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Pubblicato il 09 novembre 2014

Turismo, Pellegrinaggio e Promozione umana

Porgo il benvenuto a ciascuno di voi a Matera, città ultra millenaria e da poco proclamata Capitale europea della cultura 2019, e saluto uno ad uno tutti voi partecipanti a questo convegno al Direttore dell’Opera Romana Pellegrinaggi, Mons. Liberio Andreatta, al Presidente dell’APT Dott. Gianpiero Pierri, al Presidente “La Città Essenziale” Dott. Pino Bruno, al presidente della Camera di Commercio, Dott. Angelo Tortorelli che ci ospita; la presenza di ciascuno è una ricchezza, un dono, che dà lustro alla nostra Città.

Il tema che mi è stato assegnato Turismo, Pellegrinaggio e promozione umana, è quanto mai interessante e attuale e intende cogliere la valenza spirituale, culturale, umana e di promozione economica di un territorio.

La Chiesa, proclamandosi “esperta in umanità”, secondo una felice espressione del Beato Paolo VI nella Populorum Progressio n. 13, deve interessarsi di tutti quegli aspetti che giovano alla Promozione umana e possono favorire l’opera di Evangelizzazione e, come dice il Concilio nella Gaudium et spes .1, “non v’ è nulla di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” nel cuore della Chiesa.

Il turismo, fenomeno umano diffuso fin dall’antichità come espressione della religiosità dei popoli (pellegrini che già nell’Antico Testamento salivano a Gerusalemme, pellegrinaggi verso la Mecca, pellegrinaggi medievali verso Roma, Santiago di Compostela o verso altri santuari), ancora oggi, nelle sue varie forme di turismo di massa, ricreativo, culturale, religioso, riveste un’opportunità di formazione umana e occasione di catechesi.

Il movimento turistico rientra nella logica dell’uomo in ricerca, viandante nel tempo e verso una mèta ben precisa, cifra del cammino che vede l’uomo affiancarsi ad altri uomini, per condividerne il destino e la ricerca del benessere e della felicità. Tutte le componenti fondamentali del suo essere sono coinvolte: intelligenza, volontà, cuore, desideri, aspettative, speranze, che lo inducono a confrontarsi con le varie culture, a condividere conoscenze ed emozioni, a stupirsi di fronte allo spettacolo del mondo, sia nelle sue manifestazioni di natura che in quelle prodotte dalla cultura e dal progresso umano.

La ricerca dell’uomo può avere sia una visione ciclica: quella del mitico Ulisse, che: una visione lineare, l’atteggiamento di Abramo.

Ulisse, eroe greco, re di Itaca, nell’Odissea si dimostra pio e sagace ed è animato dalla nostalgia della patria, alla quale tenta di tornare sottraendosi, con la protezione di Aténa, dea della saggezza e della sapienza, a pericoli di ogni genere. Raggiunta Itaca, dopo dieci anni di peregrinazioni nel Mediterraneo, con l’aiuto del figlio Telemaco uccide i Proci che insidiavano la fedele moglie Penelope e il suo trono . La figura di Ulisse è molto trattata nei poemi ciclici. Il suo viaggio va da Itaca a Itaca, con un perfetto movimento circolare, ripetitivo come l’esterno Sali-scendi di Sisifo.

Nell’Odissea Sisifo appare nell’oltretomba condannato a rotolare eternamente sulla china di una collina il macigno che, una volta spinto sulla cima, ricade sempre giù in basso.

La visione lineare, invece, è l’atteggiamento di Abramo che si mette in cammino su invito del Signore, che lo chiama ad uscire dalla propria terra verso una mèta che il Signore stesso gli avrebbe indicato (Gen 12,1). Abramo lascia la terra in cui abita, lascia le sue sicurezze umane, giunge in Egitto e approda alla Terra promessa. Il cammino di Abramo è la metafora di un’esistenza guidata, presa per mano dall’Alto e proiettata sull’infinito, verso un orizzonte dove l’uomo diventa più grande di se stesso. E come diceva Pascal “l’uomo supera infinitamente l’uomo”.

La visione ciclica ingabbia l’uomo nel contingente, nell’effimero, l’altra lo apre al futuro, quasi lo trasfigura, lo eleva, lo rende più uomo. “Vidi un nuovo cielo e una nuova terra”  (Ap 21,12); è la visione di una realtà trasfigurata, dove la ricerca dell’uomo approda là dove una mano dall’Alto lo guida per mostragli la realtà nel suo senso più profondo e più vero.

Il turismo in genere e in specie il turismo religioso, come il pellegrinaggio, offre l’opportunità di sperimentare un cammino di ricerca e di approdo verso un’elevazione della persona sia culturale che spirituale, non si oppongono ma sono complementari.

Il turismo come movimento di persone verso luoghi diversi dal proprio per incontrare altre espressioni cultuali e diverse situazioni ambientali favorisce uno scambio, un confronto e un arricchimento delle persone. Ogni luogo, ogni popolo e ogni cultura porta in sé una ricchezza di valori, di storia, di tradizioni, di civiltà, di vissuto umano, di arte, di peculiarità gastronomiche, che suscitano curiosità e interesse e, se conosciute e sperimentate, creano un legame ed evocano sensazioni e valori, storia e vissuto che la persona porta in sé.

Il turismo religioso orienta verso una mèta ulteriore, che non sia soltanto un luogo, un santuario,una Terra santa come la Palestina ma quanto quel luogo è custode di memoria e di esperienze di santità e di presenza del divino. Esso riveste non solo un interesse culturale, anche se già la cultura è impregnata di valori e di civiltà ispirate spesso dalla fede , ma anche specificamente religioso. Nel turismo religioso attraverso le vestigia esteriori di un luogo si vuole raggiungere la spiritualità che ne esprime.

Mi permetto di fare un esempio legato a questa terra e a questa città di Matera. E’ un santuario diffuso con le sue chiese rupestri, con le raffigurazioni sacre, con le case scavate nel tufo e abitate ininterrottamente da tempo immemorabile, da circa 8000 anni, dalla presenza umana, che ha ingresso in queste grotte, nella  quotidianità di una vita fatta di lavoro, di sacrificio, di sofferenza e di gioia nell’accogliere la vita, nel cercare la felicità, nel vivere la fede, il segno di una presenza quasi divina, che parla ancora e annuncia l’Eterno. Chi ammira i sassi non resta colpito solo dallo sguardo, che resta estasiato dinanzi ad uno spettacolo così suggestivo, ma respira e interiorizza quanto l’uomo ha vissuto e come la fede ha trasfigurato l’umano; qui davvero si sperimenta quanto “l’uomo supera infinitamente l’uomo”. Pasolini con il suo film “Vangelo secondo Matteo”, definito dall’Osservatore Romano “il miglior  film su Gesù mai girato”, ha colto la sacralità di questa terra, tanto che altri dopo di lui e solo 10 anni fa Mel Gibson, hanno scelto Matera come set cinematografico per film religiosi.

Un’esperienza ancora più profonda offre il pellegrinaggio, dove si smorzano le curiosità culturali e le fruizioni estetiche e si desidera incontrare Dio per esporgli gratitudine e sofferenza. “Nel nostro tempo l’interesse per i santuari e la partecipazione ai pellegrinaggi, lungi dall’essersi affievoliti a causa del fenomeno de secolarismo, incontrano un grande favore presso  fedeli”  (Direttorio sulla pietà popolare, 261). Chiunque intraprende un pellegrinaggio vive un’esperienza di purificazione, di penitenza, di riconciliazione con se stesso e con Dio. Fissa lo sguardo sulle cose, sugli oggetti e sui luoghi, tanto quanto essi gli richiamano alla mente e al cuore la presenza di Dio che si è fissata in quel luogo attraverso il martirio, un’apparizione, la vita di un Santo, un’esperienza mistica, un miracolo.

“Innumerevoli centri di comunicazione sociale quotidianamente divulgano notizie e messaggi di ogni genere, il santuario è invece il luogo in cui costantemente viene proclamato un messaggio di vita: il Vangelo di Dio (Mc1,14; Rom 1,1) o Vangelo di Gesù Cristo (Mc1,1), cioè la buona notizia che proviene da Dio ed ha come oggetto Cristo Gesù: egli è il Salvatore di tutte le genti, nella cui morte e risurrezione il cielo e la terra si sono riconciliati per sempre. ( …) Molti santuari sono effettivamente luogo di diffusione del Vangelo: nelle forme più svariate il messaggio di Cristo è trasmesso ai fedeli come monito alla conversione, invito alla sequela, esortazione alla perseveranza, richiamo alle esigenze  della giustizia, parola di consolazione e di pace. Non va dimenticata la cooperazione che molti santuari, sostenendo in vario modo le missioni “ad gentes”, prestano all’opera evangelizzatrice della Chiesa” (Direttorio sulla pietà popolare,274).

Turismo religioso e pellegrinaggio si completano. Spesso capita che chi vive un’esperienza di turismo religioso rimane conquistato più dalla testimonianza della santità che dalle pietre e ricorda più l’incontro avuto con testimoni viventi che la bellezza e il fascino dei luoghi, anche se la Bellezza è e rimane una via privilegiata per l’incontro con Dio.

Auguro che i Beni culturali disseminati in larga parte in ogni angolo della nostra bella Italia, più che in ogni altra parte del mondo, siano fruiti non solo nella dimensione estetica, ma siano vissuti e sperimentati come mezzi di promozione umana, di elevazione dell’umano, perché l’uomo rispecchiandosi in essi ritrovi se stesso attraverso l’ingegno, il talento e la capacità di chi ha saputo esprimere in una tela, in una scultura, in un’architettura, in qualsiasi espressione di arte quanto di più profondo l’uomo coltiva e custodisce: una dignità che deriva dall’impronta che Dio ha impresso di sé nelle sue creature e in modo eminente nell’uomo stesso.

L’immenso patrimonio artistico diventi anche mezzo di evangelizzazione, perché Dio si manifesta nella Bellezza e attraverso di essa parla al cuore dell’uomo e rivela qualcosa di sé e del suo Vangelo.

La perenne inculturazione della fede capace di arricchire culturalmente e spiritualmente gli uomini di ogni tempo e di questo nostro tempo “rappresenta una delle principali sfide legate all’evangelizzazione, che dal punto di vista teologico trova il suo fondamento ultimo nell’incarnazione del Verbo”. E’ imperioso il bisogno di evangelizzare le culture per inculturare il Vangelo” ( Evangelii gaudium, 69), solo così ci saranno frutti di umanesimo e oggi, senza dubbio, abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo. Un accento particolare, molto tipico di questo papa, è il radicamento popolare dell’inculturazione del Vangelo. L’evangelizzazione della cultura, in effetti, non è cosa di un’èlite intellettuale, ma di popolo, altrimenti non metterà mai radici” (Iesus Moran).

I Beni culturali, infatti, non sono proprietà di un’élite ma di un popolo che in essi si riconosce e si rispecchia. Costituiscono le radici di un cultura impregnata di quella ricerca di verità e di senso che da sempre accompagna il cammino dell’uomo. Credenti e cercatori di Dio insieme possano arricchirsi culturalmente e spiritualmente per sperimentare e vivere un nuovo umanesimo.

Salvatore Ligorio

Arcivescovo di Matera-Irsina


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