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Pubblicato il 27 ottobre 2014

Lungo i sentieri sacri della Basilicata

Il percorso parte dal Vulture Melfese, area nord della Basilicata e crocevia di luoghi sacri di straordinaria bellezza e intensa spiritualità, per fare poi tappa anche nella Capitale Europea della Cultura 2019, Matera, città dei Sassi – Patrimonio dell’Umanità –, di chiese rupestri, e prescelta da registi nazionali e internazionali come set di film a sfondo sacro, come il “Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini, “The Passion” di Mel Gibson, e di recente “Christ the lord” di cui è stato produttore esecutivo Enzo Sisti. Il viaggio fissa la sua meta a Montescaglioso, dove si trova l’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo, passando per Miglionico, sede della chiesa di Santa Maria Maggiore.

Si parte da Venosa, uno dei “Borghi più belli d’Italia”, e città del poeta latino Orazio e del madrigalista rinascimentale Carlo Gesualdo di Venosa, luogo in cui arte e sacralità si esprimono attraverso veri e propri gioielli monumentali.

Non passa inosservata l’Abbazia della Santissima Trinità, fondata dai benedettini intorno alla metà dell’XI secolo. Il complesso sacro restituisce alla vista del visitatore una chiesa anteriore, nota anche come Chiesa Vecchia, e l’annessa Incompiuta, o Chiesa Nuova, iniziata intorno al 1170 e mai ultimata.

All’interno la chiesa “vecchia” presenta tre navate su pilastri, in quella di destra si può notare la tomba di Roberto il Guiscardo, mentre nella sinistra si trova la tomba a edicola di Alberada, moglie ripudiata del Guiscardo e madre di Boemondo. Proprio in asse con la chiesa “vecchia” sono ben visibili i resti della “nuova”, i cui lavori furono interrotti alla fine del XII secolo.

A pianta benedettina di tipo nordico, l’Incompiuta si caratterizza per il transetto eccedente, dotato di absidiole sul lato orientale ciascuna con una monofora strombata, e di un coro a deambulatorio, con tre absidiole radiali. Sul lato meridionale della navata si apre un portale a tutto sesto con archivolto su colonne. Quattro splendide colonne dai capitelli di tipo corinzio caratterizzano l’interno del perimetro della chiesa.

Lo spettacolo artistico e sacro a Venosa prosegue con la Cattedrale di Sant’Andrea apostolo commissionata nel 1470 dal mecenate Pirro del Balzo. Il suo campanile si sviluppa su due ordini e culmina in una cuspide piramidale, mentre sarcofaghi e iscrizioni romane sono incastonati sui paramenti esterni. All’interno la chiesa è croce egizia su tre navate, con archi ogivali e un imponente arco trionfale. Costituiscono poi una testimonianza di notevole interesse storico e archeologico del culto dei morti nell’antichità le Catacombe ebraiche, in prossimità di quelle cristiane, testimonianza della presenza di una consistente comunità ebraica tra il III e il IX secolo. Scavate nel tufo e articolate in diversi cunicoli con loculi parietali e nicchie, presentano graffiti ed epigrafi funerarie.

Acerenza, è un altro dei “Borghi più belli d’Italia” della Basilicata, nota come “città Cattedrale” perché qui sorge la maestosa Chiesa di Santa Maria Assunta e San Canio, in stile romanico con influenze gotiche, cui si accede attraverso un imponente portale intagliato di allegorie raffiguranti uomini e animali. All’interno si trova la splendida cripta, le cui pareti sono decorate dagli incantevoli affreschi di Giovanni Todisco da Abriola. Proseguendo verso Ripacandida, viaggiando di sera, man mano che ci si avvicina, una massiccia struttura a parallelepipedo illuminata svela la sua identità, è ilCastello federiciano di Lagopesole utilizzato dallo “Stupor Mundi” come residenza di caccia, oggi location di numerose manifestazioni a lui dedicate. Eccoci quindi a Ripacandida, piccolo borgo molto devoto a San Donato vescovo, cui è dedicato il santuario di impianto francescano al cui interno sono conservati i pregevoli affreschi di scuola giottesca che ne decorano le pareti. La straordinaria bellezza e la particolarità dei dipinti hanno fatto guadagnare a Ripacandida l’appellativo di “piccola Assisi” della Basilicata, ammirandoli si ha infatti la sensazione di sfogliare una vera e propria “Bibbia Illustrata”. Dal forte valore mistico è poi la Chiesa di San Giuseppeche conserva la tomba di suor Maria Araneo, il cui corpo, integro, è stato ritrovato in seguito ai lavori del terremoto del 1980, a distanza di 190 anni dalla morte.

Magari dopo un buon riposo, l’indomani il viaggio può riprendere verso Matera, la città dei Sassi, dal 1993 Patrimonio dell’Unesco e Capitale Europea della Cultura 2019. Oltre ai numerosi musei, la città offre interessanti percorsi tematici che consentono di scoprire anche le numerose chiese rupestri. Da non perdere, nella vicina località di Pietrapenta, la Criptadel Peccato Originale, chiesa grotta definita “Cappella Sistina” della pittura parietale rupestre per il ciclo di affreschi realizzato cinquecento anni prima di Giotto, che illustra il racconto biblico dei primi capitoli della Genesi. Tra le chiese rupestri si distinguono senz’altro quelle di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, che rientrano in un unico complesso. La Chiesa di Madonna delle Virtù risalirebbe al XII secolo ed è interamente scavata nel banco calcarenitico, per quanto presenti tutti gli elementi architettonici tipici di una basilica a tre navate di stile romanico. Ad accrescere la bellezza del monumento sono le tre cupole incorniciate da croci greche in rilievo. Si possono ammirare inoltre gli affreschi con una datazione superiore a quella della chiesa. Straordinaria, nell’abside centrale, la Crocifissione con la Vergine e San Giovanni Evangelista. San Nicola dei Greci ha un’impostazione orientale con scansioni tipiche della liturgia bizantina, a partire dall’aula dei fedeli a navata unica. Lungo il pavimento della navata destra e sul pianoro sovrastante si possono poi osservare le tombe di tipo barbarico a testimonianza dell’uso cimiteriale dell’area in età medievale. Molto belli anche gli affreschi che decorano la cripta, ulteriore conferma dello stile bizantino che domina San Nicola dei Greci. Meraviglioso il “trittico” affrescato dei Santi Nicola, Barbara e Pantaleone nel catino absidale di sinistra (XIII sec.) e la Crocifissione con la Vergine e san Giovanni Evangelista (XIV sec.). Come suggerito dall’itinerario di ORP, da visitare è la chiesa rupestre di Santa Maria de Idris, che sorge nella parte alta dello sperone roccioso del Monterrone, nei pressi nelle vicinanze di San Pietro Caveoso. Il luogo sacro infatti fa parte di un complesso rupestre che comprende anche la più antica cripta di San Giovanni in Monterrone. Impreziosita all’esterno da un piccolo ma elegante campanile, l’interno è composto da un solo vano ed è abbellito da alcuni, come la seicentesca tempera sull’altare che raffigura la Madonna con il Bambino, mentre a sinistra si può ammirare un’Annunciazione e a destra una Crocifissione. Una volta a Miglionico l’arte è di scena nella Chiesa di Santa Maria Maggiore. All’esterno l’attenzione cade inevitabilmente sul portale laterale barocco sormontato da una lunetta con una raffigurazione in pietra della Pietà di Altobello Persio. Sempre sul lato sinistro si distingue il campanile a pianta quadrata a tre ordini, con un bassorilievo che riproduce i Santi Pietro e Paolo e l’Eterno Padre. L’interno, a tre navate, custodisce pregevoli opere.

Montescaglioso l’Abbazia di San Michele Arcangelo (XI secolo), è uno dei più significativi monumenti della Basilicata. Costruita sui resti della città indigena e greca, è costituita da tre piani, tra cui gli interrati formati da cantine scavate nella roccia. Nei chiostri e nel piano superiore sono presenti numerosi affreschi datati ai secoli XVI-XVII, tra cui il ciclo di dipinti che decorano la biblioteca, raffiguranti santi, filosofi e figure allegoriche, attribuibili a Giovanni Todisco. Il campanile medievale conserva bifore per ogni lato, mentre parte del corredo scultoreo dei chiostri e della chiesa sono attribuiti ad Altobello e Aurelio Persio. La chiesa, decorata da stucchi dell’inizio del XVIII secolo, è formata da un’unica grande aula con quattro cappelle per lato che conservano affreschi e una cupola con lo stemma della Congregazione monastica Cassinese.

 


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