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Pubblicato il 08 febbraio 2017
A Montescaglioso torna il “Carnevalone”

12 e 28 febbraio sono le due date del Carnevale montese, uno dei principali appuntamenti legato alle tradizioni di Montescaglioso, in provincia di Matera.

Il 12 Febbraio a Montescaglioso dalle ore 18 sfileranno le 8 maschere facenti parte della Rete dei carnevali ossia Montescaglioso, Teana, Tricarico, San Mauro Forte, Cirigliano, Satriano, Aliano e Lavello.  Alle ore 21.30 la sfilata avrà termine in Piazza Roma con i convenevoli ringraziamenti e concerto finale dei Musicamanovella.

il 28 sarà il giorno clou del CARNEVALONE MONTESE che si ripete ogni Martedi Grasso.

Locandina 26-28 Febbraio 2017 Montescaglioso

CARNEVALONE MONTESE

 Le feste ed i riti del Carnevale costituiscono l’occasione nella quale le pulsioni ancestrali più profonde della civiltà agropastorale del Meridione emergono in tutta la loro spettacolarità. In Basilicata, regione che conserva alcune delle tradizioni più complesse e codificate del Mezzogiorno, il Carnevalone di Montescaglioso si segnala per la notevole articolazione dei cortei carnascialeschi ed il numero e significato delle figure che sfilano.

Una sfilata di maschere di origini antiche legata a riti popolari anima il borgo.

Il Carnevalone, uomo anziano e panciuto, viaggia a cavallo di un asino circondato da sgherri che si aggirano tra la gente chiedendo un obolo per il loro capo.

Nel frattempo, l’inquietante Parca minaccia i passanti agitando un grande fuso di legno attaccato ad una lunga corda.

Fra il fragoroso suono dei campanacci con il sopraggiungere della mezzanotte, si odono poi, le grida disperate di Quaremma, presagio della vicina morte di Carnevalone, simbolo di liberazione e di rivalsa sociale, anticamente la manifestazione sbeffeggiava la povertà e i contadini raccoglievano doni dai ricchi per sentirsi padroni per un giorno

Il Carnevalone di Montescaglioso ha origine nel mondo contadino tra massari, pastori e braccianti. I costumi sono realizzati ogni anno con pelli di animali, tela di canapa, di juta ma anche con la plastica dei sacchi per le sementi del grano, carta, cartoni e stoffe di vecchi vestiti o striscioline di carta o fogli di giornale.

 

Le figure ed i simboli del Carnevalone di Montescaglioso.

Carnevalone.

Nella cultura popolare le tradizioni di Carnevale sono sempre collegate ai riti della fertilità, al risveglio della terra e della natura e all’avvio del nuovo ciclo stagionale agricolo. Il nuovo deve scacciare il vecchio e propiziare la buona annata e la ricchezza delle messi. La sorte del Carnevalone, il vecchiaccio intabarrato e vestito di nero è segnata. Deve concludersi con la messa a morte ovvero il funerale rituale che a Montescaglioso trova il momento finale nel rogo di Carnevalone, capro espiatorio di tutti i mali della società e del vecchio anno che ci si lascia alle spalle. La funzione purificatrice e rinnovatrice della messa a morte collettiva di Carnevale, si attua in riti che assumono diverse conformazioni nelle varie comunità: il processo a carico di Carnevale, il testamento di Carnevale o come a Montescaglioso la funzione affibbiata al Carnevalone, assiso sull’asino, di denunciare con cartelli irriverenti e sgrammaticati, i mali della società, dei concittadini e delle autorità. Nella tradizione di Montescaglioso il gruppo che sfilava la mattina, quasi sempre, per completare il rito, celebrava la sera tardi anche il funerale di Carnevalone. Egli siede pomposo e con il pancione debordante sull’asino. Porta sulle spalle i cartelli di insulti e denunce. Spesso mima sacrilegamente anche la benedizione. Ai lati, le bisacce per raccogliere le offerte in natura. Carnevalone è protetto da un ombrellaccio nero e sbrindellato. Funzionalmente l’ombrello sotto il quale si riparavano dal sole o dall’acqua i pastori ed i mandriani. Simbolicamente, l’ennesima protezione cercata in favore della comunità e contro la malannata.

La Quaremma. ‘A Quaremm

Al vecchiaccio che impersona Carnevalone è associata la  ”vecchia “ ovvero la “ Quaremma “ vestita di nero e simboleggiante penitenza e digiuno, aborriti dalla massa di pastori e contadini, sempre “ affamati “. Veste di scuro, quasi sempre con un lungo scialle che copre il viso e giunge fino ai piedi e porta in braccio Carnevalicchio. Rappresenta la malannata: non si mangia, non ci si diverte, prelude alla morte. Ed ancora oggi tra i detti popolari è da ricordare “ è brutta  come la quaremma “.

Campanacci  e Sgherri.  l’ carnval’

I campanacci ed il clamore, come in tutte le culture ancestrali, sono utilizzati per scacciare il male e nell’associazione tra campanacci “ maschi “ e campanelle “ femmine “ ancora una volta tornano i simboli della fertilità. L’unione dei due opposti propizierà la fertilità della terra e degli animali. I campanacci sono nelle mani di figure coloratissime contrapposte allo scuro della Quaremma. I colori rappresentano il richiamo alla gioiosità della natura che è sul punto di risvegliarsi. Compito delle maschere è sbatacchiare all’infinito i campanacci e procacciare le offerte. Il suono può essere ritmato ma anche disordinato, deve però coprire tutto e stordire il gruppo ed i passanti. L’incontro tra due diversi gruppi di mascherati deve dar luogo ad una contrapposizione infarcita da lazzi, urla ma soprattutto dal suono dei campanacci utilizzati per tentare di sopraffare l’avversario. Chiaro rimando ai conflitti e contrapposizioni nella comunità. Il gruppo dei campanacci circonda l’offerente, il commerciante, il professionista, fino a quando questi non scuce “la donativa“. Non lasciare un’offerta a Carnevalone significa appartenere alla schiera degli avari e dei taccagni. L’ingenerosità sarà di male auspicio per il malcapitato specie se il richiedente è un bambino che farà la domanda rituale “una cosa per Carnevalone ?“ E d’altra parte chi meglio di un bambino rappresenta la buona annata e le energie propiziatrici della natura ? Ecco perché si vedono dai balconi e dalle finestre tante vecchiette fare loro piccola offerta a Carnevalone oppure i genitori spingere i più piccoli a lasciare una monetina, un’arancia, un salsiccia, nel canestro di Carnevale.

“ U fus’ “ e la ” Parca “.

E’la figura che apre i cortei  del Carnevalone di Montescaglioso ed una delle presenze più straordinarie delle sfilate: ci riporta direttamente al mondo delle popolazioni indigene, greche e romane. Costituisce la personificazione giunta quasi intatta nei riti popolari della “ Parca “ romana,  delle “ Moire “ greche. Sono figure mitologiche che soprassiedono al destino dell’uomo ed al fato inesorabile, rappresentate come vecchie tessitrici. Sono destinate a tre funzioni diverse. La prima dipana il filo della vita e presiede alla nascita; la seconda assegna i destini stabilendo la durata della vita; la terza taglia il filo della vita nel momento predestinato. Nel Carnevale di Montescaglioso, una vecchiaccia immonda e sguaiata impersonata da un maschio, è armata con un grande fuso agganciato a una lunga corda. Quando il corteo si ferma “u fus’ “  è lanciato in strada. Ruota per terra agganciato alla cordicella manovrata dalla “ Parca “, disegnando un ampio cerchio intorno al quale si assiepano i passanti. Guai a farsi toccare dal fuso. La morte incombe. L’interruzione del cerchio, ovvero l’eterno ritorno dei cicli vitali, rappresenta nella memoria ancestrale delle Parche, l’interruzione del filo della vita e del destino.

Carnevalicchio.

Simbolo emblematico del carnevale demoantropologico montese. La compresenza nel corteo di Carnevalone e Carnevalicchio, ovvero del condannato a morte e del nascituro che però è già nato, segnala un altro elemento di forte complessità. Le forze della natura si risvegliano; le energie della nuova vita, del nuovo anno, premono impazienti. I cicli vitali e naturali si compenetrano e si sovrappongono in un apparente disordine, il nuovo contro il vecchio, la vita contro la morte, foriero del nuovo ordine che prenderà definitivamente corpo allo scoccare della mezzanotte con il rogo di Carnevalone. Solo allora Carnevalicchio finalmente estenderà il proprio regno sul mondo degli umani che tornati savi nella Quaresima, rientreranno nel nuovo, ma sempre eterno, ordine.

 

(fonte: Proloco Montescaglioso)

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