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Pubblicato il 07 novembre 2014

Intervista a Monsignor Liberio Andreatta, Vicepresidente ORP

Il Coordinamento annuale 2014 di Orp si terrà in Basilicata, a Matera. Cosa ha favorito la condivisione dell’invito dell’APT?

In primis l’empatia! È innegabile che ci siamo trovati da subito sulla stessa lunghezza d’onda nell’intendere il valore di un progetto volto a favorire una crescita reciproca in modo sano e corretto. Questo ha reso il nostro collaborare agevole e armonioso. In secondo luogo come Opera Romana Pellegrinaggi non possiamo non accompagnare questa splendida Regione nel grande sforzo di valorizzarne l’enorme patrimonio spirituale che emerge dalla sua ricchezza culturale e artistica. In particolar modo siamo oltremodo lieti di vivere il nostro Coordinamento a Matera, designata da pochissimi giorni Capitale Europea della Cultura 2019.

 

Cosa rappresenta per Orp il Coordinamento Annuale?

Per l’Opera Romana Pellegrinaggi l’annuale Coordinamento Nazionale è innanzitutto l’incontro annuale più importante durante il quale viene prodotta tutta la programmazione dell’anno successivo. È l’occasione di incontro, di riflessione, di presentazione e, naturalmente, anche di preghiera per circa 250 tra collaboratori, assistenti spirituali, animatori pastorali laici, incaricati parrocchiali e diocesani, promotori ed organizzatori dei nostri pellegrinaggi. Triplice l’obiettivo del Coordinamento di Matera: la verifica di quanto finora fatto, la presentazione dei programmi 2015 e l’approfondimento pastorale e formativo dei partecipanti. Il tema del nostro lavoro quest’anno sarà “Pellegrinaggio: tempo e luogo di riconciliazione”.

Matera non è una location come un’altra. Oggi è Capitale Europea della Cultura nel 2019, con i Sassi è iscritta nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco, anche per questo, al di là dei temi, questo coordinamento avrà una suggestione differente?

Certamente questo inciderà profondamente sulle riflessioni che faremo in queste giornate. Per chi come noi si impegna ad accompagnare i pellegrini lungo le strade del mondo e a riconoscere la presenza di Dio nelle pieghe della storia e dell’arte che incontriamo lungo il nostro cammino, l’impatto con un paesaggio così affascinante e misterioso, forgiato da spiritualità millenarie, così simile alla fisicità della Terra Santa, non può che esserci d’aiuto nella riflessione e nella preghiera.

Le comunità monastiche qui insediatesi hanno edificato luoghi di culto a dir poco “spettacolari”, proseguendo nel lento lavorio della roccia già iniziato in epoca antichissima dai pastori, costruendo le chiese rupestri  sparse fra l’Agri e i Sassi di Matera. Questo territorio ha raccolto il sapere e la fede dei monaci bizantini e poi di quelli benedettini diventando così terreno fertile per l’incontro fra Oriente e Occidente e in generale per  differenti culture.

Tempo fa, in occasione di un suo viaggio in Basilicata, di Matera lei ha dichiarato “È una città che non si capisce se non si è vista”. Oggi  come la definisce?

Luogo d’incontro e di accoglienza, luogo di ascolto e di elaborazione di nuove esperienze, terra dove Dio e l’uomo dialogano da secoli. Mi piace anche citare ciò che Carlo Levi diceva di Matera “Questi coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’inferno di Dante… E’ davvero una città bellissima, pittoresca ed affascinante”. Ecco Matera è questo e altro ancora, Matera è ciò che ognuno di noi vive nel suo animo dopo il contatto con questa città.

Come legge la similitudine tra Matera e la Cappadocia, al punto da far parlare di “Matera Cappadocia d’Italia?

Le chiese rupestri, la Madonna dell’Idris e San Giovanni in Monterrone, Santa Maria de’ Armenis, San Pietro Barisano, S. Lucia alle Malve, Santa Barbara,  Madonna della Croce, Madonna delle Tre Porte… sono testimonianza del cammino dell’uomo in dialogo con Dio, un cammino che attraversa i secoli. Esse coprono un arco temporale che dai primi secoli del Medioevo quasi arriva fino ai giorni nostri, testimonianza del fatto che questa cultura della religiosità è cresciuta e si è sviluppata con la storia delle popolazioni locali. È una sensazione che lentamente si fa strada nell’animo contemplando il paesaggio e le tracce del Sacro che lo  caratterizzano.

Orp e Regione Basilicata da qualche anno stanno collaborando, portando a casa importanti risultati: un itinerario Basilicata nel catalogo 2014, il Coordinamento annuale nella Città dei Sassi. Quali altri traguardi possono essere conseguiti in questo viaggio insieme?

Il primo e unico traguardo a cui dobbiamo mirare è il pellegrino, colui che è spinto dalla tensione verso l’Infinito, una tensione che lo spinge a uscire dalla sua quotidianità per mettersi in cammino e andare alla radice della sua esperienza di fede, alla fonte spirituale a cui attingere per rinnovare nella fede la sua vita. Nostro compito è mettere ogni pellegrino in condizione di compiere il santo viaggio proponendogli di volta in volta itinerari in cui possa vivere la sua esperienza di fede: la Regione Basilicata ci è di prezioso ausilio nell’attuazione concreta di questo obiettivo.

Se dovesse stilare una classifica delle espressioni più suggestive della Basilicata Sacra, anche al di fuori di Matera, cosa privilegerebbe o consiglierebbe?

Ricorderei senz’altro la devozione mariana che in Basilicata è forte e radicata nei suoi abitanti, capaci di portare a spalla statue per chilometri lungo le pendici di un monte… in epoca remota, per salvarsi dai Saraceni, sorsero santuari ad alta quota dove ancora oggi avviene un pellegrinaggio nel pellegrinaggio: le immagini venerate vengono portate a spalla d’estate quando è agevole la salita e vi rimangono fino all’arrivo dell’inverno.

Nel Parco Regionale Val d’Agri-Lagonegrese, la terza domenica di giugno la statua della Madonna di Sirino è portata dai fedeli fino al santuario costruito nel 1629 a quota m. 1907. Il primo fine settimana di luglio è la volta della Festa della Madonna di Pollino.

Nella città dei Sassi, il 2 luglio si onora Maria Santissima della Bruna. Monumento nazionale, dal 1931, è il Santuario di Santa Maria d’Anglona, uno dei più belli della Basilicata, dove sorgeva l’antica città greca di Pandosia, oggi a pochi chilometri da Tursi. L’importanza principale di questo santuario medievale è quella di essere l’unica testimonianza dell’esistenza dell’ormai scomparsa città di Anglona, la più importante di quest’area durante il Medio Evo. A circa 8 chilometri dal centro di Avigliano, sorge una piccola chiesa edificata nel XIX secolo che ha il compito di custodire la Madonna degli Angeli la cui venerazione è una caratteristica peculiare del paese. Il Duomo di S. Maria ad Nives, del sec. XIV, singolare anche per la coesistenza di differenti stili artistici dovuti alle parziali ricostruzioni fatte a seguito dei numerosi terremoti che hanno colpito la zona. Il Santuario della Madonna della Neve, custodisce la sacra effigie della Madonna del Sirino.

C’è qualcosa che la Basilicata potrebbe migliorare per valorizzare il suo patrimonio sacro?

La Basilicata deve a mio avviso proseguire con la medesima tenacia e determinazione fino ad ora adottata. Il Sacro in questa regione è un sentimento che pervade profondamente la società e la cultura e le numerose testimonianze artistiche che nei secoli si sono qui stratificate confermano questo speciale connubio così fecondo per l’animo umano. La Basilicata è storia sacra: non rendervi testimonianza significherebbe venir meno alla propria identità.

Il tema del suo intervento in occasione del convengo dell’8 novembre, organizzato dall’Apt Basilicata e dal consorzio Città Essenziale, è “Abramo e Ulisse. Viaggi tra turismo e pellegrinaggio”, ci anticipa qualcosa?

Mi limito al titolo per non privarvi del piacere – spero – di ascoltare l’intera mia relazione. Abramo si mise in cammino per rispondere alla chiamata di Dio, Ulisse peregrinò di terra in terra spinto dalla sua sete umana di conoscenza. Sono due facce della stessa medaglia, l’insoddisfazione per il limite della propria condizione che spinge a sapere di più, a cercare quello che manca alla propria felicità. Il viaggio è ciò che accomuna entrambi, ma differenti sono i fini. Secondo voi chi fra i due ha realizzato veramente se stesso?

 


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