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Pubblicato il 14 luglio 2014

Intervista a Francesca Barra, in Basilicata per girare un audiovisivo promosso dall’APT

FRANCESCA BARRA A CRACO“Io sono una figlia grata a questa terra”, così Francesca Barra, giornalista, scrittrice e conduttrice tv riassume il suo legame con la Basilicata nell’intervista rilasciata durante le riprese dell’audiovisivo girato tra la Costa Ionica e le sue aree interne, nell’ambito delle azioni di promozione territoriale dell’APT. Policoro, sua città natale, Tursi, Craco e Valsinni sono le tappe del percorso compiuto in compagnia di una persona per lei davvero speciale, suo figlio Renato.  

Oggi sei in Basilicata per lavoro. Quando torni in altre occasioni come trascorri il tuo tempo?

Io sono nata e cresciuta a Policoro fino a 18 anni, per cui quando torno mi batte il cuore più di quanto mi sia battuto per un amore, forse perché la propria terra è più di un grande amore. Io torno per evadere, ritrovare me stessa e poi perché qui c’è la mia famiglia.

Come pensi di raccontare la tua regione a chi non la conosce?

La bellezza della Basilicata potrebbe essere anche solo ammirata e non descritta, perché parlano i calanchi, i canyon, i paesaggi. Credo di dover fare questo, mostrare la Basilicata più nascosta e farmi portavoce di un messaggio che reputo fondamentale: trattenere le nostre risorse umane e non costringerle ad andare via.

Conduttrice, giornalista, autrice di programmi tv e radiofonici. Ma chi è Francesca Barra?

Una persona curiosa, versatile, entusiasta, ma soprattutto sono una cerniera tra le storie e la verità, mi piace pensare che le storie siano lo strumento principale per arrivare alla coscienza e al cuore delle persone. Francesca Barra è un’amante di tutto ciò che fa. Sono una mamma e lo dimostro anche in questo video che giro con mio figlio. Lui vive a Milano, è un bambino di città ed è giusto che capisca cosa significhi per me essere cresciuta in un luogo diverso dal suo.

Sei madre di due bambini, trasmetti loro il legame con la tua terra?

Lo faccio continuamente. Mio figlio è il primo a voler venire in Basilicata, da poco mi ha confidato che gli piace più delle Maldive, perché qui c’è tutto: gli animali, il buon cibo, il clima perfetto, il mare, la montagna. E se vuoi rimanere nella tua casa basta aprire le finestre e guardare la campagna, selvaggia e incontaminata. Io sono una figlia grata a questa terra e incentro l’educazione dei miei bimbi sui principi che ho vissuto qui.

A proposito di buon cibo, oltre a numerosi libri di mafia e cronaca, ne hai scritto anche uno di cucina: “A casa di Jo”. Ti ispiri anche alla gastronomia lucana?

Io sono lucana, mio padre è calabrese, mia madre bolognese, ho sposato un milanese e ho vissuto a Roma. La mia cucina, dunque, è piena di contaminazioni. Ancora adesso che sono sempre in giro cucino, preparo i tortellini a Natale, adoro la pasta fatta in casa, i frizzuli, i sughi, le focacce. A Milano ho trovato un negozio che vende prodotti lucani e nelle mie cene non mancano sapori della Basilicata.a carne che compravo in mecalleria mi sembrava di pietra, al mercato trovavo i nostri prodotti a prezzi elevati.  è una contami

Hai scritto diversi libri, l’ultimo “Tutta la vita in un giorno”, e poi “Giovanni Falcone un eroe solo”, “Il Quarto Comandamento”, tutti incentrati su temi forti, perché?

Sono sempre stata attratta dalla verità e quando sono andata via dalla Basilicata non conoscevo molto delle stragi del ’92, allora ho cercato da sola un altro lato della medaglia. Avrei potuto scegliere strade più semplici, però sento la mia professione come una missione, forse per questo sono riuscita a vivere un mese in strada con i senza tetto. Il mio lavoro prevede che se racconto una storia devo entrare nella storia e per fare questo, ogni tanto, mi devo sporcare le scarpe e soffrire con chi soffre.

Un aggettivo che attraverso la tua personalità sia riconducibile alle tue origini?

Io ho mille sfaccettature un po’ come il paesaggio lucano: lunare, poi caldo, aspro, bagnato dal mare e attraversato da montagne, ventoso come in questi giorni di riprese e poi di nuovo soleggiato. Gli aggettivi più adatti a questa terra sono “versatile” e per “niente noiosa”, anche perché ogni volta che torno scopro sempre qualcosa di diverso. Questo accade a chi sta con me: non si annoia mai.

Cosa manca, se manca, a Francesca Barra?

Una proprietà in Basilicata in cui realizzare una scuola di scrittura creativa per aiutare tutti i ragazzi che non sanno di avere talento o non possono allenarlo. Quanto al lavoro sono felice così: hanno comprato i diritti di un mio libro che diventerà un film. Poi ho una famiglia meravigliosa e non posso chiedere nulla di più, se non a me stessa, mettendo a disposizione la mia felicità per aiutare gli altri.


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