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Pubblicato il 07 agosto 2014

Qualità, ospitalità, tipicità: le 58 imprese premiate con il Marchio Ospitalità Italiana 2014

DSC_276758 strutture del potentino (ristoranti, albergh​i e agriturismi) rispondono alla sfida dell’accoglienza aggiudicandosi il Marchio “Ospitalità Italiana”, un progetto lanciato nel 1997 da Isnart (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche) a cui aderisce da anni la Camera di Commercio di Potenza, che oggi ha organizzato la cerimonia di consegna degli attestati.


Il “bollino di qualità” contraddistingue quelle imprese che si sottopongono in maniera volontaria e gratuita ad un’ispezione tesa a verificare l’aderenza ai parametri di conformità di un rigoroso e specifico disciplinare. Per il 2014 risultano certificate 58 strutture così suddivise: 22 Hotel, 24 Ristoranti e 12 Agriturismi; 9 le new entry, su 10 nuove strutture che avevano fatto richiesta.

«Qualità, ospitalità e tipicità sono i tre assi su cui dobbiamo continuare a lavorare per dare identità al territorio e servizi sempre più rispondenti alle esigenze del cliente, e la risposta crescente degli operatori è un segnale incoraggiante – ha sottolineato il presidente della Cciaa di Potenza, Pasquale Lamorte -. Una riflessione va fatta, purtroppo, in prospettiva: se la tormenta legislativa che si sta abbattendo sul sistema camerale dovesse concretizzarsi in un taglio netto delle risorse a nostra disposizione, rischieremo di dover fare a meno di progetti come questi, che sono a costo zero per le imprese, essendo tutti a carico dell’Ente camerale, con conseguenti minori opportunità per le imprese».

Alla cerimonia hanno partecipato l’assessore alle politiche produttive del Comune di Potenza, Rosanna Argento – che si è complimentata con i vincitori, auspicando una maggiore adesione al Premio da parte delle strutture del capoluogo e aprendo delle ipotesi di collaborazione alla Cciaa nell’ambito di alcune iniziative da mettere in cantiere – e il presidente dell’Associazione Cuochi Lucani, Rocco Pozzulo, il quale si è augurato che in futuro ci sia un raccordo maggiore tra gli operatori di cucina e quelli di sala, per una simbiosi necessaria a qualificare l’offerta sia dal punto di vista della elaborazione gastronomica che della proposizione al cliente.


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