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Pubblicato il 19 dicembre 2013

Il presepe di Francesco Artese a Turku, in Finlandia

Nella Cappella Agricola della Cattedrale di Turku, in trenta metri quadri, ancora una volta è stato il paesaggio lucano l’indiscusso protagonista di un’ opera realizzata dall’artista grassanese Francesco Artese. Ancora una volta Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, ancora una volta i Sassi, patrimonio Mondiale dell’Umanità. Un paesaggio impreziosito dall’opera di religiosi (monaci italo greci e benedettini) che, tra il VI e il IX secolo a. C., scegliendo di vivere in quel contesto, trasformarono quei luoghi in un’umana dimora ricolma di sacralità, con oltre 150 tra chiese, monasteri e santuari.

Quella Matera che, nella sua stretta somiglianza alla Terra Santa, è diventata spesso fonte di ispirazione di importanti opere cinematografiche che hanno trattato temi biblici e cristiani come “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Paolini, “King David” di Bruce Beresford, “The Passion of the Christ” di Mel Gibson, “The Nativity Story” di Catherine Hardwicke.

Francesco Artese, nella sua arte,  interpreta  questo spaccato del paesaggio lucano come un universo partecipe dell’Evento centrale della storia dell’umanità: la nascita del Figlio di Dio. Un paesaggio dove le case, le chiese, i santuari, scavati nella roccia, le une sulle altre, danno vita ad un corpo unico, secondo una linea dinamica e avvolgente, che accoglie in un abbraccio la Natività e lo sguardo del visitatore.

L’ambiente è quello dell’antica civiltà contadina lucana, la “civiltà delle mani”, basata sul lavoro nei campi e su antichi mestieri, connotata da una dimensione laboriosa e frugale, da un’umanità fortemente pervasa da spirito di sacrificio e senso religioso. È la rappresentazione di un mondo legato ai valori essenziali della famiglia, del lavoro, della solidarietà e da una concezione della vita aperta al Mistero.

La rappresentazione della Natività si concentra sull’immagine della tenerezza con la quale la Madonna accoglie il proprio Bimbo, cui accarezza dolcemente il viso sotto lo sguardo vigile e altrettanto tenero di San Giuseppe. I tre sono raffigurati in un unico blocco proprio a sottolineare la solidità del legame della famiglia che rappresentano e al contempo la condivisione di un unico destino.

Non è un’immagine di regalità ma di profonda semplicità e umiltà che li accomuna alla mite e lavoratrice civiltà contadina.

A fare da sfondo alla Natività è la Cripta del Peccato Originale, la più antica testimonianza dell’arte rupestre del Mezzogiorno d’Italia che, per il valore teologico e artistico del compendio pittorico, è definita la “Cappella Sistina” della pittura parietale rupestre.

Con grande maestria Artese riproduce alcuni degli straordinari affreschi raffiguranti il tema della Creazione e del Peccato Originale presenti nella Cripta e, in particolare, le tre absidi in cui sono riprese le triarchie degli Apostoli, degli Arcangeli e la venerazione della Vergine Regina.


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