Home > Il Presepe di Francesco Artese
Presepe Franco Artese
Pubblicato il 30 novembre 2015

Il Presepe di Francesco Artese

L’artista Franco Artese interpreta, nell’arte presepiale, il paesaggio lucano come un universo partecipe dell’Evento centrale della storia dell’umanità: la nascita del Figlio di Dio. Un paesaggio dove le case, le chiese, i santuari, scavati nella roccia, le une sulle altre, danno vita ad un corpo unico, secondo una linea dinamica e avvolgente, che accoglie in un abbraccio la Natività e lo sguardo del visitatore. L’ambiente è quello dell’antica civiltà contadina lucana, la “civiltà delle mani”, basata sul lavoro nei campi e su antichi mestieri, connotata da una dimensione laboriosa e frugale, da un’umanità fortemente pervasa da spirito di sacrificio e senso religioso. E’ la rappresentazione di un mondo legato ai valori essenziali della famiglia, del lavoro, della solidarietà e da una concezione della vita aperta al Mistero.

 

La rappresentazione della Natività si concentra sull’immagine della tenerezza con la quale la Madonna accoglie il proprio bimbo, al quale accarezza dolcemente il viso sotto lo sguardo vigile e altrettanto tenero di San Giuseppe. I tre sono raffigurati in un unico blocco proprio a sottolineare la forza del legame e la circolarità dell’amore che pervade la Sacra famiglia, modello esemplare per ogni famiglia. Non è un’immagine di regalità ma di profonda semplicità e umiltà, caratteri che connotano la civiltà rurale.

 

A fare da sfondo alla Natività è la riproduzione di parti della Cripta del Peccato Originale, situata nella Murgia materana a poca distanza dal centro abitato, la più antica e ricca testimonianza dell’arte rupestre del Mezzogiorno d’Italia, e per questo anche definita la “Cappella Sistina” della pittura parietale rupestre. Con grande maestria Artese riproduce alcuni degli straordinari affreschi raffiguranti il tema della Creazione e del Peccato Originale presenti nella Cripta e le tre absidi in cui sono raffigurate le triarchie degli Apostoli, degli Arcangeli e l’immagine regale della Madonna.

 

Sulla scena del presepe si compone un insieme di quadri, con molteplici statuine, che rappresentano diversi momenti della vita quotidiana del mondo contadino, in un’atmosfera di semplicità e laboriosità, che attinge ad immagini tratte da riti e tradizioni della civiltà rurale: la rappresentazione del maggio di Accettura, attraverso un gruppo di buoi che aiutato dagli uomini, traina il tronco di un grande albero, un cerro (principio maschile). L’immagine evoca un momento del rituale dell’unione tra il cerro e l’agrifoglio (principio femminile), un simbolo che rinvia ad un antico rituale di fecondità e  di  rigenerazione  del  tempo  e  delle  stagioni.

 

Accanto ad altre situazioni di vita quotidiana si scorge inoltre una processione, icona della devozione popolare alla Vergine Maria, quella della Madonna del Sacro Monte di Viggiano, Regina della Basilicata, la cui statua viene portata a spalle dagli uomini del paese dal Monte al Paese e viceversa nei mesi di settembre e di maggio.

 

Al suo seguito delle donne portano sulle loro teste delle composizioni di ceri costruite come fossero architetture, i cinti, ex voto in cui si compendiano speranze ed attese ma anche attestati di gratitudine per grazie ricevute. Particolare cura è presente in tutti i dettagli della rappresentazione dove ciascuno simboleggia aspetti del senso religioso proprio della civiltà contadina.

 

Ovunque un brulicare di vita, un racconto diffuso di quella cultura del vicinato, fatto di solidarietà e condivisione tra famiglie in quel labirinto umano ed urbano, nel quale si è ramificato un sistema di vita millenario, che è il quartiere Sassi di Matera.

 

In questo fluire di ambienti e di scorci sociali, spicca infine la messa inscena della famiglia di emigranti. Per la prima volta il maestro Artese ha introdotto questo tema che se per un verso è espressione del desiderio di rendere omaggio ai tanti emigrati italiani (e non solo) che varcarono l’Oceano per soddisfare la loro fame di lavoro e di futuro, approdando negli USA, per altro verso è un richiamo particolarmente partecipe del dramma umano di quella epocale emigrazione che attraversa l’Italia e l’Europa nel nostro tempo.

Anche qui come nella Sacra Famiglia il gruppo è rappresentato in un unico blocco, volendo sottolineare l’unità di destino. Significativo inoltre è l’inserimento  nel gruppo della figura della nonna, radice di ogni continuità e solidarietà tra generazioni, ed è a Lei che rivolge il suo ultimo sguardo il piccolo strattonato dalla madre . A caratterizzare la condizione di quegli uomini è la valigia di cartone, icona dell’emigrazione italiana del ‘900, che racchiude le poche cose della vita, le più care ed indispensabili, da cui non ci si vuol separare. Altri dettagli, come la coperta di lana che il padre porta sotto il braccio, quasi a trattenere il calore familiare con il quale scaldare i propri cari nei momenti più difficili, rendono l’immagine particolarmente commovente e densa di significati.

 

Il racconto visivo del mondo contadino del Sud Italia apre le porte alla Sacra Famiglia di Nazareth e l’intero paese sembra farsi albergo e dimora per Essa. In uno scenario di rara bellezza, la notte stellata o il giorno assolato, resi con giochi di luci teatrali, il visitatore viene introdotto con la visione del Presepe a vivere l’atmosfera incantata del Natale.

 

Il Presepe di Artese non è una rappresentazione del momento originario dell’evento cristiano ma l’irruzione di una promessa di salvezza qui ed ora. La messa in scena della Natività rinnova il Mistero dell’Incarnazione nel tempo e nella storia. E’ memoria ma anche possibilità nel presente. E’ simbolo – oltre che religioso – umano, di compassione, di tenerezza, di solidarietà, di condivisione, di pace.

 

L’allestimento

 

La scenografia del Presepe artistico monumentale realizzata da Franco Artese è ispirata al paesaggio dei Sassi di Matera, un peculiare impasto tra morfologia dei luoghi e opera umana, il quartiere della città antica, in gran parte scolpito nella roccia, ricco di fascino e suggestione, simbolo per antonomasia della civiltà rurale del Mezzogiorno d’Italia. E’ in questo contesto che prende vita la grande rappresentazione scenica del Natale.

 

Realizzato interamente in polistirene, ricoperto da uno strato di stucco in resina effetto “tufo” con elementi di arredo in metallo, legno e terracotta, ha la dimensione in pianta di circa 20 mq e raggiunge un’altezza di circa 4 mt.

 

Le statuine, circa 70, dell’altezza di 27 cm sono realizzate interamente in terracotta dal Maestro Vincenzo Velardita e sono rivestiti con abiti inamidati, ispirati ai costumi tipici della tradizione lucana, realizzati dalle sapienti mani delle sorelle Nadia e Daniela Balestrieri e di Teresa Galasso, il tutto sotto la diretta supervisione del maestro Artese.

 

La fattezza e le posture delle statuine sono state ideate e disegnate dall’artista ispirandosi ad alcune rappresentazioni pittoriche e fotografiche del mondo contadino lucano degli anni ’30.


matera con nuovo logo