ultima Cena, si lascia ammirare il dipinto ad olio su tavola della Madonna delle Grazie.

Da non perdere, nella prima cappella della navata a sinistra, è un Crocifisso in legno policromo (XVIII sec.), sotto il quale spicca un meraviglioso altare, decorato nella parte inferiore con bassorilievi in lamine di un’eleganza priva di ogni eccesso. Nella chiesa madre sono custodite anche le statue lignee di San Cipriano (XVIII sec.), Protettore di Oliveto, e di San Rocco.

Da visitare è anche la cappella di Piano di Campo in cui è custodita la scultura lignea policroma della Madonna del Campo (XVIII sec.), che colpisce chi la osserva per la dolcezza dei tratti del viso.

Riti Arborei

Solennità e allegria rappresentano il "leit motiv" del "Maggio Olivetese", il rito arboreo di Oliveto Lucano, ogni anno celebrato dal 10 al 12 agosto, tra sacro e profano.

I due “sposi”, il cerro e la cima di agrifoglio sono scelti tra i più belli e rigogliosi della foresta di Gallipoli Cognato. L’uno viene tagliato solitamente la prima domenica di agosto, l’altra è selezionata e recisa il 10 agosto.

Il loro primo incontro avviene in località Piano Torcigliano, scendendo dal Monte Croccia, e a condurre la fututa “sposa” lungo un tragitto di otto chilometri sono aitanti giovani che intervallano il faticoso viaggio con balli, canti e frugali banchetti innaffiati da tanto buon vino locale.

Stesso rituale per il trasporto del Maggio, un tempo trainato da coppie di buoni, come avviene ancora in gran parte dei riti arborei lucani, oggi condotto su trattori.

Intanto in “via del Maggio” è tutto pronto, qui infatti avviene l’innesto della cima sul cerro, a simboleggiare il significato propiziatorio di fecondità e fertilità che avvolgono il rito.

L’atteso momento dell’unione avviene sotto lo sguardo di san Rocco, festeggiato proprio in coincidenza del “matrimonio”, in un clima di elevata spiritualità che conferma quanto il Santo sia venerato al pari del Patrono del paese, San Cripriano.

Outdoor

Tra le cinque “Città natura” del Parco di Gallipoli Cognato, Oliveto Lucano rappresenta uno strategico punto di partenza per vivere coinvolgenti escursioni o semplici passeggiate all’interno dell’area verde.

Una fitta rete di sentieri collega il paese agli altri borghi che ricadono nel parco, percorrerla  piedi, a cavallo o in mountain bike consente di regalare magiche emozioni a quanti non sanno resistere al fascino della natura più inviolata, all’ombra di imponenti e secolari cerri che contraddistinguono il Parco regionale.

Un’esperienza da non lasciarsi sfuggire riguarda le pendici del monte Croccia, sulle quali si estende la Riserva Antropologica e Naturale Statale Monte Croccia che interessa un'area di 36 ettari di bosco e si sviluppa nei comuni di Oliveto Lucano, Accettura e Calciano, lungo l'Appennino.

Non lontano dal territorio di Oliveto Lucano, nel comune di Cirigliano, sorge il “Lucania Outdoor Park”, un avvincente percorso acrobatico forestale, nel cuore del Parco Regionale Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, che si snoda tra i robusti alberi utilizzando piattaforme, passerelle, pedane sospese, ponti tibetani, reti di corda e cavi di acciaio. Le attività sono distribuite tra diversi livelli di difficoltà, da quelle per bambini a quelle per gli adulti più esperti, sempre in totale sicurezza.

Chi desidera coniugare natura e archeologia può decidere di intraprendere un cammino lungo il sentiero attrezzato che segue il perimetro della fortificazione presente sul monte Croccia, che offre all’escursionista punti panoramici di strordinaria bellezza.

Archeologia

Sulla sommità del monte Croccia sorge l’omonima area archeologica frequentata dal neolitico al IV secolo a.C., la quale include l’affascinante complesso megalitico “Petre de la Mola” e un insediamento fortificato lucano (IV secolo a.C.) circondato da più cinte murarie realizzate in blocchi perfettamente squadrati.

Dell’imponente sistema difensivo, quello meglio conservato protegge l’acropoli dell’abitato, mentre in prossimità della porta principale si concentrano i blocchi che sulla faccia vista riportano segni di cava in lettere greche.

Un aspetto particolare caratterizza la porta stessa dal momento che essa traguarda, proprio attraverso il megalite, il punto dell’orizzonte dove sorge il Sole agli equinozi.

Il complesso “Petre de la Mola” rappresenta una ricchezza straordinaria per il territorio lucano, dal momento che si esso corrisponde ad un sofisticato calendario di pietra preistorico, per questo in passato oggetto di studio da parte di archeologi, geofisici, geologi ed astronomi di spessore.

Gli esperti hanno rilevato infatti che il complesso megalitico presenta allineamenti diretti alla posizione del Sole al tramonto del solstizio d'inverno.

www.comune.olivetolucano.mt.it

www.prolocolivetolucano.it

www.parcogallipolicognato.it

www.nuovaatlantide.com

 

www.maggiolivetese.org

Approfondisci il Maggio Olivetese su Miti e Riti di Basilicata

 

 

 


Cirigliano

Un soggiorno scandito da riposo, cibo genuino, aria pura e natura incontaminata - magari dedicandosi alle entusiasmanti attività organizzate all’interno del vicino Parco Avventura -, Cirigliano è la meta adatta a chi cerca tutto questo.

Accogliente e grazioso, l’antico borgo è posto tra il castello e la chiesa madre e presenta tracce archeologiche romane che riconducono a Cerellio, legionario da cui il paesino avrebbe preso il nome.

Il centro storico è davvero meritevole di essere visitato per ammirarne la fattura totalmente in pietra, dal castello ai palazzi, dalle case alle strade, fino alla piazza principale del paese. La pietra è estratta dalle sue cave ed è un’importante risorsa per l’artigianato locale.

A Cirigliano ogni anno si festeggia uno dei più antichi e singolari carnevali della Basilicata intitolato “Le quattro stagioni e i dodici mesi dell’anno”.

La storia

Cinto da torri e mura, Cirigliano è un borgo medioevale e la prima testimonianza scritta sulla sua esistenza risale al 1060.

Nel corso dei tempi il feudo di Cirigliano è appartenuto a diversi signori e a conferma di ciò nel centro storico sorge l’imponente castello con la sua suggestiva torre ovale e l’annessa cappella dell'Addolorata.

Il paese ha partecipato attivamente ai moti antifrancesi e durante il periodo del brigantaggio ha subito significativi saccheggi, tra i quali viene ricordato quello avvenuto per opera del brigante lucano Carmine Crocco nel 1861.

Il patrimonio culturale

Tutto rigorosamente in pietra, questa è la caratteristica che subito carpisce lo sguardo del visitatore, in particolare le cosiddette “strette”, abitazioni ad archetti e piccole volte.

Nel punto più antico del paese si possono ammirare parte delle mura e il castello baronale, costruito nel 1593 sui resti di una precedente struttura di epoca tardo bizantina, con un’imponente Torre ellittica del XVI secolo.

Nonostante numerosi rimaneggiamenti l’attuale struttura ha conservato l’impianto originario. Da non perdere è la torre ovale, che svetta all’interno della corte, uno dei pochi esempi visibili in Europa. Di pregio sono gli altorilievi che adornano i beccatelli (piccole mensole) dei due balconcini che si affacciano sulla piazza.

I sapori

Ottimi formaggi ovini e caprini, saporiti salumi e il famoso olio di Majatica fanno di Cirigliano il paese del buon cibo.

Si possono assaporare però anche succulenti piatti per lo più a base di pasta preparata a mano, dalle tagliatelle con la mollica alle orecchiette con le cime di rapa, dai cavatelli con il sugo di “pezzente”, una saporita tipologia di salsiccia, alla cosiddettaciauledda”, una gustosa zuppetta.

In occasione del carnevale non manca la “Rafanata”, frittelle di rafano e formaggio.

Natura e Parchi

Il territorio di Cirigliano è ricoperto da boschi di alto fusto e sorgenti e, in località Acqua Furr ospita il Parco avventura "Lucania Outdoor Park", all’interno dell’incantevole Parco Regionale di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane.

Pur non essendo tra i comuni inclusi in esso, il parco è facilmente raggiungibile da Cirigliano.

Tra incontaminate bellezze paesaggistiche e tracce di una storia millenaria, si tratta di uno degli spazi verdi più belli della regione, per l’importante valore naturalistico, storico ed etno-antropologico che preserva.

Con un'estensione di oltre 27 mila ettari l’area verde comprende la foresta di Gallipoli Cognato e il bosco di Montepiano, formato da imponenti esemplari di cerro, odorosi tigli, peri e meli selvatici, aceri, ontani e il raro agrifoglio. Qui vivono lupi, tassi, istrici e gatti selvaggi e tra gli uccelli si possono avvistare falchi pellegrini, poiane e picchi muratori.

Il patrimonio religioso

A un chilometro dal paese di Cirigliano si può ammirare una splendida cappella dedicata alla Madonna della Grotta letteralmente ricavata in un enorme masso. Per alcuni sarebbe opera del brigante Donato Grosso.

Eretta nel XVI secolo, ma quasi del tutto rifatta all’inizio dell’800, la chiesa madre del paese materano, dedicata all’Assunta, presenta un’imponente e bella struttura. A tre navate custodisce alcune statue lignee del XVII secolo e un battistero in pietra del XV secolo. Annessa al palazzo baronale si può ammirare anche la cappella dedicata all’Addolorata, risalente al XVII secolo. Ad un’unica navata è impreziosita da un soffitto ligneo decorato con dipinti a olio nel quale è stata accuratamente inserita, con una cornice, una tela dipinta anch’essa ad olio, raffigurante una Pietà. Pregevole anche l’organo e la cantoria lignea.

Carnevale

“…ma se i compagni sono insieme a me, un fiasco di vino, un pezzo di salsiccia, sparo una beccaccia, ammazzo i tordi, guardo le belle ragazze, e vivo di ricordi”. Così recita un passo della parte dell’”Inverno”, una delle maschere protagoniste dell’originale carnevale di Cirigliano, che indossano un abito con le caratteristiche del mese o delle stagioni di riferimento.

Durante il percorso, che si snoda lungo le strade del bel paese in pietra, i figuranti, guidati da una maschera principale: “Il Capodanno”, recitano poesie in un italiano non proprio corretto, versi tramandati di padre in figlio e che rimandano all’abbondanza della terra, alla primavera, alla raccolta di prodotti specifici. Così il giorno del Martedì Grasso, “i mesi dell’anno” e “le quattro stagioni” accompagnano in processione la bara del Carnevale, vestito di tutto punto per l’occasione, mentre in sottofondo si odono i lugubri lamenti della moglie “Quaremma”.

L’ironica manifestazione culmina con il momento del falò acceso per bruciare il povero Carnevale che, per tutto il corso dell’evento, è interpretato da un giovane ciriglianese, ma nella fase finale, sia chiaro, è rappresentato da un fantoccio!

Outdoor

Dai percorsi avventura del “Lucania Outdoor Park” al tiro con l’arco, dalle escursioni in mountain bike, al trekking, fino al birdwatching e alle escursioni più entusiasmanti.

Il territorio di Cirigliano, tra folti boschi e natura incontaminata, offre numerose e diverse soluzioni agli infaticabili amanti della natura.

Non lontano dal centro abitato, in Località Acqua Furr, il parco avventura “Lucania Outdoor Park” è un avvincente percorso acrobatico forestale, nel cuore del Parco Regionale Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, che si snoda tra i robusti alberi utilizzando piattaforme, passerelle, pedane sospese, ponti tibetani, reti di corda e cavi di acciaio. Le attività sono distribuite tra diversi livelli di difficoltà, da quelle per bambini a quelle per gli adulti più esperti, sempre in totale sicurezza.

Con un'estensione di oltre 27 mila ettari l’area verde comprende la foresta di Gallipoli Cognato e il bosco di Montepiano, nei quali ci si può inoltrare tra esemplari di cerro, odorosi tigli, peri e meli selvatici, magari incontrando tassi, istrici e gatti selvaggi e avvistando falchi pellegrini, poiane e picchi muratori.

In questi boschi ogni anno vengono prescelti il tronco e la cima, lo “sposo” e la “sposa”, protagonisti dei riti arborei che si tengono negli splendidi comuni di Castelmezzano e Pietrapertosa, dove si possono sorvolare i tetti delle graziose casette grazie ad uno dei grandi attrattori lucani “Il Volo dell’Angelo”.

www.comunecirigliano.it

www.parcogallipolicognato.it

www.nuovaatlantide.com

Approfondisci il Carnevale di Cirigliano su Miti e Riti di Basilicata

 

 


Calciano

Tra campi e uliveti, Calciano è un caratteristico borgo dalle origini antichissime e rientra nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane.

Una volta fatto ingresso in paese ci si sente avvolti da una insolita e piacevole quiete che si percepisce pian piano mentre si percorrono le scalinate appese alle mura esterne delle case, buttando uno sguardo a suggestivi scorci.

Le origini di Calciano affondano le radici in un passato molto lontano come testimoniano i ritrovamenti di utensili del periodo neolitico e i resti di una necropoli indigena del IV sec. a.C.

La storia

Presenze umane preistoriche sono evidenti sul territorio di Calciano e pare che dal V secolo a.C. un insediamento fosse stanziato proprio laddove oggi sorge il paese.

Ad esercitare il potere su Calciano sono gli Sforza (1382), prima, e i Sanseverino (1458), poi, quindi il paese viene governato da diversi feudatari, fino ai De Leyra e ai Revertera.

Il paese partecipa alle rivolte del brigantaggio, come emerge anche dalle memorie del rionerese Carmine Crocco, e del generale catalano José Borjes

Tra ‘800 e ‘900 il comune è unito a Garaguso e Oliveto Lucano, per poi raggiungere la sua totale autonomia.

Il patrimonio culturale

Quando ci si trova a Calciano è impossibile non raggiungere il suggestivo sito de “U' castidd”, il castello, a brevissima distanza dall’abitato.

I ruderi così comunemente chiamati dai calcianesi sono quanto resta del vecchio paese medioevale “Caucium”, “Paese di Pede”, in cui sono compresi una fortificazione, detta castello o rocca, appunto, la chiesa dedicata a Santa Maria della Rocca e la cinta di Santa Caterina.

La fortificazione, di origine Osca, è perforata da grotte un tempo abitate e, a guardare bene l’agglomerato, si individuano, sul lato destro, i ruderi della chiesa della Rocca, di origine normanna e con struttura abbaziale, mentre sul versante sinistro, sul burrone della “Venicella”, ecco la cinta di Santa Caterina, con due piccole grotte scavate nel tufo e decorate da affreschi, per quanto non ben conservati, con l'icona di Santa Caterina, Lucifero e Sant’Antonio Abate.

I sapori

Cucina decisamente ottima quella che contraddistingue la tavola calcianese imbandita di piatti tipici dai sapori decisi.

Non si può rinunciare certamente alle “lagane con fagioli o ceci” o al ricco “trittico” calcianese composto da cavatelli, orecchiette e fusilli fatti a mano con "pezzente", particolare salsiccia dal gusto forte. A questa portata, per chi ama sapori intensi possono seguire gli "grummuridd", involtini di agnello e capretto, da non perdere poi la sfiziosa"uppdegn", pannocchia cotta in acqua e sale, e la “rafanata”, una  frittata con rafano.

Natura e Parchi

Calciano è una delle “città natura” del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane insieme ad Accettura, Castelmezzano, Oliveto Lucano e Pietrapertosa.

Per la sua assoluta vicinanza all’area naturalistica è considerato la "porta" di accesso al parco, uno degli ambienti verdi più belli e ricchi della regione per i valori naturalistici, storici ed etno-antropologici che preserva.

L’area comprende la foresta di Gallipoli Cognato e il bosco di Montepiano, formato da imponenti esemplari di cerro, aceri, ontani e il raro agrifoglio e proprio tra questi vengono prescelti il tronco e la cima, lo “sposo” e la “sposa”, protagonisti dei numerosi riti arborei celebrati in Basilicata e noti come “Matrimoni tra gli alberi”. Nell’insolito paesaggio del parco si ergono, poi, le maestose rocce di arenaria, che formano le Dolomiti Lucane di Castelmezzano e Pietrapertosa, che possono essere sorvolate grazie ad uno dei grandi attrattori lucani: “Il volo dell’angelo”.

Sulla sommità del Monte Croccia si trovano i resti della fortificazione della città lucana edificata nel IV sec. a.C.

Il patrimonio religioso

Le chiese rappresentano uno dei valori artistici e culturali del paese di Calciano, ricche di pregevoli opere e storia.

La cinquecentesca chiesa madre dedicata a San Giovanni Battista custodisce gli affreschi provenienti dalla chiesa della Rocca (XIII –XIV secolo), nel sito della vecchia Calciano, noto come “U' castidd”, oltre a un trecentesco crocifisso in rame in stile bizantino, e la splendida scultura lignea "Annunziata”, realizzata nel ‘300 dallo scultore Nicola Pisano. L’opera è dipinta e decorata con delicati motivi gotico-senesi.  Molto bello, nell’abside, il trittico olio su tavola (1503) di Bartolomeo da Pistoia, raffigurante la Madonna con il Bambino, San Giovanni Battista, San Nicola di Bari.

Outdoor

Dal paese si possono intraprendere straordinarie escursioni alla volta del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, in una lussureggiante vegetazione di cerri, olmi, aceri e in un sottobosco dall'immensa varietà floreale.

Gli amanti delle attività all’aperto possono praticare trekking a piedi, a cavallo e in bicicletta oltre ad escursioni guidate, lungo una fitta rete di sentieri realizzati per soddisfare le esigenze dei più esperti escursionisti o degli amanti della natura. Il contesto ambientale consente anche l’organizzazione di laboratori didattici per le scuole di diversi ordini e grado. Nella splendida area verde sono garantiti divertimento e forti emozioni con il “Volo dell’Angelo", uno degli attrattori di punta della Basilicata, e la riscoperta di ancestrali tradizioni con i riti arborei noti come “matrimoni tra gli alberi”.

Archeologia

Quando ci si trova a Calciano è impossibile non raggiungere il suggestivo sito de “U' castidd”, il castello, a brevissima distanza dall’abitato.

I ruderi così comunemente chiamati dai calcianesi sono quanto resta del vecchio paese medioevale “Caucium”, “Paese di Pede”, in cui sono compresi una fortificazione, detta castello o rocca appunto, la chiesa dedicata a Santa Maria della Rocca e la cinta di Santa Caterina.

La fortificazione, di origine Osca, è perforata da grotte un tempo abitate e, a guardare bene l’agglomerato, si individuano, sul lato destro, i ruderi della chiesa della Rocca, di origine normanna e con struttura abbaziale, mentre sul versante sinistro, sul burrone della “Venicella”, ecco la cinta di Santa Caterina, con due piccole grotte scavate nel tufo e decorate da affreschi, per quanto non ben conservati, con l'icona di Santa Caterina, Lucifero e Sant’Antonio Abate.

www.comune.calciano.mt.it

 

www.parcogallipolicognato.it

 

 

 


Accettura

Accettura è uno dei meravigliosi borghi che ricadono all’interno del Parco di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane.

Completamente circondato dal verde, questo comune della provincia di Matera è scrigno di tradizioni e ricchezze naturali che lo rendono noto anche al di fuori dei confini regionali. Il suo nome Accettura è legato soprattutto al rito “Il Maggio di Accettura”, che coincide con i festeggiamenti in onore del Santo Patrono, San Giuliano.

Si tratta di uno dei riti arborei più antichi e caratteristici che ogni anno si ripetono in Basilicata, al punto da coinvolgere attivamente non solo la comunità locale ma anche curiosi, appassionati e studiosi di questi eventi legati alla fertilità della terra e alla vita che si rinnova.

La storia

Le origini di Accettura pare risalgano al periodo della Magna Grecia, quando il paese veniva indicato con il nome latino di “Acceptura”, che potrebbe rimandare tanto al significato di “sparviero”, quanto al simbolo del paese, due accette dorate, di qui “accepta-aurea”, “Acceptura”, dunque Accettura.

Il comune sarebbe sorto in un territorio abitato a partire dal VI-IV Sec. a.C., mentre viene citato per la prima volta in una Bolla Vescovile del 1060. In quello che è l’attuale centro abitato si sono insediate, con molta probabilità, le popolazioni dei nuclei rurali disseminati nell'area circostante - Gallipoli, Cortaglia e Costa la Raja e un centro fortificato in zona Croccia-Cognato -. Ancora oggi sono visibili i resti di una fortificazione a pianta quadrata attorniata da villaggi. In seguito distrutta da un incendio, nel 1272, Carlo d'Angiò ne dispone la ricostruzione, per poi divenire proprietà della famiglia Bozzano. Nel tempo è appartenuta anche alle famiglie Bazzano, della Marra, Ponsiaco, Carafa, Colonna e Spinelli, finché non si giunge all'eversione della feudalità. Accettura sarà “sfiorata” anche dal fenomeno del Brigantaggio. Il 12 novembre, dopo aver preso la vicina Cirigliano, infatti, le bande del brigante lucano Carmine Crocco e di José Borjès, avanzano verso Gorgoglione, che non oppone resistenza. Ad Accettura, il generale Borjès fa accampare le sue truppe per poi proseguire verso Garaguso, in quanto informato sulla presenza, nelle vicinanze, di reparti di milizia.

Il patrimonio culturale

Accettura preserva un caratteristico centro storico in cui, in occasione della Festa del Maggio, cui è dedicato anche il Museo dei culti arborei, si respira un’atmosfera unica.

Piccolo ma grazioso, il borgo di Accettura è molto caratteristico per le sue strette viuzze attraverso le quali si raggiungono palazzi nobiliari, antichi portali in pietra, databili tra il XVIII e il XIX secoli, e chiese, architetture concentrate soprattutto nell’antico rione "Scarrone". Passeggiando lungo il borgo antico ci si ritrova poi presso l’Anfiteatro, dove avviene l’innalzamento del Maggio, e nella cosiddetta piazzetta dell'”incontro”, dove appunto si incontrano il Maggio e la Cima, durante la celebrazione del noto rito arboreo che coincide con i festeggiamenti in onore di San Giuliano Martire. E proprio ai culti arborei è dedicato il museo con sede nel territorio del Parco di Gallipoli Cognato in cui sono custoditi tutti i documenti relativi ad alcuni dei “matrimoni tra gli alberi” diffusi in regione. L’allestimento ospita una mostra di quadri, collezioni fotografiche e video delle feste del Maggio, testi e informazioni relative ai riti antropologici e sociali e alle antiche tradizioni legate ai culti arborei, oltre a utensili della civiltà contadina. Il museo, che svolge anche attività di centro visite, è dotato inoltre di una biblioteca fornita di testi sui culti arborei in Italia e in Europa.

I sapori

Non è raro, passeggiando per le viuzze di Accettura, essere attratti dai profumi della cucina locale.

La tradizione gastronomica del paese della provincia materana rimanda alla antica tradizione contadina in cui a predominare sono le diverse tipologie di pasta fatta mano, spesso condita con legumi o ottimo sugo, ma anche carne cucinata alla brace, salumi accompagnati da formaggi saporiti e funghi raccolti nel vicino bosco di Montepiano. Molto diffuse sono inoltre le stuzzicanti verdure sott’olio come peperoni e melanzane, ma anche i peperoni "cruschi", tipicità regionale, o la rafanata, una specie di frittata a base per lo più di rafano.

Natura e Parchi

Tra incontaminate bellezze paesaggistiche e tracce di una storia millenaria, il Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, in cui Accettura rientra insieme ai comuni di Castelmezzano, Pietrapertosa e Cirigliano, è uno degli spazi verdi più belli della regione, in cui è possibile scoprire e conoscere, per l’importante valore naturalistico, storico ed etno-antropologico, tutti segreti che la natura può preservare.

Con un'estensione di oltre 27 mila ettari l’area verde comprende la foresta di Gallipoli Cognato e il bosco di Montepiano, formato da imponenti esemplari di cerro, odorosi tigli, peri e meli selvatici, aceri, ontani e il raro agrifoglio. Qui vivono lupi, tassi, istrici e gatti selvaggi e tra gli uccelli si possono avvistare falchi pellegrini, poiane e picchi muratori.

In questi boschi ogni anno vengono prescelti il tronco e la cima, lo “sposo” e la “sposa”, protagonisti de “Il Maggio di Accettura” uno dei numerosi riti arborei celebrati in Basilicata e noti come “Matrimoni tra gli alberi”. Nell’insolito paesaggio del parco si ergono, poi, le maestose rocce di arenaria, che formano le Piccole Dolomiti Lucane che possono essere sorvolate grazie ad uno dei grandi attrattori lucani “Il volo dell’angelo”.

Sulla sommità del Monte Croccia si trovano i resti della fortificazione della città lucana edificata nel IV sec. a.C.

Il patrimonio religioso

Visitando il centro storico di Accettura non lasciano indifferenti le numerose chiese che lo caratterizzano, ciascuna con stili ed elementi decorativi diversi e interessanti.

La chiesa dell'Annunziata, in stile barocco, è stata ricostruita su un preesistente edificio e al suo interno  conserva una statua lignea e una tela della Madonna con Gesù entrambe realizzate nel XVI secolo. Risale al XIV secolo l’interessante bifora chiesa, risalente al XIV secolo. Merita una visita anche la chiesa madre di San Nicola che, certamente esistente già nel XVI sec., ha subito numerose ristrutturazioni. Di particolare interesse sono la campana fusa (1611) da Gaspare di Missanello, il crocifisso ligneo del XV secolo, e le statue lignee di San Antonio Abate (XV Sec.), San Giuliano, Santa Filomena, San Pasquale (metà del '700). Interessante è anche la chiesa di Sant’Antonio, nel 1595 convento fondato dai Frati Minori Conventuali poi soppresso nel 1809. In questo tempio si possono ammirare una pala sull'altare maggiore raffigurante l'Incoronazione della Vergine con Santi e diverse tele del XVII secolo, attribuite ad un allievo dell’artista lucano Giovanni De Gregorio, noto come il Pietrafesa, uno dei massimi esponenti della cultura pittorica lucana tra tardo manierismo e barocco, le cui numerose opere sono disseminate nelle chiese e nei conventi della regione.

I Riti Arborei

Accettura è “il” paese simbolo dei “matrimoni arborei” che si celebrano in Basilicata, riti ancestrali e propiziatori in cui il tronco e la cima, lo “sposo” e la “sposa”, sono innestati e innalzati al cielo in un’unione simbolica.

I riflettori sulla festa del Maggio di Accettura si accendono nella domenica di Pentecoste, quando i futuri sposi iniziano il loro cammino verso la piazza del paese, ma l’intero evento si ripete ogni anno dall’Ottava di Pasqua alla domenica del Corpus Domini ed è dedicato al Patrono, San Giuliano. La scelta delle due piante che “convoleranno” a nozze avviene rispettivamente nella prima e nella seconda domenica dopo Pasqua. Lui, lo sposo, il Maggio, è un cerro di grandi dimensioni che proviene dal bosco di Montepiano, abbattuto il giorno dell’Ascensione. Lei, la sposa, la Cima, è una pianta di agrifoglio della foresta di Gallipoli Cognato. Come nel più tradizionale dei matrimoni, prima di congiungersi, in Largo San Vito, i futuri “sposi” procedono separatamente accompagnati dalle rispettive schiere di “maggiaioli” e “cimaioli”. I due cortei procedono lentamente a ritmo di musiche, canti, balli popolari, con pause dedicate a momenti di ristoro a base di buon vino e prodotti tipici. Il trasporto del Maggio e della Cima rappresenta un momento di straordinaria teatralità, tra grida di incitamento ed esibizioni di forza fisica. Una volta raggiunto l’anfiteatro, in largo San Vito, il rito nuziale è portato a compimento: la Cima viene innestata sul Maggio e insieme sono innalzati. Intanto scorre la processione del Patrono, San Giuliano.

Outdoor

Nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane si vivono intense esperienze a contatto con la natura.

Itinerari, visite ed escursioni guidate, lungo una fitta rete di sentieri realizzati per soddisfare le esigenze dei più esperti escursionisti o gli amanti della natura. Trekking a piedi e a cavallo, mountain bike e laboratori didattici per le scuole di diversi ordini e grado sono alcune delle opportunità offerte dall’immensa distesa del Parco di Gallipoli Cognato agli amanti del verde e dell’outdoor. Circondati da un paesaggio senza confini, trovano la propria dimensione anche gli appassionati di attività specifiche come il Bouldering o l’Orienteering, quest’ultimo praticabile nel tratto di bosco nei pressi di località Palazzo e nel territorio di Castelmezzano.

Il sito boulder del Parco Gallipoli Cognato è frequentato da climbers provenienti da tutta Europa, perché la qualità della roccia arenaria che contraddistingue l’area è ben cementata e garantisce una buona aderenza a quanti praticano l’arrampicata sportiva sui massi.

Sempre all'interno dell'area protetta regionale, esattamente in località Acqua Furr del comune di Cirigliano, si trova il Parco Avventura  Lucania Outdoor, il quale, immerso nel bosco, consente di usufruire di appassionanti percorsi avventura con itinerari acrobatici sospesi tra gli alberi, oltre che a praticare il tiro con l'arco o andare su e giù per i pendii in mountain bike.

 

www.comune.accettura.mt.it

www.parcogallipolicognato.it

www.ilmaggiodiaccettura.it

www.nuovaatlantide.com

Approfondisci il Maggio di Accettura su Miti e Riti di Basilicata